Energia
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Per Futuro Nazionale la politica energetica è una questione strategica per la sicurezza del Paese. Senza energia sicura, accessibile e a costi sostenibili non esiste industria, non esiste crescita economica, non esiste tutela del potere d’acquisto delle famiglie. Negli ultimi anni l’Italia ha pagato il prezzo di scelte sbagliate e di una crescente dipendenza dall’estero. Crisi internazionali, volatilità dei prezzi e vincoli normativi hanno mostrato con chiarezza quanto il nostro sistema sia fragile e quanto il costo dell’energia incida direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla competitività delle imprese. La transizione energetica non può essere subita: deve essere governata nell’interesse nazionale. Per Futuro Nazionale è il momento di cambiare rotta. Non con slogan, ma con una strategia concreta e responsabile: costruire un sistema energetico diversificato, solido, autonomo e sostenibile dal punto di vista economico.
La nostra linea è chiara: superare le contrapposizioni ideologiche e adottare un approccio pragmatico fondato sulla pluralità delle soluzioni tecnologiche, adattate ai diversi settori e alle reali esigenze del Paese. È necessario avere una «torta» energetica quanto più differenziata possibile, scevra dall’ideologia. Solo un mix equilibrato di fonti – rinnovabili programmabili e non, gas naturale, nucleare di nuova generazione, biomasse, carbone in impianti innovativi e ambientalmente sostenibili – può garantire sicurezza, stabilità dei prezzi e competitività. Ogni rigidità ideologica che escluda a priori intere tecnologie o partner commerciali è un danno per il Paese. Un sistema energetico basato su una sola o poche fonti è per definizione vulnerabile: alle condizioni meteorologiche, alle interruzioni delle filiere globali, alle decisioni unilaterali di fornitori o istituzioni sovranazionali.
La diversificazione non è un optional, ma la condizione necessaria della sicurezza energetica nazionale. Futuro Nazionale propone pertanto un approccio realista: nessuna fonte viene esclusa a priori se è tecnicamente matura, economicamente sostenibile e capace di contribuire alla stabilità del sistema. Si valuta ciò che funziona, si osserva ciò che fanno i competitor internazionali, e si sceglie in base all’interesse dell’Italia, non in base a mode, slogan o a tabelle di marcia imposte dall’esterno. La strategia è sintetizzabile con i seguenti principi: sicurezza degli approvvigionamenti; costo totale di sistema (generazione, rete, accumuli, riserva, combustibili, importazioni); neutralità tecnologica; gradualità e proporzionalità delle politiche energetiche; sovranità industriale europea e nazionale; sussidiarietà territoriale; responsabilità verso le generazioni future senza trasferire debito o costi nascosti.
Una strategia credibile parte dai numeri, non dalla loro selezione ideologica. L’Italia ha accelerato sulle rinnovabili elettriche, ma resta dipendente dalle importazioni di combustibili, da interconnessioni e da catene globali per tecnologie e materie prime, e continua ad avere deficit di rete. Il problema non è scegliere tra autonomia assoluta e interdipendenza: l’autarchia energetica non è realistica. Il compito è ridurre le dipendenze eccessive, rendere sostituibili le forniture e costruire capacità interne nei segmenti più strategici. Tra le misure concrete e immediatamente realizzabili, Futuro Nazionale propone l’adozione dell’ora legale permanente per tutto l’anno, con un risparmio potenziale di decine di milioni di euro annui, e il taglio degli oneri in bolletta attraverso la rimozione degli incentivi sulle nuove istallazioni per le energie degli incentivi per le energie rinnovabili (eolico e solare quando non autosostenibili economicamente) dalle bollette dei cittadini. Queste scelte riducono i costi energetici senza sacrificare la sicurezza del sistema e restituiscono potere d’acquisto alle famiglie e competitività alle imprese.
Contro l’ideologia green: critica al Green Deal, al Fit for 55 e alle politiche europee
Futuro Nazionale esprime una chiara e ferma contrarietà alle politiche energetiche e ambientali europee fondate su dogmi ideologici anziché su evidenze scientifiche, economicità e interesse nazionale. Il Green Deal europeo, il pacchetto Fit for 55, la strategia 20-20-20 e tutte le successive declinazioni di politiche climatiche vincolanti hanno imposto all’Italia e agli altri Stati membri scadenze forzate, divieti punitivi e obblighi di trasformazione che gravano pesantemente su famiglie, imprese e filiere produttive, senza garantire in cambio né sicurezza energetica né reale riduzione delle emissioni globali.
Queste politiche, nate da un approccio ideologico che privilegia la purezza ambientale a scapito della competitività industriale e della tutela sociale, hanno prodotto effetti distorsivi: aumento dei costi energetici, delocalizzazione di attività produttive, dipendenza da materie prime e tecnologie controllate da potenze extraeuropee, e una crescente fragilità del sistema elettrico di fronte all’intermittenza delle fonti rinnovabili non programmabili. L’obiettivo del 20% di rinnovabili, del 20% di efficienza e del 20% di riduzione delle emissioni è stato perseguito con meccanismi di incentivo che hanno generato oneri di sistema ancora oggi presenti in bolletta, senza aver risolto il problema della programmabilità e della sicurezza degli approvvigionamenti.
Il Fit for 55 e le successive accelerazioni verso la neutralità climatica al 2050 hanno ulteriormente irrigidito il quadro, imponendo scadenze per l’uscita dai motori termici, obblighi di ristrutturazione degli edifici e target di elettrificazione che non tengono conto delle specificità del patrimonio edilizio italiano, delle reti elettriche, della struttura industriale e delle condizioni climatiche e geografiche del Paese. L’Italia non può più accettare di subire diktat di Bruxelles che minacciano la tenuta del proprio tessuto industriale e il potere d’acquisto dei cittadini. Serve una revisione radicale di queste impostazioni, in nome della sovranità nazionale e del realismo economico. La tutela dell’ambiente è un valore condiviso, ma non può diventare il pretesto per politiche che impoveriscono le nazioni e trasferiscono la produzione – e le relative emissioni – altrove.
Uno dei nostri limiti non è la mancanza di piani: è la distanza tra annuncio, autorizzazione, cantiere e risultato. Serve una nuova architettura di governo della sicurezza energetica, con tempi certi, responsabilità identificabili e analisi indipendente del costo totale di sistema per le grandi scelte infrastrutturali.
Approvvigionamenti: riaprire i canali commerciali e diversificare i partner
È importante riaprire i canali di acquisto di gas dalla Russia e da tutti quei partner commerciali che vogliono commerciare commodities energetiche con noi. La sicurezza energetica non si costruisce con isolamenti ideologici, ma con una rete ampia e pragmatica di rapporti commerciali e diplomatici. L’Italia deve valutare tutte le opzioni anche sulla base di quello che fanno gli altri player internazionali: molti Paesi europei e extraeuropei stanno già ricalibrando le proprie strategie, riprendendo o potenziando l’uso del carbone in centrali innovative e ambientalmente sostenibili, modernizzando impianti esistenti e investendo in tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂. Non possiamo permetterci di restare indietro o di precluderci soluzioni che altri utilizzano con successo per garantire carico di base e stabilità dei prezzi. Il gas naturale rimane, nel medio periodo, un pilastro del bilanciamento del sistema elettrico e termico italiano. Chiudere a priori canali di fornitura per ragioni ideologiche o geopolitiche unilaterali significa accettare prezzi più alti e maggiore volatilità, con effetti diretti su famiglie e imprese. Una politica energetica sovrana valuta i contratti sulla base di affidabilità, competitività e continuità delle forniture, non sulla base di allineamenti automatici a scelte altrui. La ripresa delle estrazioni dai giacimenti nazionali, lo sfruttamento pieno delle risorse di sottosuolo e mari, e il consolidamento dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo sono parte integrante di questa strategia di sovranità. Favorevoli all’utilizzo degli stoccaggi nazionali di gas e petrolio, purché non arrechino danno all’ambiente (come la subsidenza) e alle comunità territoriali, con royalties allineate al resto d’Europa e ricadute adeguate sui territori.
L’efficienza energetica: il primo pilastro
La prima forma di energia è quella che non si consuma: risparmiare significa ridurre i costi vivi ed evitare nuovi investimenti. Per questo motivo, ogni seria politica energetica deve partire dall’efficienza. Nel tempo l’Italia ha dimostrato sul campo il proprio valore, diventando un’eccellenza europea nel comparto industriale e residenziale. Tuttavia, molto resta da fare. Il patrimonio edilizio italiano è per oltre il 60% antecedente agli anni ’80 e quindi caratterizzato da prestazioni energetiche inferiori agli standard attuali, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie urbane. La frammentazione normativa e la complessità burocratica hanno spesso rallentato interventi che potrebbero essere rapidi ed efficaci. È necessario superare la logica degli incentivi emergenziali per puntare su politiche strutturali, stabili e prevedibili.
Futuro Nazionale propone un piano organico di lungo periodo fondato su tre principi: stabilità normativa, semplificazione amministrativa e selettività degli interventi. Le risorse pubbliche devono essere indirizzate prioritariamente verso gli edifici più energivori e le famiglie con minore capacità di investimento. L’obiettivo è intervenire su almeno tre milioni di abitazioni, contando solo lavori che producano un miglioramento misurabile di fabbisogno, classe energetica e di costi. In ambito industriale consideriamo prioritario il rilancio della cogenerazione ad alto rendimento e l’accompagnamento delle imprese in un percorso di modernizzazione dei processi (recupero di calore, motori e inverter efficienti, digitalizzazione, pompe di calore industriali) che abbatta i consumi e la dipendenza dalle forniture, salvaguardando la competitività, senza complessi aggravi burocratici.
L’innovazione e lo sviluppo autonomo delle nostre filiere devono essere la priorità assoluta, liberando l’Italia da ogni ricatto burocratico, anche esterno, che rischia di trasformarsi in nuove tasse patrimoniali occulte. Nessuna sanzione generalizzata sul semplice possesso immobiliare, nessun obbligo tecnologico uniforme e nessuna scadenza priva di strumenti finanziari per famiglie vulnerabili, condomìni, piccoli comuni e centri storici sarà accettata.
Nucleare di nuova generazione
Futuro Nazionale sostiene il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Mentre il mondo intero sviluppa e potenzia questa fonte per garantire energia pulita, sicura e costante, l’Italia non può rimanere indietro. Le nuove tecnologie nucleari, a partire dai reattori modulari di piccola taglia (SMR – Small Modular Reactors) e dai reattori avanzati (AMR), saranno alleati fondamentali per abbattere i costi delle bollette e garantire l’autonomia strategica nazionale quando le fonti rinnovabili arriveranno al limite per essere integrate efficacemente nel sistema elettrico. Riaprire la strada alla fissione di ultima generazione è l’unico modo per ripristinare e valorizzare le straordinarie competenze scientifiche e industriali che l’Italia possiede, preparando filiera e centri di ricerca alla sfida strategica della fusione nucleare. Il ritorno al nucleare richiederà tempi non inferiori ai 20 anni tra autorizzazioni, costruzione e messa in esercizio, ma rappresenta una scelta strategica per garantire, nel lungo periodo, capacità stabile (firm power) e prezzi prevedibili, in maniera complementare alle fonti rinnovabili. Le decisioni dovranno essere per fasi, con confronto trasparente delle alternative e valutazione del costo totale di sistema. La produzione di idrogeno a basse emissioni per i settori hard-to-abate (fertilizzanti, raffinazione, siderurgia, chimica, porti, aviazione e navigazione) rimarrà legata, su scala industriale, alla disponibilità di un carico di base continuo e a basso costo che solo il nucleare di nuova generazione – insieme a un mix rinnovabile programmabile – può garantire in modo strutturale.
Energia elettrica: sicurezza, diversificazione e sviluppo
Il sistema elettrico è un pilastro della sicurezza nazionale, ma il suo sviluppo deve seguire criteri di sostenibilità economica e logica industriale. Rifiutiamo l’ideologia dell’elettrificazione forzata a tutti i costi: esistono interi comparti industriali e civili difficilmente elettrificabili in modo economicamente sostenibile, che richiedono soluzioni con vettori energetici alternativi, compreso l’idrogeno. La crescita della capacità produttiva elettrica serve a garantire competitività, non a inseguire utopie normative difficilmente realizzabili. L’Italia ha visto una importante crescita del fotovoltaico e delle rinnovabili, andato di pari passo ai costi in bolletta. Questo sviluppo va governato con rigido equilibrio di sostenibilità economica e sociale. La fonti non programmabili presentano alti «costi di non produzione»: l’intermittenza di sole e vento richiede l’intervento continuo di centrali stabili di riserva, con elevati oneri di dispacciamento.
Gli studi sul sistema di trasmissione nazionale evidenziano che tali fonti, per limiti strutturali di integrazione e costi di sistema, nel medio periodo non possono coprire integralmente il fabbisogno senza un significativo incremento di costi legato ad accumuli, riserva e sovradimensionamento della capacità installata. Il fabbisogno elettrico italiano si attesta nell’ordine dei 300–320 TWh annui, con picchi di carico superiori ai 55 GW. Qualunque strategia credibile deve garantire copertura anche in condizioni di bassa produzione rinnovabile intermittente. Il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo di bilanciamento attraverso impianti a ciclo combinato. Lo sviluppo degli accumuli (elettrochimici e pompaggi idroelettrici) sarà chiave per la flessibilità, ma non può sostituire integralmente la capacità di generazione programmabile. Le reti vanno modernizzate riducendo drasticamente i tempi autorizzativi e di connessione (oggi anche 3–5 anni). L’autoproduzione e le comunità energetiche devono favorire autoconsumo reale, riducendo flussi a lunga distanza, perdite di rete e oneri sulla collettività. Obiettivi:
- Potenziamento rete
- Riduzione tempi di connessione a meno di 18 mesi
- Accumuli: +15 GW entro 2035
- Capacità programmabile: +20 GW entro 2040
Fotovoltaico ed eolico: parte del paniere, con limiti chiari
All’interno di un paniere energetico differenziato e pragmatico, fotovoltaico ed eolico sono fonti potenzialmente utili, sebbene con notevoli limiti che devono essere rilevati. Non vi è alcuna preclusione ideologica nei loro confronti: contribuiscono alla diversificazione, producono energia a costi marginali bassi quando il sole e il vento sono disponibili, e possono ridurre la dipendenza da combustibili importati nelle ore di elevata produzione. Tuttavia, riconoscerne il ruolo non significa ignorarne i limiti tecnologici, economici e sistemici, già evidenziati dall’esperienza italiana degli ultimi anni. Le fonti rinnovabili non programmabili presentano una serie di limiti strutturali che incidono sulla loro integrazione nel sistema elettrico. La natura intermittente di sole e vento richiede il supporto costante di centrali di riserva, con conseguenti costi di dispacciamento e di mancata produzione.
Anche nel medio periodo, l’idea di coprire integralmente il fabbisogno elettrico con queste tecnologie implica investimenti significativi in accumuli, riserva e sovradimensionamento della capacità installata, con un inevitabile aumento dei costi di sistema. A ciò si aggiunge l’impatto in bolletta degli incentivi e degli oneri ancora presenti, che gravano su famiglie e imprese. Dal punto di vista industriale, la dipendenza da filiere extraeuropee — soprattutto cinesi — per moduli, inverter, pale e componenti critici fa sì che gran parte del valore aggiunto non resti in Italia né in Europa. Anche i sistemi di accumulo, indispensabili per bilanciare la rete, risultano strategici solo se sviluppati da una filiera nazionale o europea, mentre l’importazione totale ne riduce il beneficio.
Infine, l’installazione di grandi impianti può esercitare una pressione rilevante sul territorio e sul paesaggio, soprattutto quando interessa suoli agricoli o aree di pregio, generando ulteriori criticità da gestire. La logica di Futuro Nazionale è chiara: fotovoltaico ed eolico devono sostenere per quanto possibile l’economia e la filiera industriale italiana ed europea – ciò che oggi non avviene in misura sufficiente. Ogni nuova capacità installata dovrebbe essere accompagnata da impegni su contenuti europei, riciclo, riparabilità e sviluppo di capacità produttive interne nei segmenti in cui l’Italia e l’Europa possono costruire vantaggi (elettronica di potenza, cavi, inverter, strutture, sistemi di controllo). Gli accumuli associati alle rinnovabili intermittenti devono privilegiare soluzioni e componenti di filiera nazionale ed europea, evitando di sostituire una dipendenza (combustibili) con un’altra (tecnologie e materie prime critiche).
Quanto al fotovoltaico, ha pieno senso che accompagni le nuove realizzazioni edilizie, come già sta avvenendo. Siamo favorevoli a proseguire – senza aggiunta di oneri sulle bollette – con il riposizionamento e l’installazione su parcheggi, tetti, strutture agricole, capannoni industriali, edifici pubblici (tra cui palestre e impianti sportivi), magazzini e aree già compromesse o impermeabilizzate. Siamo invece totalmente contrari all’occupazione di terreni agricoli e di suoli produttivi: il suolo agricolo non è uno spazio vuoto da colmare con pannelli, ma una risorsa strategica per l’alimentazione, il paesaggio e le economie locali. Analogamente, per l’eolico, siamo contrari alle pale eoliche qualora vadano a deturpare paesaggi di bellezze non replicabili. La tutela del paesaggio non è un pretesto per il blocco totale, ma neppure la decarbonizzazione può diventare un titolo per cancellare identità dei luoghi, agricoltura o biodiversità.
La soluzione è pianificazione preventiva, priorità a siti già compromessi o a soluzioni offshore dove ambientalmente e paesaggisticamente sostenibili, e compensazioni stabili per i territori che ospitano le infrastrutture.
Idroelettrico: la rinnovabile programmabile per eccellenza
Sul fronte delle fonti pulite è prioritario il rilancio delle tecnologie rinnovabili capaci di garantire carico di base e programmabilità. All’energia idroelettrica va dato particolare risalto, in quanto oltre ad essere una fonte efficacie a livello produttivo è anche programmabile: quando vi è eccesso di energia sulla rete (ad esempio nelle ore di elevata produzione fotovoltaica), l’acqua può essere ripompata a monte mediante impianti di pompaggio (pumped-storage hydroelectricity). In questo modo l’impianto funziona come un sistema di accumulo a grande scala e lunga durata: in fase di generazione l’acqua turbinata produce energia elettrica; in fase di pompaggio, l’energia elettrica in eccesso viene convertita in energia potenziale gravitazionale dell’acqua sollevata, pronta a essere rilasciata quando la domanda lo richiede.
I pompaggi idroelettrici sono tra le soluzioni più mature, collaudate e convenienti per aumentare la flessibilità del sistema elettrico e integrare le fonti intermittenti, senza i costi elevati, le criticità di approvvigionamento di materie prime critiche (litio, cobalto, nichel) e le limitazioni di durata tipiche delle batterie elettrochimiche su larga scala. L’idroelettrico italiano rappresenta una risorsa strategica storica da tutelare, modernizzare, efficientare e potenziare, liberandola da vincoli burocratici eccessivi che ne limitano sviluppo e manutenzione. Investire nella realizzazione di nuovi bacini, nel potenziamento dei bacini esistenti, nella realizzazione di nuovi impianti di pompaggio dove geograficamente e ambientalmente fattibile, e nella digitalizzazione della gestione degli invasi significa rafforzare la capacità di bilanciamento del sistema nazionale in modo strutturale e di lungo periodo.
Il repowering degli impianti esistenti e la digitalizzazione della gestione degli invasi consentono di aumentare la producibilità e la reattività del parco idroelettrico senza nuovi invasivi interventi territoriali. Dove geograficamente e ambientalmente fattibile, nuovi impianti di pompaggio puri o misti rafforzano la capacità di accumulo a lunga durata, essenziale per bilanciare la penetrazione delle fonti non programmabili e ridurre i costi di dispacciamento. Questo impegno si inserisce in un grande Piano nazionale dell’acqua, che prevede anche la realizzazione di nuove dighe e la rivalutazione del progetto di regimazione del fiume Po e degli altri corsi d’acqua. In tale ambito va rilanciato il potenziale idroelettrico dei grandi fiumi e dei corsi minori, attraverso interventi di ammodernamento e la diffusione di impianti mini e micro-idroelettrici. Le nuove turbine idrauliche hanno raggiunto livelli di rendimento, affidabilità ed efficienza significativi.
La semplificazione delle procedure autorizzative e la riqualificazione delle opere esistenti possono favorire un aumento della produzione rinnovabile senza ricorrere a nuove infrastrutture fortemente invasive. L’idroelettrico non è una tecnologia del passato: è uno strumento moderno di stabilizzazione della rete, di accumulo e di valorizzazione sostenibile delle risorse idriche nazionali, complementare e non sostitutivo delle altre fonti rinnovabili.
Biomassa legnosa e gestione forestale attiva
Altrettanto centrale è l’utilizzo di biomassa legnosa. In Italia il patrimonio boschivo è aumentato di oltre il 30% negli ultimi trent’anni. Trasformare questo bosco incolto in bosco perpetuo e utilizzabile per biomassa e per la filiera del legno è una chiave importante da inserire nel paniere energetico. Una gestione forestale attiva, sostenibile e orientata alla produzione di biomassa e legname consente di valorizzare le aree interne, creare occupazione locale, ridurre il rischio di incendi e frane, e fornire una fonte energetica rinnovabile programmabile e radicata nel territorio. La filiera legno-energia, se gestita secondo criteri di sostenibilità e di rinnovamento continuo del bosco, è un esempio concreto di economia circolare e di sviluppo delle aree rurali e montane. Non si tratta di depredare il patrimonio forestale, ma di gestirlo in modo attivo: il bosco lasciato all’abbandono diventa un rischio (incendi, dissesto idrogeologico), mentre il bosco coltivato e rinnovato produce energia, materiali, lavoro e tutela ambientale. Futuro Nazionale ritiene che questa sia una delle leve più concrete e immediatamente attivabili per rafforzare la componente programmabile del mix energetico nazionale, con ricadute positive sul territorio e sull’occupazione. Le biomasse solide devono provenire da filiere locali sostenibili, con impianti ad alta efficienza e limiti emissivi adeguati alle aree critiche.
Biometano e biogas
Il biometano e il biogas devono essere prodotti esclusivamente attraverso l’utilizzo di sottoprodotti e scarti agricoli, agroindustriali e della frazione organica della raccolta differenziata (FORSU). Questa regola di sostenibilità è vincolante: nessuna conversione di suolo agricolo a colture dedicate, nessuna concorrenza con la filiera alimentare e nessun incentivo all’importazione opaca di materie prime. La bioenergia così ottenuta rappresenta un vettore versatile, utilizzabile sia per la produzione di energia elettrica, sia per la mobilità pesante, sia per l’immissione in rete. Consente inoltre di valorizzare scarti e reflui trasformandoli in energia, fertilizzanti organici attraverso il digestato e in un presidio strategico per il rafforzamento delle economie rurali.
Futuro Nazionale propone di consolidare gli impianti realizzati e costruire una traiettoria verso 5–6 miliardi di m³ annui al 2035, subordinata a una mappa verificata delle matrici sostenibili, al controllo delle perdite di metano, alla copertura delle vasche e alla tutela delle acque. La connessione alla rete o l’uso locale devono essere valutati dove il beneficio sistemico è maggiore: trasporti pesanti, calore di processo, industria e generazione flessibile. Gli impianti di biogas agricoli giunti a fine vita rappresentano un’opportunità da non disperdere. Dove economicamente sostenibili, possono essere convertiti a biometano o proseguire fino alla loro fine vita utile, senza gravare o gravando minimamente sulla fiscalità generale. Una politica pragmatica deve facilitare queste conversioni con procedure snelle e senza nuovi oneri a carico della collettività, riconoscendo il valore ambientale ed economico di queste filiere locali.
Non si tratta di creare nuovi regimi di incentivo costosi, ma di consentire a impianti già esistenti e a imprese agricole che hanno investito in queste tecnologie di completare il ciclo di vita utile o di riconvertirsi dove i conti economici lo consentono. Questo approccio rispetta il principio di non gravare ulteriormente sulla fiscalità generale e sulla bolletta dei cittadini, valorizzando al contempo il potenziale di decarbonizzazione e di economia circolare già presente sul territorio.
Energia termica: sovranità, risorse nazionali e territorio
L’energia termica assorbe una quota rilevante dei consumi energetici italiani. Le peculiarità del patrimonio edilizio e le differenze climatiche rendono impraticabile un modello tecnologico unico: la transizione deve rifiutare ogni imposizione ideologica o direttiva esterna che svaluti la casa e gravi sulle famiglie. Lo sviluppo del comparto esige pragmatismo e reale diversificazione. Le pompe di calore non sono applicabili ovunque né in tempi rapidi: i sistemi ibridi (caldaia ad alta efficienza e pompa di calore) sono ideali per tutelare i centri storici e non sovraccaricare la rete elettrica. Il gas naturale, anche di origine biologica, rimane un pilastro per la sicurezza e la sostenibilità di famiglie e imprese. Per garantire questa sicurezza l’Italia deve perseguire l’indipendenza degli approvvigionamenti, accelerando la ripresa delle estrazioni dai giacimenti nazionali, sfruttando appieno le risorse di sottosuolo e mari.
Le risorse nazionali non possono garantire autosufficienza, ma possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la resilienza del sistema. La rete infrastrutturale esistente va tutelata e potenziata, predisponendola al trasporto di idrogeno e gas rinnovabili: un’infrastruttura strategica che, unita alla nostra posizione geografica, deve consolidare l’Italia come hub energetico del Mediterraneo. Le fonti programmabili e radicate nel territorio necessitano di ulteriore sviluppo: il biometano, la geotermia e l’uso delle biomasse sono uno strumento formidabile per sbloccare il potenziale delle economie locali, anche in termini occupazionali. Nelle aree urbane va potenziato il teleriscaldamento, recuperando il calore residuo di industrie e termovalorizzatori per riscaldare interi quartieri azzerando gli sprechi. L’efficientamento di impianti e immobili deve seguire un percorso sostenibile, supportato da politiche strutturali e stabili.
Trasporti e mobilità: pluralità tecnologica e sovranità industriale
La decarbonizzazione dei trasporti richiede un approccio pragmatico e libero da dogmi ecologisti. La mobilità elettrica è un’opzione utile in determinati contesti urbani, ma non può essere imposta come l’unica via percorribile. I vincoli residui e le scadenze forzate della programmazione europea al 2035 non possono essere più accettati: sebbene Bruxelles sia stata costretta a fare un primo passo indietro rimodulando i vecchi obblighi di azzeramento totale e aprendo ai carburanti alternativi per i motori termici, l’impianto normativo attuale continua a minacciare la filiera automotive italiana e a imporre transizioni economicamente insostenibili. La revisione europea del 2035 resta un dossier politico aperto e non deve essere presentata come modifica già approvata. Futuro Nazionale difende il principio della pluralità tecnologica.
L’obiettivo deve essere la riduzione delle emissioni reali dell’intero ciclo di vita dei mezzi, garantendo che le diverse soluzioni competano liberamente sul mercato. Accanto all’elettrico, sosteniamo il pieno riconoscimento e l’adozione dei biocarburanti avanzati (HVO) e dei carburanti sintetici (e-fuels), soluzioni strategiche per azzerare l’impatto ambientale difendendo i motori termici e i veicoli già in circolazione. Nei segmenti commerciali difficilmente elettrificabili – trasporto pesante, marittimo e aviazione – il vettore strategico sarà l’idrogeno, la cui produzione a basse emissioni su scala industriale esige però una fornitura massiccia, continuativa e a basso costo di energia elettrica: un carico di base che le fonti intermittenti non possono fisicamente garantire e che rimane legato al ritorno alla produzione elettro-nucleare di ultima generazione.
Sul piano infrastrutturale, lo Stato deve concentrarsi sul potenziamento della logistica ferroviaria e portuale e sulla modernizzazione del trasporto pubblico, riducendo il congestionamento stradale senza imporre divieti punitivi. La transizione della mobilità deve essere guidata dal buonsenso, impedendo che i costi della trasformazione ricadano in modo sproporzionato sui cittadini, sui lavoratori della filiera automobilistica e su chi vive nelle aree periferiche. Per auto urbane e flotte priorità a elettrico, ibrido efficiente e TPL; per il parco circolante HVO e biocarburanti sostenibili compatibili senza rottamazione obbligatoria indiscriminata; per il trasporto pesante elettrico su tratte idonee, biometano, HVO e idrogeno in corridoi selezionati; per aviazione e shipping SAF, e-fuels e biocarburanti avanzati; per ferrovia e logistica elettrificazione, intermodalità e digitalizzazione.
Conclusioni
Senza sovranità energetica non esiste sovranità nazionale. L’Italia possiede le competenze industriali, scientifiche e tecnologiche per costruire un sistema energetico autonomo, sicuro e competitivo. Quello che è mancato finora non è la capacità, ma una direzione chiara e coerente. Futuro Nazionale propone una scelta netta: uscire da una fase di dipendenza strutturale e tornare a governare il nostro futuro energetico con responsabilità e visione di lungo periodo. Questo significa garantire sicurezza degli approvvigionamenti, materie prime comprese, stabilità dei prezzi e sostenibilità economica della transizione energetica. Significa proteggere le famiglie dal caro bollette, difendere il lavoro e la produzione, rafforzare la competitività del sistema industriale italiano. Significa, soprattutto, restituire al Paese la capacità di decidere autonomamente sulle proprie risorse strategiche.
Significa rifiutare l’ideologia green che si traduce in impoverimento e dipendenza, e scegliere invece un paniere energetico ampio, realista e orientato all’interesse nazionale. In sintesi, il programma energetico di Futuro Nazionale si fonda su cinque pilastri inseparabili: un paniere energetico massimamente differenziato e libero da ideologie; la riapertura pragmatica di tutti i canali commerciali di approvvigionamento, inclusa la Russia e ogni partner disposto a commerciare commodities energetiche; la prioritizzazione delle fonti programmabili – idroelettrico con ripompaggio, biomasse da bosco gestito, biometano da soli sottoprodotti e scarti, geotermia e, nel lungo periodo, nucleare di nuova generazione –; il rifiuto netto del Green Deal, del Fit for 55 e di ogni politica europea che sacrifici competitività e sovranità sull’altare di scadenze ideologiche; e, infine, l’efficienza energetica come prima forma di risparmio e di rafforzamento della sicurezza nazionale.
La strada indicata è chiara e realizzabile. Non richiede miracoli tecnologici né sacrifici irragionevoli alle famiglie e alle imprese. Richiede invece coraggio politico, rigore tecnico e la volontà di mettere l’interesse nazionale al di sopra di ogni appartenenza ideologica o allineamento automatico a scelte prese altrove. Futuro Nazionale si impegna a portare avanti questa visione in ogni sede istituzionale, europea e internazionale, difendendo la libertà di scelta tecnologica, la sicurezza degli approvvigionamenti e il diritto dell’Italia a decidere del proprio futuro energetico. Il tempo delle politiche ideologizzate è finito: è il tempo della sovranità, della diversificazione e del pragmatismo.
Dal programma nazionale di Futuro Nazionale, pubblicato sulla pagina ufficiale del partito.