← ProgrammaCapitolo 8

Giustizia

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Il tema della giustizia è legato a quello della sicurezza e viene affrontato da Futuro Nazionale nella doppia accezione di tutela della sicurezza pubblica (con l’isolamento dei criminali) e di equità del sistema giudiziario. Il partito crede in uno Stato che garantisca ai cittadini ordine, legalità e tutela effettiva delle libertà, ponendo fine a impunità e zone franche. Il nostro approccio è fortemente incentrato sul principio “la legge è uguale per tutti”, senza corsie preferenziali né attenuanti indebite: un reato non è più o meno grave in base a sesso, censo, colore della pelle o orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce. Negli ultimi anni, una cultura ideologica dimentica della tradizione giuridica romana ed europea classica ha invece imboccato la via della ridefinizione del diritto penale su categorie gramsciane, ovvero volte alla “creazione del nuovo senso comune”: secondo tale svolta i reati andrebbero tipizzati (si pensi al “femminicidio” o all’“omofobia”) sulla base delle caratteristiche della vittima, così da indurre una programmata trasformazione culturale tramite la proclamazione della norma in quanto allusiva ad uno stato di emergenza per fasce specifiche e tramite la repressione specializzata. Per noi, più semplicemente, non è questa la funzione del diritto penale, la cui suddivisione in fattispecie non ha una ratio pedagogica e ideologica.

Futuro Nazionale propone una riforma organica e profonda, che interviene su tutti i livelli del sistema: sicurezza, magistratura, processi, digitalizzazione, carceri, tutela della proprietà privata, lotta alla criminalità organizzata, sostegno all’avvocatura, protezione dei minori, crisi d’impresa, esecuzione della pena, mediazione, prescrizione.

È una riforma che non si limita a correggere, ma ricostruisce, con l’obiettivo di restituire ai cittadini una giustizia all’avanguardia, rapida, trasparente, autorevole e pienamente funzionante. Una giustizia che non sia un ostacolo, ma un alleato. Una giustizia che non sia un labirinto, ma una garanzia. Una giustizia che non sia un privilegio, ma una vera attuazione del diritto, dello ius: id quod iustum est, ciò che è giusto. Una giustizia che non sia giusta solo per pochi, ma per tutti.

Di fronte a un quadro di instabilità sociale e di trasformazione delle minacce criminali, dalla microcriminalità urbana alle reti transnazionali, fino all’allarmante crescita della brutalità giovanile, non è più il tempo dei correttivi di facciata o delle soluzioni temporanee. È necessario un cambio di paradigma radicale e strutturale, capace di rimettere al centro della dottrina pubblica l’inviolabilità dell’ordine e l’effettività del diritto.

Il sistema giudiziario italiano è oggi costruito attorno alla tutela dell’imputato, a prescindere: presunzione di innocenza, doppio grado di giudizio, carcere preventivo come eccezione, funzione rieducativa della pena. Garanzie necessarie e che, anzi, devono per certi versi essere rafforzate a tutela dei cittadini onesti che possono erroneamente trovarsi coinvolti in procedimenti giudiziari, ma che inserite in una cornice complessiva priva delle dovute differenziazioni hanno prodotto un effetto perverso: la vittima del reato è diventata un soggetto marginale, costretta ad attendere anche dieci anni per una sentenza, spesso senza ottenere alcun risarcimento reale, e criminali di strada colti in fragranza e poi denunciati a piede libero. Troppe volte abbiamo letto notizie di reati violenti compiuti da soggetti già condannati ma sottoposti a misure alternative. Mentre, in senso opposto, si sono visti eccessi di giustizialismo che hanno duramente provato cittadini innocenti e compromesso libertà fondamentali senza che nessuno sia stato chiamato a pagare.

Nel frattempo, i tassi di recidiva dopo il carcere sfiorano il 60-70%, la prescrizione cancella anni di indagini che procedono a rilento, il carcere stesso produce effetti criminogeni sui delinquenti occasionali. Il profilo criminale dominante in Italia è quello del delinquente predatorio e abituale - chi fa del crimine la propria professione. A questo si aggiunge una criminalità di strada in crescita, una delinquenza minorile che sfrutta l’impunità garantita dall’attuale soglia di imputabilità, e reati a matrice ideologica in allarmante aumento. Futuro Nazionale intende riformare la Giustizia a partire da un principio semplice e non negoziabile: la sicurezza del cittadino onesto viene prima dei diritti del criminale. Proponiamo quindi una nuova e bilanciata formula della giustizia che faccia proprie l’istanza garantista fondata sulla presunzione di innocenza e, al contempo, quella dell’isolamento immediato di coloro che, colti in flagranza di reati violenti o di strada, devono essere posti in condizioni di non nuocere, al fine di garantire la pace pubblica.

Le proposte:

Le ragioni per cui la fattispecie di “femminicidio” è contraria alla giustizia, alla logica, alla Costituzione, al buonsenso e costituisce una offesa all’intelligenza dei giuristi sono le seguenti:

1) Uccidere per gelosia un uomo comporta una pena diversa (da 21 anni all’ergastolo) rispetto ad uccidere per gelosia una donna (ergastolo), come se ci fossero morti che valgono di più e morti che valgono di meno. Chi lo spiega ai genitori di un ragazzo ammazzato per gelosia che la vita di loro figlio può valere meno di quella di una figlia?

2) Uccidere per invidia, per ira, per avarizia, per lussuria, per superbia dovrebbe essere meno grave che uccidere per gelosia, controllo, possessività o simili? I futili motivi sono sempre e sono già una aggravante, a prescindere da quale sia il sentimento che li propone al libero arbitrio del criminale. Chi uccide deve andare in galera per aver ucciso. Invece la norma recentemente introdotta impone una pena più severa solo per alcuni moti interiori dell’animo. Il legislatore gioca con la filosofia morale e confonde foro interno e foro esterno; noi al contrario abbiamo una concezione del diritto più laica, più romana, più tradizionale: vogliamo tutti gli assassini in galera, senza distinzioni interiori che appartengono al confessionale e non alla legge dello Stato.

3) se una donna con gusti lesbici uccide per gelosia la ex concubina, è femminicidio? Se una donna con gusti lesbici uccide una donna con gusti eterosessuali che non vuole concedersi, è femminicidio? Esiste dunque anche la "donna femminicida" o la messinscena della sinistra ha la segreta intenzione di veicolare una ideologia secondo la quale i maschi sono i nemici del popolo e della società? Purtroppo, la cattiveria è un partito trasversale nella specie umana e manipolare il diritto penale per diffondere "odio di classe" è un gioco di marca sovietica molto pericoloso. Ieri proletari contro proprietari, oggi donne contro uomini. Noi guardiamo alla società secondo un modello cooperativo, corporativo, complementare: non contrapposizione fisiologica ma valorizzazione delle differenze, tutte esistenti per il bene.

4) Il diritto penale deve essere chiaro e preciso. Incunearsi nella distinzione tra i diversi moventi dell’animo viola il principio di determinatezza della fattispecie e trasforma il giudice in un indovino e il diritto in una scommessa.

5) La legge penale deve punire la colpa individuale del criminale, non usare il reo come capro espiatorio per rieducare gli spettatori (peraltro innocenti), sulla base della statistica dei reati. Possiamo aumentare le pene minime previste per l’omicidio, ma il criterio dovrà rimanere la proporzione tra colpa individuale e pena. Noi ci rifacciamo ad una concezione classica del diritto, romana nei fatti e aristotelica nei fondamenti, registrando come la sinistra stia ormai perdendo persino i capisaldi del proprio pantheon giuridico, i moderni Beccaria e Foucault.

Inoltre, con la più impattante risposta al problema degli omicidi di donne è rappresentata dalla remigrazione. Infatti, il 9% circa della popolazione residente commette circa il 25% degli omicidi di donne. Si tratta del 9% extracomunitario. Dunque, chi vuole salvare la vita delle donne sostiene la remigrazione, che produce come effetto diretto la compressione graduale di quel 25% dei casi criminosi. Siamo già tra i Paesi europei col tasso più basso di omicidi di donne, con la remigrazione diventeremmo il Paese leader per assenza di omicidio sulle donne.

A tali considerazioni occorre aggiungere che il vero deterrente contro i crimini sta nella certezza e nella celerità della pena. Anche per questa ragione proponiamo il piano carceri per la costruzione di nuove galere e la liberazione di posti carcerari tramite la remigrazione immediata di quel 35% circa di prigionieri non italiani. Oggi per ospitare gli stranieri in galera teniamo molte persone con inclinazioni criminose (dimostrate col compimento di altri reati violenti) girare libere per il Paese, con denunce a piede libero, nonostante la flagranza di reato. Tutto ciò anche per il sovraffollamento carcerario. Futuro Nazionale difende la vita delle donne perché le donne sono persone umane (questo il significato di "homo", persona umana, da cui omicidio, che non si distingue in uccisione del "vir" - maschio - e della "femina", viricidio e femminicidio). La sinistra e certa destra moderata difendono le etichette, inventano nuove parole e cercano di colpire la mentalità degli innocenti generando un senso di colpa a priori per il fatto di appartenere al "sesso sbagliato". Per noi non ci sono sessi sbagliati: continueremo a seguire la ragione e il diritto naturale.

La questione delle violenze passionali deve dunque essere affrontata con pragmatismo, senza ideologia, non per calcolo elettorale ma per proteggere veramente le potenziali vittime. Vanno dunque migliorati i passaggi caratterizzati da falle procedurali del cosiddetto “Codice Rosso”, garantendo protezione immediata e tempi certi. Occorre potenziare i dispositivi di tracciamento elettronico a distanza per i soggetti sottoposti a misure cautelari, con stanziamento di fondi dedicati per colmare la cronica carenza attuale di dispositivi. Programmi di formazione per magistratura, requirente e giudicante, sulla gestione delle situazioni ad alto rischio. Rispetto al modello ordinario della giustizia, che deve rimanere garantista, in alcuni limitati casi come quello del documentato rischio di violenza l’apparente sbilanciamento che precede il completamento dell’iter processuale è doveroso per prevenire la consumazione o reiterazione di gravi reati, fatta ovviamente salva la necessità di punire l’uso ideologico e la calunnia laddove fosse dimostrata l’innocenza della persona sottoposta a sorveglianza e misure particolari.

Sistema penitenziario: equità e sicurezza

Il sistema carcerario italiano è in emergenza cronica: 64.400 detenuti a fronte di 46.000 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento nazionale superiore al 138% - che in istituti come Milano San Vittore supera il 200%, e nel distretto Puglia-Basilicata raggiunge il 165%. Quasi il 40% delle strutture è stato costruito prima del 1950. Il personale di Polizia Penitenziaria è sotto organico, i tassi di recidiva sfiorano il 70% e la funzione rieducativa della pena è diventata un principio astratto privo di strumenti concreti. A questo quadro si aggiungono fenomeni crescenti di radicalizzazione islamica di matrice violenta all’interno degli istituti, una sanità penitenziaria al collasso e un sistema disciplinare svuotato di ogni efficacia deterrente. Futuro Nazionale intende riformare il sistema penitenziario con un approccio organico e coraggioso: separare le funzioni di polizia da quelle amministrative, dare alla Polizia Penitenziaria autonomia e dignità ordinamentale pari alle altre forze dello Stato, potenziare gli organici, modernizzare le strutture e restituire senso reale alla pena: diritti garantiti, ma anche doveri chiari e responsabilità individuali effettive.

Alcune proposte:

Istituzione del Dipartimento di Polizia Penitenziaria

L’attuale commistione tra funzioni amministrative e funzioni di polizia comprime l’autonomia operativa del Corpo e ne indebolisce l’efficacia. Istituiremo un autonomo Dipartimento di Polizia Penitenziaria, separato dal DAP ma in raccordo con questo, con competenza esclusiva su personale, formazione, mobilità, disciplina, sicurezza penitenziaria e gestione degli eventi critici. Al vertice vi sarà un Capo del Dipartimento scelto tra i Dirigenti Generali del Corpo, con qualifica equiparata a Generale di Corpo d’Armata. La Polizia Penitenziaria ottiene finalmente la stessa dignità ordinamentale delle altre forze di polizia dello Stato.

Piano straordinario di assunzioni nella Polizia Penitenziaria

Le carenze di organico compromettono da anni sicurezza, efficienza e benessere del personale. Avvieremo un piano straordinario pluriennale di reclutamento con concorsi annuali programmati, copertura integrale del turnover derivante dai pensionamenti e accelerazione delle procedure concorsuali. Parallelamente, potenzieremo le scuole di formazione la formazione specialistica operativa. Il personale che garantisce la sicurezza nelle carceri italiane non può essere lasciato solo e sotto organico.

Piano straordinario di edilizia penitenziaria per almeno diecimila nuovi posti in 36 mesi, con strutture moderne a gestione modulare e sezioni speciali per detenuti pericolosi. I nuovi istituti saranno moderni e sicuri, superando sovraffollamento cronico e le condizioni igienico-strutturali indegne che oggi riguardano quasi il 40% degli edifici.

Il sovraffollamento non è solo un problema umanitario: è la causa prima dell’inefficacia sanzionatoria e dell’effetto criminogeno del carcere, che trasforma i delinquenti occasionali in criminali professionisti. La dignità della detenzione e la sicurezza della collettività non sono obiettivi contrapposti.

Contribuzione operativa intramuraria del detenuto al costo carcerario e funzione rieducativa della pena.

Le carceri devono essere luoghi sicuri, controllati e orientati al reinserimento. Il soggiorno non dovrebbe idealmente essere a spese del contribuente e deve essere trasformato, per quanto possibile, da costo passivo a contributo nazionale. Il carcere non può più essere un limbo di inattività per chi arriva né un onere a fondo perduto per i contribuenti italiani: lo Stato deve eseguire la pena fornendo vitto e alloggio, mentre il carcerato dovrebbe, compatibilmente con le proprie condizioni fisiche, contribuire a tali spese attraverso il lavoro senza uscire dagli istituti penali, che vengono modificati in tal senso, dotandosi di ambienti ed attrezzature atte ad insegnare e svolgere un lavoro agricolo, artigianale ecc. poi utile come capacità acquisita a fine pena. Futuro Nazionale è convinto che l’effetto rieducativo della pena sia conseguente alla sostanza retributiva e quindi punitiva rispetto al male sociale commesso ma la pena debba essere realmente adeguata a facilitare la riabilitazione della persona, il pentimento, la restituzione.

Oggi, mentre ci si continua a riempire la bocca col mito illuminista del solo fine rieducativo della pena, nei fatti si condannano spesso i carcerati ad una pena unicamente retributiva e disumana, tipica della concezione borghese e moderna della rettificazione tramite il contingentamento drastico dello spazio: piccole celle, talvolta fuori norma, in cui nei mesi estivi sono raggiunte temperature insostenibili con gravi effetti sulla salute. Condizioni del genere non favoriscono la possibilità di integrare l’elemento retributivo con una graduale maturazione e accettazione della pena che potrebbe favorire l’effetto rieducativo e riabilitativo. Riteniamo che l’imposizione di lavori obbligatori (con effetto penale per chi si rifiuta e conseguente aumento di pena) il cui frutto serva a pagare parte del costo carcerario possa dare vita ad un carcere che retribuisca la persona con maggiori e adeguate probabilità di rieducazione. È una visione opposta al carcere antimeritocratico come quello odierno, dove è difficile dare un contributo sociale e i peggiori ottengono ciò che voglio costituendo delle strutture relazionali parallele che, anche per via della scarsità del personale e di falle di permeabilità, si garantiscono persino l’approvvigionamento della droga. Il merito si realizza premiando concretamente i comportamenti virtuosi e garantendo che ogni beneficio sia realmente meritato e non automatico.

Verifica puntuale della sicurezza delle strutture carcerarie e lotta allo spaccio e al consumo.

Nel nostro Paese ci sono carceri, anche con sezioni di Alta Sicurezza, sprovvisti da anni di videosorveglianza e si sono verificati anche gravi episodi di evasione carceraria. Interverremo per garantire la sicurezza del carcere, l’impossibilità di evasione e per azzerare la drammatica permeabilità alla piaga della droga. Introduzione di sistemi automatizzati per la gestione dei varchi, impianti di videosorveglianza avanzata con scanner identificativi, tecnologie per il contrasto all’introduzione di telefoni, sostanze stupefacenti e armi. La modernizzazione tecnologica riduce il carico operativo del personale e aumenta la sicurezza degli istituti.

Il sistema sanzionatorio va articolato in funzione del profilo del reo: le misure alternative restano praticabili solo per i delinquenti occasionali alla prima infrazione. Per i recidivi e per i reati gravi valgono esclusivamente pene certe e immediate. I criminali affetti da gravi patologie psichiatriche o da dipendenze conclamate che rappresentino un pericolo per la collettività sono destinati a centri di detenzione e cura specializzati. Ogni beneficio carcerario o permesso premio è subordinato al vaglio vincolante della magistratura di sorveglianza sulla base di parametri oggettivi di ravvedimento.

Ripristino dell’efficacia del sistema disciplinare.

Il sistema disciplinare attuale ha perso ogni efficacia deterrente: la sanzione dell’esclusione dalle attività in comune non incide realmente sulle condizioni di vita del detenuto e in alcuni casi viene percepita come un vantaggio. Riforma dell’art. 73 del DPR 230/2000 con reintroduzione di limitazioni effettive durante l’isolamento disciplinare: sospensione temporanea di colloqui e telefonate, limitazioni all’accesso ai beni non essenziali, mantenimento dei soli diritti fondamentali. Fermezza nel rispetto della regola, sempre nel rispetto della dignità della persona.

Gestione dei detenuti stranieri e contrasto alla radicalizzazione.

I detenuti stranieri rappresentano il 31,5% della popolazione carceraria, con un’incidenza sulla custodia cautelare superiore di 6 punti rispetto agli italiani. Fenomeni crescenti di proselitismo e radicalizzazione islamica di matrice violenta costituiscono una minaccia concreta per la sicurezza penitenziaria e nazionale. Rafforzamento dei protocolli bilaterali con i Paesi di origine per le espulsioni, semplificazione delle procedure di trasferimento internazionale e promozione di accordi per l’esecuzione della pena nei Paesi d’origine, nel rispetto delle garanzie fondamentali.

Equità nella Sanità Penitenziaria.

I detenuti sono oggi esclusi da qualsiasi compartecipazione alla spesa sanitaria, anche quando economicamente abbienti: un’ingiustizia sostanziale che scarica interamente il costo sui cittadini liberi. Introduzione di un sistema di compartecipazione parametrato alle reali condizioni economiche del singolo detenuto, in analogia con quanto previsto per la popolazione libera. La piena gratuità resta garantita esclusivamente per i soggetti indigenti.

La carenza di personale medico e psichiatrico dedicato contribuisce all’alta incidenza di eventi critici, atti di autolesionismo e traduzioni (spostamenti) esterne evitabili. Definizione di protocolli operativi vincolanti tra Amministrazione Penitenziaria e ASL, potenziamento dei servizi sanitari interni, riduzione delle traduzioni ai soli casi strettamente necessari. Per i detenuti con gravi disturbi psichici: ampliamento delle strutture dedicate e previsione esplicita e adeguata di percorsi alternativi alla detenzione ordinaria per i casi di incompatibilità con il regime carcerario.

Chi si trova in stato di detenzione o misura cautelare e commette ulteriori reati (ad es. aggressioni al personale, uso di droga, rivolte, possesso di armi o telefoni, proselitismo criminale, collegamenti con organizzazioni mafiose dall’interno, ecc.) deve rispondere con pene significativamente più severe. Introduzione di aggravanti specifiche ed effettivamente irrogate, aumento della pena in caso di recidiva durante la restrizione, limitazione nell’accesso ai benefici penitenziari per i responsabili di gravi violazioni e misure di alta sorveglianza per i detenuti particolarmente pericolosi.

Revisione degli elementi qualificanti il “reato di tortura”: chiarezza, proporzionalità e tutela per detenuti e agenti.

La normativa vigente sul reato di tortura presenta ambiguità interpretative che generano incertezza e rischio di paralisi operativa per il personale che agisce in contesti di urgenza e pericolo. Proponiamo una revisione orientata a maggiore determinatezza della fattispecie, principio cardine del diritto penale, con definizione più puntuale dei requisiti di reiterazione e gravità della condotta. Introduzione di una previsione che valorizzi il contesto operativo critico in cui agisce il personale, con formazione specifica e linee guida uniformi. L’obiettivo è tutelare integralmente i diritti fondamentali senza trasformare la norma in uno strumento di incertezza per chi garantisce la sicurezza collettiva e di lesione della sicurezza dei detenuti che tengono una buona condotta in contesti gravati da comportamenti pericolosi di taluni.

Dalla prima e seconda parte (di tre) del programma nazionale di Futuro Nazionale, documento ufficiale del 24 agosto 2026. La pagina del partito ne pubblica solo la prima parte.