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Giustizia

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Il tema della giustizia è legato a quello della sicurezza e viene affrontato da Futuro Nazionale nella doppia accezione di tutela della sicurezza pubblica (con l’isolamento dei criminali) e di equità del sistema giudiziario. Il partito crede in uno Stato che garantisca ai cittadini ordine, legalità e tutela effettiva delle libertà, ponendo fine a impunità e zone franche. Il nostro approccio è fortemente incentrato sul principio “la legge è uguale per tutti”, senza corsie preferenziali né attenuanti indebite: un reato non è più o meno grave in base a sesso, censo, colore della pelle o orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce.

Negli ultimi anni, una cultura ideologica dimentica della tradizione giuridica romana ed europea classica ha invece imboccato la via della ridefinizione del diritto penale su categorie gramsciane, ovvero volte alla “creazione del nuovo senso comune”: secondo tale svolta i reati andrebbero tipizzati (si pensi al “femminicidio” o all’“omofobia”) sulla base delle caratteristiche della vittima, così da indurre una programmata trasformazione culturale tramite la proclamazione della norma in quanto allusiva ad uno stato di emergenza per fasce specifiche e tramite la repressione specializzata. Per noi, più semplicemente, non è questa la funzione del diritto penale, la cui suddivisione in fattispecie non ha una ratio pedagogica e ideologica.

Futuro Nazionale propone una riforma organica e profonda, che interviene su tutti i livelli del sistema: sicurezza, magistratura, processi, digitalizzazione, carceri, tutela della proprietà privata, lotta alla criminalità organizzata, sostegno all’avvocatura, protezione dei minori, crisi d’impresa, esecuzione della pena, mediazione, prescrizione. È una riforma che non si limita a correggere, ma ricostruisce, con l’obiettivo di restituire ai cittadini una giustizia all’avanguardia, rapida, trasparente, autorevole e pienamente funzionante. Una giustizia che non sia un ostacolo, ma un alleato. Una giustizia che non sia un labirinto, ma una garanzia. Una giustizia che non sia un privilegio, ma una vera attuazione del diritto, dello ius: id quod iustum est, ciò che è giusto. Una giustizia che non sia giusta solo per pochi, ma per tutti.

Di fronte a un quadro di instabilità sociale e di trasformazione delle minacce criminali, dalla microcriminalità urbana alle reti transnazionali, fino all’allarmante crescita della brutalità giovanile, non è più il tempo dei correttivi di facciata o delle soluzioni temporanee. È necessario un cambio di paradigma radicale e strutturale, capace di rimettere al centro della dottrina pubblica l’inviolabilità dell’ordine e l’effettività del diritto. Il sistema giudiziario italiano è oggi costruito attorno alla tutela dell’imputato, a prescindere: presunzione di innocenza, doppio grado di giudizio, carcere preventivo come eccezione, funzione rieducativa della pena.

Garanzie necessarie e che, anzi, devono per certi versi essere rafforzate a tutela dei cittadini onesti che possono erroneamente trovarsi coinvolti in procedimenti giudiziari, ma che inserite in una cornice complessiva priva delle dovute differenziazioni hanno prodotto un effetto perverso: la vittima del reato è diventata un soggetto marginale, costretta ad attendere anche dieci anni per una sentenza, spesso senza ottenere alcun risarcimento reale, e criminali di strada colti in fragranza e poi denunciati a piede libero. Troppe volte abbiamo letto notizie di reati violenti compiuti da soggetti già condannati ma sottoposti a misure alternative. Mentre, in senso opposto, si sono visti eccessi di giustizialismo che hanno duramente provato cittadini innocenti e compromesso libertà fondamentali senza che nessuno sia stato chiamato a pagare.

Nel frattempo, i tassi di recidiva dopo il carcere sfiorano il 60-70%, la prescrizione cancella anni di indagini che procedono a rilento, il carcere stesso produce effetti criminogeni sui delinquenti occasionali. Il profilo criminale dominante in Italia è quello del delinquente predatorio e abituale — chi fa del crimine la propria professione. A questo si aggiunge una criminalità di strada in crescita, una delinquenza minorile che sfrutta l’impunità garantita dall’attuale soglia di imputabilità, e reati a matrice ideologica in allarmante aumento. Futuro Nazionale intende riformare la Giustizia a partire da un principio semplice e non negoziabile: la sicurezza del cittadino onesto viene prima dei diritti del criminale.

Proponiamo quindi una nuova e bilanciata formula della giustizia che faccia proprie l’istanza garantista fondata sulla presunzione di innocenza e, al contempo, quella dell’isolamento immediato di coloro che, colti in flagranza di reati violenti o di strada, devono essere posti in condizioni di non nuocere, al fine di garantire la pace pubblica. Le proposte:

Tutela della libertà di espressione e di pensiero: il movimento afferma il principio che “le idee non si processano”. Si oppone, quindi, ai cosiddetti reati d’opinione, e alle norme che puniscono espressioni del pensiero senza nesso con atti concreti di violenza. Pur essendo eticamente contrari all’istigazione all’odio o, ovviamente, all’apologia di reato, Futuro Nazionale ritiene che il confronto delle idee vada lasciate alla sede culturale e politica, non penale: il dissenso e la critica non possono essere messi a tacere con la minaccia di procedimenti giudiziari.

Anche perché, nel passaggio dalla teoria alla pratica, portare il discernimento tra opinioni lecite ed opinioni illecite al livello del potere del legislatore o del giudice significa ottenere uno sbilanciamento e il rischio di un utilizzo arbitrario che possono minare la libertà del confronto culturale e che appaiono in contraddizione con il regime di impianto liberaldemocratico che di fatto da lungo tempo l’Italia si è data. In Parlamento ed in qualsiasi sede istituzionale, il partito si impegnerà per abrogare le leggi bavaglio, come la legge Mancino, e a maggior ragione non ammetterà alcun compromesso per l’introduzione di nuove leggi in tal senso. La promozione dei valori che fondano la nostra civiltà rimane responsabilità dei cittadini e dei corpi sociali intermedi senza la necessità di sopprimere per via giudiziaria le istanze critiche e le voci dissonanti.

A questo proposito, l’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada è stato trasformato da alcune amministrazioni comunali in uno strumento di censura selettiva. Futuro Nazionale propone la modifica della norma, affinché i criteri di rimozione o diniego delle affissioni siano tassativi, oggettivi e non discrezionali, con esclusione di valutazioni di merito sul contenuto ideologico o valoriale dei manifesti, istituendo un meccanismo di ricorso rapido (massimo 72 ore) avverso le rimozioni arbitrarie, con obbligo per l’ente di motivare per iscritto il provvedimento e sanzioni amministrative per i Comuni che utilizzino strumenti urbanistici o pubblicitari per censurare posizioni politiche, associative o valoriali lecite.

La Sicurezza è dovere primario dello Stato. La sicurezza dei cittadini non è un’opzione né una concessione ideologica: è il primo dovere dello Stato e il presupposto di ogni libertà. Futuro Nazionale intende ribaltare il paradigma dominante che ha per troppo tempo privilegiato la tutela del reo rispetto ai diritti della vittima, riportando lo Stato nelle strade e restituendo ai cittadini onesti la certezza di essere protetti, con strumenti di arresto in flagranza e convalida dell’arresto più snelli e con minori spazi ermeneutici.

Riforma Strutturale del Codice penale e del Codice di procedura penale. Il sistema processuale italiano è ancorato a logiche ottocentesche. Realizzeremo una riforma radicale del Codice penale e di quello di procedura penale per garantire sentenze definitive in tempi rapidi e certi, con razionalizzazione dei riti processuali, eliminazione dei passaggi burocratici superflui e riforma del sistema delle impugnazioni per bloccare la catena dei rinvii. La procedura cautelare verrà riformata e i riti direttissimi e sommari verranno potenziati come regola standard per i reati in flagranza.

Accorciamento dei tempi della giustizia. Per i tempi dei processi penali e civili abbiamo l’obiettivo di una riduzione del 25% attraverso incentivi ai riti alternativi, potenziamento del rito direttissimo, tempi vincolanti per la fase delle indagini e stop alla pubblicazione di atti coperti da segreto investigativo. Una giustizia lenta è una giustizia per i criminali.

Digitalizzazione della Giustizia e adeguamento degli organici. Deposito telematico obbligatorio, notifiche digitali, udienze a distanza sempre disponibili senza inibire facoltà di presentarsi. Integrazione dell’organico dei magistrati e piano straordinario di assunzioni nelle forze dell’ordine per colmare i deficit determinati dai tagli del passato. Standard informatici forensi uniformi su tutto il territorio nazionale, condizione non negoziabile per smaltire l’arretrato e rendere la giustizia moderna ed efficiente.

Certezza della pena. Fine del carcere girevole per i reati gravi (ad es. violenza, rapina, spaccio, violenza sessuale): le pene detentive devono essere effettive e scontate per intero. Drastica limitazione all’impiego di misure alternative per i recidivi. Aggravante obbligatoria e automatica alla seconda condanna definitiva per reati dolosi. Stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado per omicidio, mafia e terrorismo. Superamento definitivo delle politiche di deflazione penale che hanno sistematicamente derubricato i reati a scapito della sicurezza sociale.

Efficientamento procedurale. Proponiamo il potenziamento degli uffici, la revisione delle procedure e lo snellimento rispetto all’eccesso di burocrazia per quanto riguarda la magistratura di sorveglianza e il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), in modo che le decisioni possano essere prese in modo più rapido e più informato rispetto ai contenuti oggettivi dei fascicoli.

Giustizia rapida per le vittime: Tribunali specializzati per i reati di strada con obiettivo di sentenza di primo grado entro 90 giorni dalla denuncia. Istituzione di un Fondo vittime dei reati con risarcimento immediato, anche parziale ed economicamente sostenibile, per furti, rapine e aggressioni, con rivalsa diretta da parte dello Stato sul condannato. La vittima non può attendere anni e non può restare senza risarcimento perché il colpevole non è sufficientemente capiente: lo Stato può almeno parzialmente supplire e poi recuperare, con una strategia ponderata e calcolata che permetta di offrire questo strumento senza costituire un nuovo aggravio per la finanza pubblica.

Centralità della vittima: nessun risarcimento per i criminali. Basta con la protezione dei colpevoli: la vittima torna al centro del sistema giustizia. Come spiegato dettagliatamente nel capitolo “Sicurezza” in merito alla legittima difesa, introdurremo una normativa che escluda categoricamente qualsiasi risarcimento civile o penale a favore dell’aggressore che abbia agito con le armi, con minaccia o con violenza non lieve, così come dei suoi aventi causa. Chi provoca un danno o commette un illecito penale non può arricchirsi alle spalle della vittima. Il principio di autoresponsabilità diventa norma: chi commette un reato grave perde il diritto al ristoro nei confronti di chi si è difeso.

Tutela del possesso responsabile di armi. Nessun ulteriore inasprimento normativo o restrizione burocratica nei confronti dei legittimi detentori di armi. Le strette legislative colpiscono esclusivamente i cittadini rispettosi della legge, risultando totalmente inefficaci contro terrorismo e criminalità organizzata che si approvvigionano sul mercato clandestino. Difendiamo il diritto all’autotutela del cittadino rifiutando ogni forma di criminalizzazione del possesso responsabile di armi.

Abbassamento della soglia di imputabilità minorile e responsabilità genitoriale. La soglia di imputabilità assoluta a 14 anni è oggi sfruttata consapevolmente dalle bande criminali, spesso extracomunitarie. Proponiamo di abbassarla a 12 anni allineandoci, in questo, ad altri Paesi europei, con applicazione delle norme processuali ordinarie per i minori responsabili di reati gravi. Parallelamente, sanzioni pecuniarie e percorsi obbligatori coi servizi sociali per i genitori che non esercitano adeguatamente la propria autorità: il vuoto educativo si combatte alla radice.

Giustizia riparativa solo come eccezione residuale. La giustizia riparativa, portata di recente al centro del processo di riforma della giustizia, è un approccio alternativo alla giustizia tradizionale che, anziché concentrarsi sulla punizione del colpevole, punta a riparare concretamente il danno subito dalla vittima. Tramite un mediatore, autore del reato e persona offesa si confrontano per trovare una soluzione condivisa — un risarcimento, delle scuse, un impegno — che soddisfi la vittima e faccia comprendere al responsabile le reali conseguenze delle proprie azioni, senza necessariamente lasciare una condanna iscritta nel casellario giudiziale. La giustizia riparativa, per il programma di Futuro Nazionale, dovrà essere ammessa esclusivamente per reati minori contro il patrimonio e contravvenzioni, con previa ammissione di responsabilità e veto vincolante della vittima. È categoricamente esclusa per violenza, violenza sessuale, mafia, terrorismo, reati eversivi e tutti i reati commessi da recidivi. Non è una forma alternativa al processo: è una concessione eccezionale, non un diritto del criminale.

Stop alla riformulazione gramsciana del diritto e alla retorica delle “categorie”. Futuro Nazionale rigetta categorie come, ad esempio, quella di “femminicidio”: il valore di ogni vita è la medesima, sia essa quella di un maschio, di una femmina, di un lavoratore, di un disoccupato, di un anziano o di un giovane, trattandosi sempre e solo del reato di omicidio. Per questa ragione abrogheremo l’art. 577 bis del Codice penale che ha introdotto il cosiddetto “femminicidio”: continueremo a punire chi uccide una donna, con pene fino all’ergastolo, come abbiamo sempre fatto, ovvero per omicidio. Chi uccide una persona, maschio o femmina che sia, deve essere punito. Senza necessità di distinguere in “viricidio” e “femminicidio.

Le ragioni per cui la fattispecie di “femminicidio” è contraria alla giustizia, alla logica, alla Costituzione, al buonsenso e costituisce una offesa all’intelligenza dei giuristi sono le seguenti: 1) Uccidere per gelosia un uomo comporta una pena diversa (da 21 anni all’ergastolo) rispetto ad uccidere per gelosia una donna (ergastolo), come se ci fossero morti che valgono di più e morti che valgono di meno. Chi lo spiega ai genitori di un ragazzo ammazzato per gelosia che la vita di loro figlio può valere meno di quella di una figlia? 2) Uccidere per invidia, per ira, per avarizia, per lussuria, per superbia dovrebbe essere meno grave che uccidere per gelosia, controllo, possessività o simili? I futili motivi sono sempre e sono già una aggravante, a prescindere da quale sia il sentimento che li propone al libero arbitrio del criminale. Chi uccide deve andare in galera per aver ucciso. Invece la norma recentemente introdotta impone una pena più severa solo per alcuni moti interiori dell’animo. Il legislatore gioca con la filosofia morale e confonde foro interno e foro esterno; noi al contrario abbiamo una concezione del diritto più laica, più romana, più tradizionale: vogliamo tutti gli assassini in galera, senza distinzioni interiori che appartengono al confessionale e non alla legge dello Stato. 3) se una donna con gusti lesbici uccide per gelosia la ex concubina, è femminicidio? Se una donna con gusti lesbici uccide una donna con gusti eterosessuali che non vuole concedersi, è femminicidio? Esiste dunque anche la “donna femminicida” o la messinscena della sinistra ha la segreta intenzione di veicolare una ideologia secondo la quale i maschi sono i nemici del popolo e della società? Purtroppo, la cattiveria è un partito trasversale nella specie umana e manipolare il diritto penale per diffondere “odio di classe” è un gioco di marca sovietica molto pericoloso. Ieri proletari contro proprietari, oggi donne contro uomini. Noi guardiamo alla società secondo un modello cooperativo, corporativo, complementare: non contrapposizione fisiologica ma valorizzazione delle differenze, tutte esistenti per il bene. 4) Il diritto penale deve essere chiaro e preciso. Incunearsi nella distinzione tra i diversi moventi dell’animo viola il principio di determinatezza della fattispecie e trasforma il giudice in un indovino e il diritto in una scommessa. 5) La legge penale deve punire la colpa individuale del criminale, non usare il reo come capro espiatorio per rieducare gli spettatori (peraltro innocenti), sulla base della statistica dei reati. Possiamo aumentare le pene minime previste per l’omicidio, ma il criterio dovrà rimanere la proporzione tra colpa individuale e pena. Noi ci rifacciamo ad una concezione classica del diritto, romana nei fatti e aristotelica nei fondamenti, registrando come la sinistra stia ormai perdendo persino i capisaldi del proprio pantheon giuridico, i moderni Beccaria e Foucault. Inoltre, con la più impattante risposta al problema degli omicidi di donne è rappresentata dalla remigrazione. Infatti, il 9% circa della popolazione residente commette circa il 25% degli omicidi di donne. Si tratta del 9% extracomunitario. Dunque, chi vuole salvare la vita delle donne sostiene la remigrazione, che produce come effetto diretto la compressione graduale di quel 25% dei casi criminosi. Siamo già tra i Paesi europei col tasso più basso di omicidi di donne, con la remigrazione diventeremmo il Paese leader per assenza di omicidio sulle donne. A tali considerazioni occorre aggiungere che il vero deterrente contro i crimini sta nella certezza e nella celerità della pena. Anche per questa ragione proponiamo il piano carceri per la costruzione di nuove galere e la liberazione di posti carcerari tramite la remigrazione immediata di quel 35% circa di prigionieri non italiani. Oggi per ospitare gli stranieri in galera teniamo molte persone con inclinazioni criminose (dimostrate col compimento di altri reati violenti) girare libere per il Paese, con denunce a piede libero, nonostante la flagranza di reato. Tutto ciò anche per il sovraffollamento carcerario. Futuro Nazionale difende la vita delle donne perché le donne sono persone umane (questo il significato di “homo”, persona umana, da cui omicidio, che non si distingue in uccisione del “vir” – maschio – e della “femina”, viricidio e femminicidio). La sinistra e certa destra moderata difendono le etichette, inventano nuove parole e cercano di colpire la mentalità degli innocenti generando un senso di colpa a priori per il fatto di appartenere al “sesso sbagliato”. Per noi non ci sono sessi sbagliati: continueremo a seguire la ragione e il diritto naturale.

Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale. Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto “femminicidio” e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei “delitti passionali” si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito, in una società che a causa del relativismo etico, del nichilismo, dell’ideologia femminista che fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni) e anche dello sradicamento legato all’immigrazione di massa è aperta a fenomeni di violenta barbarie che colpiscono per l’efferatezza degli atti più che per le statistiche oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi.

Tale problema deve essere affrontato non con nuove operazioni retoriche e creazioni di nuove fattispecie giuridiche ideologiche ma con l’efficacia delle misure preventive per impedire che, in presenza di segnali chiari, non venga prevenuta e impedita la violenza fisica – più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne. Oggi le statistiche mostrano che in Italia tasso di omicidi di donne commessi da mariti, fidanzati, ex fidanzati e pretendenti è tra i più bassi al mondo. Anche i dati sulla violenza domestica mostrano in Paesi come Italia e Grecia tassi estremamente più bassi di quelli rilevati nei Paesi scandinavi, contrassegnati da un femminismo ormai realizzato e dal mito di un’uguaglianza che nega le differenze e le specificità.

Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante “lotta al patriarcato” è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della “società patriarcale” va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne. A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società.

La questione delle violenze passionali deve dunque essere affrontata con pragmatismo, senza ideologia, non per calcolo elettorale ma per proteggere veramente le potenziali vittime. Vanno dunque migliorati i passaggi caratterizzati da falle procedurali del cosiddetto “Codice Rosso”, garantendo protezione immediata e tempi certi. Occorre potenziare i dispositivi di tracciamento elettronico a distanza per i soggetti sottoposti a misure cautelari, con stanziamento di fondi dedicati per colmare la cronica carenza attuale di dispositivi. Programmi di formazione per magistratura, requirente e giudicante, sulla gestione delle situazioni ad alto rischio. Rispetto al modello ordinario della giustizia, che deve rimanere garantista, in alcuni limitati casi come quello del documentato rischio di violenza l’apparente sbilanciamento che precede il completamento dell’iter processuale è doveroso per prevenire la consumazione o reiterazione di gravi reati, fatta ovviamente salva la necessità di punire l’uso ideologico e la calunnia laddove fosse dimostrata l’innocenza della persona sottoposta a sorveglianza e misure particolari.

Separazione delle carriere e Riforma del CSM. Separazione netta tra giudici e pubblici ministeri con concorsi di accesso distinti. Riforma del CSM per recidere ogni legame tra nomine giudiziarie e logiche correntizie o associative. Chi giudica non può aver condiviso carriera e mentalità con chi accusa: separare le carriere è la precondizione di un giudice terzo e imparziale, che garantisce parità tra accusa e difesa.

Responsabilità civile diretta dei magistrati. Rafforzamento del principio di responsabilità diretta dei magistrati nei casi di dolo o colpa, equiparato sul piano civile a qualsiasi altro alto funzionario dello Stato. Il cittadino danneggiato potrà citare direttamente in giudizio il magistrato responsabile. Garanzia dello Stato per liquidare il risarcimento in tempi rapidi nei casi di incapienza del magistrato colpevole, con rivalsa obbligatoria sul magistrato nel tempo. L’indipendenza della magistratura non può esistere senza responsabilità.

Giustizia Civile, Amministrativa e Tributaria come asset economico. Un sistema giudiziario celere nei settori civile, del lavoro, amministrativo e tributario è un asset strategico per l’attrattività economica della nazione. Potenziamento delle risorse umane e tecnologiche dei tribunali specializzati, piena garanzia del principio di irretroattività delle norme e riforma procedurale orientata al contraddittorio reale con l’amministrazione statale, superando ogni logica di disparità tra cittadino e Stato.

Revisione dei meccanismi di assegnazione dei processi sensibili. Una giustizia moderna deve basarsi su criteri oggettivi di imparzialità, come il sorteggio digitale dei giudici per i processi sensibili e protocolli che garantiscano trasparenza e neutralità.

Sistema penitenziario: equità e sicurezza

Il sistema carcerario italiano è in emergenza cronica: 64.400 detenuti a fronte di 46.000 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento nazionale superiore al 138% — che in istituti come Milano San Vittore supera il 200%, e nel distretto Puglia-Basilicata raggiunge il 165%. Quasi il 40% delle strutture è stato costruito prima del 1950. Il personale di Polizia Penitenziaria è sotto organico, i tassi di recidiva sfiorano il 70% e la funzione rieducativa della pena è diventata un principio astratto privo di strumenti concreti. A questo quadro si aggiungono fenomeni crescenti di radicalizzazione islamica di matrice violenta all’interno degli istituti, una sanità penitenziaria al collasso e un sistema disciplinare svuotato di ogni efficacia deterrente. Futuro Nazionale intende riformare il sistema penitenziario con un approccio organico e coraggioso: separare le funzioni di polizia da quelle amministrative, dare alla Polizia Penitenziaria autonomia e dignità ordinamentale pari alle altre forze dello Stato, potenziare gli organici, modernizzare le strutture e restituire senso reale alla pena — diritti garantiti, ma anche doveri chiari e responsabilità individuali effettive. Alcune proposte:

Istituzione del Dipartimento di Polizia Penitenziaria

L’attuale commistione tra funzioni amministrative e funzioni di polizia comprime l’autonomia operativa del Corpo e ne indebolisce l’efficacia. Istituiremo un autonomo Dipartimento di Polizia Penitenziaria, separato dal DAP ma in raccordo con questo, con competenza esclusiva su personale, formazione, mobilità, disciplina, sicurezza penitenziaria e gestione degli eventi critici. Al vertice vi sarà un Capo del Dipartimento scelto tra i Dirigenti Generali del Corpo, con qualifica equiparata a Generale di Corpo d’Armata. La Polizia Penitenziaria ottiene finalmente la stessa dignità ordinamentale delle altre forze di polizia dello Stato.

Piano straordinario di assunzioni nella Polizia Penitenziaria

Le carenze di organico compromettono da anni sicurezza, efficienza e benessere del personale. Avvieremo un piano straordinario pluriennale di reclutamento con concorsi annuali programmati, copertura integrale del turnover derivante dai pensionamenti e accelerazione delle procedure concorsuali. Parallelamente, potenzieremo le scuole di formazione la formazione specialistica operativa. Il personale che garantisce la sicurezza nelle carceri italiane non può essere lasciato solo e sotto organico.

Piano emergenziale per le carceri.

Piano straordinario di edilizia penitenziaria per almeno diecimila nuovi posti in 36 mesi, con strutture moderne a gestione modulare e sezioni speciali per detenuti pericolosi. I nuovi istituti saranno moderni e sicuri, superando sovraffollamento cronico e le condizioni igienico-strutturali indegne che oggi riguardano quasi il 40% degli edifici. Il sovraffollamento non è solo un problema umanitario: è la causa prima dell’inefficacia sanzionatoria e dell’effetto criminogeno del carcere, che trasforma i delinquenti occasionali in criminali professionisti. La dignità della detenzione e la sicurezza della collettività non sono obiettivi contrapposti.

Contribuzione operativa intramuraria del detenuto al costo carcerario e funzione rieducativa della pena.

Le carceri devono essere luoghi sicuri, controllati e orientati al reinserimento. Il soggiorno non dovrebbe idealmente essere a spese del contribuente e deve essere trasformato, per quanto possibile, da costo passivo a contributo nazionale. Il carcere non può più essere un limbo di inattività per chi arriva né un onere a fondo perduto per i contribuenti italiani: lo Stato deve eseguire la pena fornendo vitto e alloggio, mentre il carcerato dovrebbe, compatibilmente con le proprie condizioni fisiche, contribuire a tali spese attraverso il lavoro senza uscire dagli istituti penali, che vengono modificati in tal senso, dotandosi di ambienti ed attrezzature atte ad insegnare e svolgere un lavoro agricolo, artigianale ecc. poi utile come capacità acquisita a fine pena.

Futuro Nazionale è convinto che l’effetto rieducativo della pena sia conseguente alla sostanza retributiva e quindi punitiva rispetto al male sociale commesso ma la pena debba essere realmente adeguata a facilitare la riabilitazione della persona, il pentimento, la restituzione. Oggi, mentre ci si continua a riempire la bocca col mito illuminista del solo fine rieducativo della pena, nei fatti si condannano spesso i carcerati ad una pena unicamente retributiva e disumana, tipica della concezione borghese e moderna della rettificazione tramite il contingentamento drastico dello spazio: piccole celle, talvolta fuori norma, in cui nei mesi estivi sono raggiunte temperature insostenibili con gravi effetti sulla salute. Condizioni del genere non favoriscono la possibilità di integrare l’elemento retributivo con una graduale maturazione e accettazione della pena che potrebbe favorire l’effetto rieducativo e riabilitativo.

Riteniamo che l’imposizione di lavori obbligatori (con effetto penale per chi si rifiuta e conseguente aumento di pena) il cui frutto serva a pagare parte del costo carcerario possa dare vita ad un carcere che retribuisca la persona con maggiori e adeguate probabilità di rieducazione. È una visione opposta al carcere antimeritocratico come quello odierno, dove è difficile dare un contributo sociale e i peggiori ottengono ciò che voglio costituendo delle strutture relazionali parallele che, anche per via della scarsità del personale e di falle di permeabilità, si garantiscono persino l’approvvigionamento della droga. Il merito si realizza premiando concretamente i comportamenti virtuosi e garantendo che ogni beneficio sia realmente meritato e non automatico.

Verifica puntuale della sicurezza delle strutture carcerarie e lotta allo spaccio e al consumo.

Nel nostro Paese ci sono carceri, anche con sezioni di Alta Sicurezza, sprovvisti da anni di videosorveglianza e si sono verificati anche gravi episodi di evasione carceraria. Interverremo per garantire la sicurezza del carcere, l’impossibilità di evasione e per azzerare la drammatica permeabilità alla piaga della droga. Introduzione di sistemi automatizzati per la gestione dei varchi, impianti di videosorveglianza avanzata con scanner identificativi, tecnologie per il contrasto all’introduzione di telefoni, sostanze stupefacenti e armi. La modernizzazione tecnologica riduce il carico operativo del personale e aumenta la sicurezza degli istituti.

Pene diversificate per profilo criminale.

Il sistema sanzionatorio va articolato in funzione del profilo del reo: le misure alternative restano praticabili solo per i delinquenti occasionali alla prima infrazione. Per i recidivi e per i reati gravi valgono esclusivamente pene certe e immediate. I criminali affetti da gravi patologie psichiatriche o da dipendenze conclamate che rappresentino un pericolo per la collettività sono destinati a centri di detenzione e cura specializzati. Ogni beneficio carcerario o permesso premio è subordinato al vaglio vincolante della magistratura di sorveglianza sulla base di parametri oggettivi di ravvedimento.

Ripristino dell’efficacia del sistema disciplinare.

Il sistema disciplinare attuale ha perso ogni efficacia deterrente: la sanzione dell’esclusione dalle attività in comune non incide realmente sulle condizioni di vita del detenuto e in alcuni casi viene percepita come un vantaggio. Riforma dell’art. 73 del DPR 230/2000 con reintroduzione di limitazioni effettive durante l’isolamento disciplinare: sospensione temporanea di colloqui e telefonate, limitazioni all’accesso ai beni non essenziali, mantenimento dei soli diritti fondamentali. Fermezza nel rispetto della regola, sempre nel rispetto della dignità della persona.

Gestione dei detenuti stranieri e contrasto alla radicalizzazione.

I detenuti stranieri rappresentano il 31,5% della popolazione carceraria, con un’incidenza sulla custodia cautelare superiore di 6 punti rispetto agli italiani. Fenomeni crescenti di proselitismo e radicalizzazione islamica di matrice violenta costituiscono una minaccia concreta per la sicurezza penitenziaria e nazionale. Rafforzamento dei protocolli bilaterali con i Paesi di origine per le espulsioni, semplificazione delle procedure di trasferimento internazionale e promozione di accordi per l’esecuzione della pena nei Paesi d’origine, nel rispetto delle garanzie fondamentali.

Equità nella Sanità Penitenziaria.

I detenuti sono oggi esclusi da qualsiasi compartecipazione alla spesa sanitaria, anche quando economicamente abbienti: un’ingiustizia sostanziale che scarica interamente il costo sui cittadini liberi. Introduzione di un sistema di compartecipazione parametrato alle reali condizioni economiche del singolo detenuto, in analogia con quanto previsto per la popolazione libera. La piena gratuità resta garantita esclusivamente per i soggetti indigenti.

Riorganizzazione della sanità penitenziaria e salute mentale.

La carenza di personale medico e psichiatrico dedicato contribuisce all’alta incidenza di eventi critici, atti di autolesionismo e traduzioni (spostamenti) esterne evitabili. Definizione di protocolli operativi vincolanti tra Amministrazione Penitenziaria e ASL, potenziamento dei servizi sanitari interni, riduzione delle traduzioni ai soli casi strettamente necessari. Per i detenuti con gravi disturbi psichici: ampliamento delle strutture dedicate e previsione esplicita e adeguata di percorsi alternativi alla detenzione ordinaria per i casi di incompatibilità con il regime carcerario.

Aggravanti per i reati commessi in stato di restrizione.

Chi si trova in stato di detenzione o misura cautelare e commette ulteriori reati (ad es. aggressioni al personale, uso di droga, rivolte, possesso di armi o telefoni, proselitismo criminale, collegamenti con organizzazioni mafiose dall’interno, ecc.) deve rispondere con pene significativamente più severe. Introduzione di aggravanti specifiche ed effettivamente irrogate, aumento della pena in caso di recidiva durante la restrizione, limitazione nell’accesso ai benefici penitenziari per i responsabili di gravi violazioni e misure di alta sorveglianza per i detenuti particolarmente pericolosi.

Revisione degli elementi qualificanti il “reato di tortura”: chiarezza, proporzionalità e tutela per detenuti e agenti.

La normativa vigente sul reato di tortura presenta ambiguità interpretative che generano incertezza e rischio di paralisi operativa per il personale che agisce in contesti di urgenza e pericolo. Proponiamo una revisione orientata a maggiore determinatezza della fattispecie, principio cardine del diritto penale, con definizione più puntuale dei requisiti di reiterazione e gravità della condotta. Introduzione di una previsione che valorizzi il contesto operativo critico in cui agisce il personale, con formazione specifica e linee guida uniformi. L’obiettivo è tutelare integralmente i diritti fondamentali senza trasformare la norma in uno strumento di incertezza per chi garantisce la sicurezza collettiva e di lesione della sicurezza dei detenuti che tengono una buona condotta in contesti gravati da comportamenti pericolosi di taluni.

Dal programma nazionale di Futuro Nazionale, pubblicato sulla pagina ufficiale del partito.