Assimilazione e Remigrazione
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Il tema della politica migratoria e remigratoria è uno dei capitoli centrali e distintivi del programma di Futuro Nazionale, l’unica forza politica italiana a proporre una linea di assoluta fermezza contro l’immigrazione clandestina, l’immigrazione di massa – foss’anche regolare – e l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese. L’Italia, infatti, ha una chiara identità, definitasi sì nel tempo ma tramite un processo di sviluppo organico e omogeneo, non per caotica contaminazione.
Le civiltà solide non progrediscono per sommatoria o mescolanza con le altre, ma per capacità assimilativa: l’Italia lo ha fatto con perfetta continuità per oltre due millenni, accogliendo quel completamento della civiltà romana che è il cattolicesimo (si legga “Luce di Roma cristiana nel diritto” del Card. Alfredo Ottaviani), il quale ha trovato nel diritto romano il linguaggio naturale della propria giuridicità (su questo, “Cattolicesimo romano e forma politica”, di Carl Schmitt), in “quella Roma onde Cristo è romano” (Dante Alighieri, Purgatorio, XXXII). Il processo di formazione dell’identità italiana ha acquisito anche l’eredità della filosofia greca come più perfetta espressione in verbi umani delle cose del Logos (Verbo) che si è fatto carne. Peraltro, la filosofia greca aveva avuto una sua eccellenza, prima di Platone, proprio in Magna Grecia, il nostro sud Italia.
Nella Roma di San Leone Magno, di San Gregorio Magno, di San Gregorio VII si incontrano e si fondano il meglio della civiltà naturale (diritto romano e filosofia greca) e l’opera della grazia cristiana, della religione cattolica romana che ha dato forma alla storia e al mondo. Quale centro della romanità e del cattolicesimo, come ha scritto anche un intellettuale perfettamente laico come Ernesto Galli della Loggia, “è come se l’Italia presidiasse in qualche modo l’identità di ogni europeo” (L’identità italiana, 2010). Si fa un gran parlare della vocazione storica italiana all’accoglienza indiscriminata di altre popolazioni, ma è un falso storico operato dalla manipolazione di coloro che vogliono distruggere il nostro Paese.
L’invasione più impattante della storia italiana fu quella longobarda: erano circa 300.000 unità, mentre la popolazione italiana nativa ammontava a circa sette-otto milioni: si tratta del 4% (e di una popolazione che arrivò già cristiana, sebbene nella variante eretica ariana, e che poi abbracciò il cattolicesimo), mentre oggi in Italia circa il 12% dei residenti non è italiano dalla nascita, e l’assimilazione al cristianesimo, dato fondamentale dell’identità storica italiana, è statisticamente poco frequente.
Quanto alle altre “contaminazioni”, possiamo pensare ai normanni, i quali vennero assimilati innanzitutto alla religione cattolica già con lo stanziamento in Normandia prima di giungere in Sicilia, o alla presenza degli arabi maomettani, i quali furono cacciati dai normanni proprio ripristinando l’identità cristiana della Sicilia e permanendo di essi piccoli nuclei nel sud Italia (si pensi agli arcieri saraceni di Lucera, corpo scelto dell’Imperatore Federico II) che permettevano un confronto costruttivo senza sovrapposizioni di massa. Possiamo pensare ai bizantini, che erano, come noi, cristiani (e, fino al 1054, cattolici) e che, comunque, furono ricacciati nel corso dei secoli sempre dai Normanni.
La presenza massiva di altri popoli non è un tratto caratteristico della nostra storia e rappresenta, al contrario, una minaccia all’esistenza di una identità sociale e alla possibilità di fare opera comune e di non essere solo individui come avevano erroneamente pensato il contrattualismo illuminista e l’ontologia liberale ma anche un popolo, con una propria fisionomia sociale che si riflette negli usi, nei costumi, nel vivere associato. È poi emblematico il fatto che gli stranieri, che rappresentano circa il 9% della popolazione, commettano circa il 30% degli omicidi, il 40% delle rapine, il 35% degli stupri.
Futuro Nazionale ritiene pertanto che tale situazione si configuri come una emergenza nazionale e propone leggi straordinarie che consentano l’espulsione rapida e certa degli stranieri che delinquono o che non hanno titolo a stare sul territorio nazionale, il disincentivo all’attrattiva di nuovi ingressi, lo stop all’uso massivo dello strumento dei decreti flusso, la modifica dei criteri di concessione e revoca della cittadinanza, la revisione dell’istituto del ricongiungimento familiare, il rimpatrio dei detenuti stranieri (che costano oggi allo Stato italiano cifre nell’ordine di grandezza di un miliardo di euro all’anno) e misure energiche contro degrado, occupazioni illegali e zone franche nelle periferie. Il numero di stranieri o di nati tali e oggi presenti nel nostro Paese è eccessivo e ha prodotto problemi in tema di omogeneità culturale, di appartenenza ad una identità di popolo, di inclinazione alla criminalità.
Dobbiamo difendere le nostre frontiere e smettere di considerare le migrazioni come un diritto individuale inalienabile, specialmente quando il movente è economico. Inoltre, le migrazioni di massa rappresentano una sottile forma di colonialismo camuffato, attraverso il quale l’Europa sta privando molti Paesi in via di sviluppo delle proprie energie fondamentali, ovvero dei giovani (specialmente i maschi, visti i dati sulle migrazioni) in età produttiva.
Tali Paesi vengono dunque a mancare della più importante leva per lo sviluppo economico, protraendo così il circolo vizioso di una dicotomica separazione del mondo in aree produttive e aree strutturalmente svantaggiate e senza possibilità di pareggiamento migliorativo delle tendenze, con grave danno per il radicamento sociale ed esistenziale delle persone e dei popoli, e con l’unico vantaggio (per pochi) di abbassare il costo del lavoro in un mercato di masse di lavoratori spostabili a piacimento che rappresentano l’odierna versione di ciò che Marx, così caro alla sinistra, chiamava “esercito industriale di riserva”. In sintesi, Futuro Nazionale vuole fermare il processo migratorio, considerandolo insostenibile per le proporzioni che ha assunto e invertirlo anche attraverso lo strumento della remigrazione. La sovranità sulle politiche dell’immigrazione è considerata parte integrante e imprescindibile della sovranità nazionale.
Futuro Nazionale propone, dunque, una trasformazione radicale del sistema fondata sul principio che la sicurezza dei cittadini italiani, la tutela della comunità nazionale e la difesa dell’identità come principi sovraordinati alla tendenza ad accogliere indiscriminatamente lo straniero. Sosteniamo la ridefinizione del rapporto tra diritti e doveri: accoglienza e, a maggior ragione, cittadinanza vengono riconosciute solo a chi dimostra adesione ai valori della nostra civiltà, rispetto delle leggi, contributo al bene comune tramite il lavoro e comportamento leale nei confronti della Nazione. Una delle innovazioni più incisive è la riforma del sistema di espulsione, che supera i limiti storici della normativa europea e nazionale, utilizzando anche gli importanti spazi resi possibili dal nuovo Regolamento europeo per i rimpatri, votato in sede di Parlamento Europeo anche dal Generale Roberto Vannacci.
Occorre puntare da subito sull’identificazione rapida, la cooperazione obbligatoria dello straniero, il rafforzamento dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, il provvedimento unico di rimpatrio, la riduzione delle cause di rallentamento procedurale, la limitazione dell’abuso del contenzioso e accordi internazionali di rimpatrio fondati sul principio di condizionalità che leghi le varie forme di collaborazione tra Paesi. La tutela giurisdizionale deve restare garantita, ma non può trasformarsi in uno strumento dilatorio sistematico e il diritto di ricorso non può diventare un mezzo per eludere indefinitamente la legge. Lavoreremo ad accordi bilaterali vincolanti per l’esecuzione dei rimpatri, introducendo il concetto di lealtà sui rimpatri come condizionalità alla cooperazione politica, sociale ed economica. Anche i fondi europei per la cooperazione dovranno essere vincolati alla conclusione e al rispetto di accordi efficaci per i rimpatri.
Si rivedrà tutto l’impianto del sistema di espulsione, innanzitutto con un drastico aumento dei CPR, anche fuori dall’Unione Europea e facendo largo uso dei cosiddetti Paesi terzi sicuri. L’obiettivo è trasformare l’espulsione da misura teorica a strumento rapido, certo ed effettivo. Introdurremo anche un modello di reciprocità attiva, che trasforma l’accoglienza da costo passivo a percorso di lealtà: chi arriva – per motivi oggettivamente gravi e comprovati, rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione interazionale – deve lavorare, formarsi, contribuire secondo le proprie capacità al bene comune e rispettare le nostre norme e la nostra civiltà.
Parallelamente, il programma introduce criteri rigorosi per la concessione della cittadinanza: venti anni di residenza regolare e continuativa, livello di lingua C1, esami scritti e orali, comportamento onorevole, assenza di condanne penali e dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana, che sono i grandi retroterra dell’identità italiana ed europea e non riguardano i fenomeni storici e politici degli ultimi secoli su cui gli stessi italiani hanno chiaramente ricca varietà di storie e posizioni. La cittadinanza implica l’accettazione del dovere di difendere la Patria (art. 52 della Costituzione Italiana) e sarebbe una contraddizione voler assumersi il dovere di difendere una civiltà a cui non si appartiene e che non si riconosce come propria.
Piano di Remigrazione: 22 misure
Elenchiamo qui, in dettaglio, 22 misure del nostro Piano di Remigrazione:
- Impermeabilità dei confini nazionali: identificazione di approdi naturali fuori dall’Italia e pattugliamento. Di fronte all’assenza di una sufficiente governance comunitaria si rende necessario un intervento immediato volto a ripristinare la legalità e la sovranità statale attraverso la difesa dei nostri confini e, dati il collocamento e la fisionomia del Paese, con particolare riferimento a quelli marittimi. È dunque necessaria l’adozione di una politica volta ad interdire categoricamente la navigazione nelle nostre acque territoriali ai flussi migratori illegali, disponendo il tassativo divieto di attracco presso i nostri porti a qualsiasi imbarcazione che non sia stata preliminarmente ed espressamente autorizzata dalle autorità nazionali. Senza sovranità sui confini non c’è sovranità nazionale. Sotto il profilo geopolitico, tale misura si inserisce in una doverosa redistribuzione delle responsabilità internazionali: le imbarcazioni che intercettano o trasportano migranti dovranno essere formalmente invitate ad approdare altrove, per esempio a Malta, che rappresenta geograficamente il primo punto di approdo naturale per la maggior parte delle tratte che puntano ad approdare sulle coste italiane. Che anche i natanti delle ONG eludano le rotte verso l’isola maltese per puntare massivamente agli approdi in Italia è la riprova di logiche strumentali e di una precisa intenzione criminosa su cui è necessario intervenire con fermezza, tramite strumenti legislativi, esecutivi e giudiziari proporzionati che, fatta salva la vita delle persone, inibiscano il loro utilizzo strumentale, l’immigrazione clandestina e il sistema stesso delle partenze che regge sulla base della speranza di approdo alla meta desiderata, motivo per cui solo una stringente politica di sovranità sui confini può abbattere alla radice il traffico di esseri umani e il drammatico fenomeno dei morti in mare. Qualora la chiusura formale dei confini e l’interdizione dei porti non dovessero sortire gli effetti sperati nel breve periodo, il nostro programma politico prevede, in via subordinata e strettamente correlata all’inefficacia delle prime misure, l’attivazione delle massime misure di deterrenza e pattugliamento, con strumenti di logistica ordinaria (imbarcazioni) e di avvistamento tempestivo (strumentazioni tecnologiche di vario tipo) in modo da permettere l’intervento di presidio del confine. In tale ottica di rigorosa tutela dei confini nazionali, si ritiene che la difesa della sovranità nazionale e la sicurezza dei nostri mari richiedano l’attuazione di una impermeabilità dei confini efficiente e senza compromessi, anche con l’ausilio di droni di sorveglianza e sistemi radar militari all’avanguardia, per la pronta intercettazione delle imbarcazioni, evitando così sia approdi illegittimi che le anzidette catastrofi in termini di vite umane dovute alla prosecuzione dei viaggi in condizioni inidonee alla navigazione. Per garantire la reale efficacia dell’interdizione di navigazione disposta dalle autorità competenti, è necessario superare il blando regime delle sanzioni amministrative, trasformando la violazione dei divieti in un reato delittuoso. La certezza della pena e il rigore sanzionatorio penale costituiscono importanti deterrenti contro l’illegalità nelle nostre acque. Il nostro programma politico intende perciò stabilire un quadro sanzionatorio stringente e l’immediata attivazione del procedimento penale presso la Procura della Repubblica in caso di violazione dell’interdizione e l’estensione della responsabilità all’intera filiera: la responsabilità penale non dovrà ricadere solo sull’esecutore materiale; l’armatore e il proprietario della nave dovranno soggiacere alla medesima pena qualora abbiano concorso, per dolo o colpa (come nel caso di omessa vigilanza), alla violazione dei divieti di approdo o di prosecuzione della rotta. In caso poi di recidiva commessa con la stessa imbarcazione, o da parte di soggetti già condannati in via definitiva, le pene dovranno essere particolarmente severe, con la previsione della reclusione senza possibilità di misure alternative. La condanna per la violazione dell’interdizione comporterà sempre la confisca penale obbligatoria del mezzo, preceduta dal sequestro cautelare immediato dell’imbarcazione. Al fine di evitare che le norme speciali assorbano condotte criminose di maggiore gravità, l’applicazione delle sanzioni sopra indicate farà espressamente salvo il concorso con più gravi ipotesi di reato (ad esempio: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disastro colposo, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, etc.).
- Riforma del diritto di asilo e protezione: si propone il superamento dell’impianto obsoleto di gestione della domanda di protezione, intervenendo nella normativa al fine di impedire lo sbarco sul territorio nazionale e di far permanere i richiedenti, in attesa del vaglio della domanda, in Paesi sicuri al di fuori dell’Unione Europea, tramite accordi bilaterali. La casistica di applicazione degli strumenti di protezione sarà presidiata al fine di evitare estensioni, abusi e concessioni di protezione in assenza di pericolo molto grave. È necessario invertire la tendenza, inaugurata all’inizio degli anni 2000, che ha visto gli uffici competenti procedere a riconoscimenti di protezione quasi automatici e indiscriminati a interi gruppi etnici, a discapito di una corretta valutazione dei singoli casi.
- Domande di protezione e ricorsi presentati fuori dal territorio nazionale, negando alle mafie e agli scafisti la gestione della disperazione. Implementare l’accesso alla protezione internazionale ai confini dell’Europa e, per quanto ci riguarda, sulle coste del nord Africa e nelle aree di origine dei flussi migratori. In tali aree geografiche dovranno essere fondati centri di accoglienza e protezione situati in territori e Paesi ritenuti sicuri, gestiti a livello internazionale anche per l’equa ripartizione. All’interno di questo sistema, è considerata fondamentale una netta differenziazione tra chi è vittima di persecuzione politica e i profughi di guerra da un lato e migranti irregolari dall’altro. Si dovranno stipulare accordi contrattuali con i Paesi disposti a ospitare tali centri in raccordo con le rappresentanze diplomatiche. Presso questi centri regionali distaccati saranno insediate le sezioni dell’Ufficio per i rifugiati, nonché, eventualmente, appositi uffici giurisdizionali. Questi organi avranno la competenza giuridica esclusiva per la gestione dei procedimenti di asilo e per l’esame dei relativi ricorsi presentati dai richiedenti della regione in questione. Solo a seguito dell’effettivo riconoscimento dello status di protezione, i beneficiari otterranno il diritto di viaggiare e fare ingresso in Italia in modo sicuro e legale. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e percentualmente irrilevanti per la popolazione italiana che già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri.
- Certificazione da parte del personale medico militare. La gestione dell’immigrazione non può essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto. Riteniamo che il parere sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina.
- Accertamento Medico Obbligatorio per i MSNA Il sistema dei Minori Stranieri Non Accompagnati è stato trasformato in un racket economico. L’accertamento medico auxologico e radiografico deve essere immediato e obbligatorio: lo Stato non può fidarsi della sola autodichiarazione di soggetti palesemente adulti. Confondere i vulnerabili veri con chi truffa la legge significa rendersi complici delle organizzazioni criminali.
- La Gestione MSNA torna alle Prefetture. La questione dei minori stranieri non accompagnati, che sono per la stragrande maggioranza maschi tra 16 e 18 anni, è materia di ordine pubblico e sicurezza nazionale, non un onere da scaricare sui Comuni. La gestione deve tornare sotto l’egida esclusiva delle Prefetture, con visione strategica unitaria, mettendo termine al gravame costituito per i bilanci degli Enti Locali e ripristinando una più efficiente tracciabilità dei processi di gestione.
- Ripristino della legalità, contrasto alle frodi ed espulsioni immediate: tolleranza zero verso l’immigrazione irregolare. Futuro Nazionale rifiuta qualsiasi meccanismo di “sanatoria” per soggiorni irregolari e propone lo snellimento delle procedure di espulsione e l’applicazione di rimpatri immediati per i richiedenti che già si trovino sul territorio nazionale e la cui domanda risulti respinta, utilizzando gli aiuti allo sviluppo come leva diplomatica verso i paesi d’origine. Si attuerà un piano di costruzione di CPR in numero sufficiente alla gestione del problema, valutandone la dislocazione sul territorio nazionale e, soprattutto, in territorio estero.
- Esclusione della sospensione automatica dell’espulsione e ricorso giurisdizionale dal proprio paese d’origine o da Paese terzo sicuro, con riforma del procedimento amministrativo e giurisdizionale e rito accelerato per i rimpatri. Al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena, l’azione di governo si impegna a superare le attuali lungaggini burocratiche e procedurali, eliminando ogni automatismo che oggi blocca i provvedimenti di allontanamento. Si deve stabilire il principio cardine per cui la mera presentazione di un ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di espulsione non sospende in alcun modo l’allontanamento o l’esecuzione forzata dello stesso. Al fine quindi di arrestare la procedura di espulsione non sarà sufficiente l’impugnazione del provvedimento e l’interessato avrà l’onere di formulare una specifica e separata istanza cautelare. La sospensione dell’allontanamento avverrà solo e soltanto qualora tale richiesta venga espressamente accolta dal giudice, previa dimostrazione e riscontro di gravissimi motivi (quali il rischio reale, attuale e grave di subire trattamenti inumani o degradanti). Il diritto del cittadino straniero rimane poi pienamente garantito e l’interessato conserva la facoltà di presentare ricorso giurisdizionale dal proprio Paese d’origine, successivamente all’esecuzione del rimpatrio, nel pieno rispetto delle garanzie previste.
- Semplificazione e rigetto del lassismo nelle espulsioni, con implementazione di nuove cause del provvedimento di espulsione. Troppo spesso il legittimo diritto di espulsione esercitato dallo Stato viene ignorato una volta giunti al termine dell’iter giudiziario. Il nuovo assetto normativo dovrà mirare a eliminare i margini di discrezionalità valutativa che oggi rallentano o bloccano l’efficacia dei provvedimenti di allontanamento: la pericolosità sociale dello straniero che delinque dovrà ritenersi presunta, escludendo tassativamente che valutazioni soggettive sull’integrazione lavorativa o sociale possano sospendere l’espulsione, dovendosi ridurre i filtri protettivi legati ai motivi familiari. In presenza di condanne per reati di particolare gravità, l’espulsione sarà eseguita inderogabilmente, anche in deroga ai divieti legati ai legami familiari o alla presenza di figli minori sul territorio nazionale. Peraltro, l’automatismo dell’espulsione dovrà perfezionarsi in caso di recidiva anche per condanne con pene inferiori ai 2 anni e per tutti i delitti non colposi per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’obbligo di espulsione automatica dovrà essere esteso a una più vasta gamma di fattispecie penali, includendo specifici reati che evidenziano una fisiologica pericolosità sociale (ad esempio, delitti contro la persona e la pubblica amministrazione, delitti contro il patrimonio, criminalità organizzata, spaccio, etc.).
- Incentivi al rimpatrio volontario assistito e interventi nei Paesi di origine sulle cause profonde delle partenze. Si prevede la corresponsione di un contributo straordinario una tantum (corrisposto solo all’effettivo perfezionamento dell’abbandono del Paese) e del supporto legale e logistico per abbandonare volontariamente l’Italia. L’obiettivo è quello di garantire allo stesso tempo la riduzione della presenza straniera in Italia e la dignità della persona nel momento critico del rientro, offrendo uno strumento concreto per prevenire la marginalità sociale nei Paesi d’origine e trasformando il percorso di ritorno in un’opportunità di reale e sostenibile stabilizzazione. Si lavorerà anche nell’ambito della cooperazione diplomatica, economica, infrastrutturale coi Paesi di origine per intervenire su alcune delle cause profonde delle migrazioni.
- Stop ai “Decreti flusso massivi” e limitazione dell’immigrazione a numeri esigui e condizionati: l’immigrazione da Paesi extra-UE sarà rigidamente controllata, numericamente contingentata e basata su severi criteri qualitativi pre-ingresso (competenze linguistiche base già acquisite, qualifiche certificate e offerta di lavoro effettivamente disponibile). Metteremo fine ai Decreti flusso massivi, come quello del Governo di centrodestra del 2025 col quale è stato programmato l’ingresso di un ulteriore mezzo milioni di extracomunitari in tre anni.
- Facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i “lavori umili”: a sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il problema dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Tale problema, effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità. La prima riguarda, insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiani nei settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle risorse risparmiate grazie alle politiche di remigrazione di lungo termine (costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro. La seconda riguarda il vincolo all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al “principio di San Paolo” (chi non vuol lavorare neppure mangi) che abbiamo descritto nelle sezioni economiche del programma.
- Discriminazione culturale sulla migrazione regolare contingentata: gli ingressi per soddisfare parte delle necessità produttive del Paese, estremamente contingentati e subordinati alla presenza di tutti i requisiti di informazioni e accordo bilaterale per il rimpatrio immediato in caso di reati o cessazione del contratto di lavoro, saranno opzionati anche sulla base di un criterio di compatibilità culturale. Si darà dunque preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana, i cui dati mostrino una bassa inclinazione alla criminalità e coi quali i rapporti per i rimpatri si siano dimostrati efficaci. Il rispetto della nostra civiltà e l’assimilazione sono infatti favoriti dalle radici comuni: una piccola immigrazione di persone cristiane non mina l’unità culturale del nostro Paese che è oggi minacciata in primis da un’invasione maomettana di massa.
- Disincentivi alla scelta di emigrare in Italia: oggi il nostro Paese si caratterizza come un vero e proprio “Paese del Bengodi” per tutti, compresi i malviventi e gli scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge (anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili. L’assistenza per lo stato di grave bisogno sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di tutto il resto del mondo. Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate politiche, Futuro Nazionale ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti che, invece, fino ad oggi partivano – regolarmente e irregolarmente – puntando sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano.
- Stop ai ricongiungimenti familiari: il ricongiungimento familiare non sarà più considerato un diritto per chi non sia in possesso della cittadinanza. Oggi in Europa su 28 milioni di extracomunitari solo 12 hanno un lavoro, mentre gli altri 16 no. Parte di questi è costituita da coniugi e figli di lavoratori. Tuttavia, questi 16 milioni beneficiano di costi sociali come la sanità, la scuola, l’integrazione pubblica al costo dei servizi di trasporto ecc., anche laddove il padre di famiglia, trovandosi in no tax area, non contribuisce alla sostenibilità della finanza pubblica. Inoltre, come abbiamo spiegato, oggi l’immigrazione rappresenta per l’Italia e per il continente europeo una emergenza innanzitutto a causa dei numeri, che la qualificano come immigrazione di massa e, quindi, invasione de facto. Se dunque a condizioni normali sarebbe preferibile che i fenomeni migratori, eccezionali e numericamente limitati, riguardassero nuclei familiari stabili anziché individui sradicati, le condizioni odierni impongono misure diametralmente opposte per poter garantire l’equo utilizzo delle risorse pubbliche e la riduzione dell’impatto dell’immigrazione di massa. Lo stop ai ricongiungimenti familiari è dunque necessario per incidere sui numeri della presenza esotica anche nel nostro Paese. Si potranno valutare strumenti eccezionali di ricongiungimento della famiglia solo dopo anni di permanenza, comprovato rispetto delle regole e reddito sufficiente del lavoratore per farsi carico dei familiari e consistente contribuzione fiscale (molti immigrati in no tax area rappresentano, come descrivevamo poco sopra, un costo netto dal punto di vista dello Stato).
- Remigrazione dei regolari col modello dell’immigrazione rotazionale: si favorirà la remigrazione anche come ritorno al Paese di origine del lavoratore dopo aver svolto alcuni anni di lavoro nel nostro Paese, potendo beneficiare dei risparmi accumulati, del TFR e, eventualmente, di una quota di contributi previdenziali per lasciare il nostro Paese e fare ritorno alla propria terra col bagaglio di know-how acquisito e una importante dotazione economica per avviare attività di lavoro. In questo modo il lavoratore sarà incentivato a tornare a casa e sarà inibito il depauperamento sistematico di molti Paesi dell’Africa e dell’Oriente che oggi vengono privati della propria risorsa economica e sociale più importanti: i giovani in età lavorativa, trasferiti in Italia e in Europa per favorire gli interessi culturali dei nichilisti e quelli economici del grande capitale che vuol comprimere i salari senza alcun riguardo per il bene di lungo termine delle Nazioni.
- Incentivo fiscale al rientro degli italiani in età produttiva all’estero: si pensi a quanti cittadini italiani si trovano in Venezuela, in Brasile, in Argentina. Famiglie giovani, persone in età produttiva, italiani per ius sanguinis. Futuro Nazionale promuoverà la risposta immediata al problema demografico con una “remigrazione verso l’Italia”, cercando di attrarre nel nostro Paese gli italiani all’estero, mentre il piano di riattivazione demografica punterà a risolvere il problema in maniera strutturale e di lungo termine (vedi sezione “Misure economiche per la famiglia”).
- Superamento del multiculturalismo e nuovo paradigma di assimilazione: rigetto del modello multiculturale o interculturale, oggi configurato come creazione di comunità che rifiutano a priori i valori e i principi della nostra società. L’assimilazione deve diventare un percorso obbligatorio basato su padronanza della lingua italiana, rispetto dei valori fondamentali e autosufficienza economica, con sanzioni e revoche del permesso di soggiorno per chi rifiuta di rispettare la nostra civiltà e le nostre leggi. Futuro Nazionale rifiuta il relativismo culturale che mette sullo stesso piano i valori italiani, cristiani e greco-romani da un lato e qualunque usanza importata da fuori. Pur nel rispetto delle minoranze e della libertà di coscienza, nonché di tolleranza nei confronti delle religioni distanti dalle radici della nostra storia, il partito afferma che chi vive in Italia appartiene al popolo italiano solo se ne condivide i valori e gli ideali. Non saranno accettate pratiche fortemente incompatibili con i nostri principi (dalle mutilazioni genitali ai matrimoni forzati, per fare alcuni esempi): pur in modo elastico e non ideologico deve essere identificata una misura oltre la quale non è possibile portarsi. Viene ribadito con forza che chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato, ma non per questo diventerà italiano se non si assimila ai valori e ai principi storicamente consolidati della nostra comunità nazionale. Politiche di multiculturalismo spinto, che in passato hanno portato alla creazione di enclave etniche e culturali separate, sono fallimentari e non saranno più praticate.
- Trasparenza dei dati sulla criminalità: contrasto alla criminalità legata ai fenomeni migratori e riforma radicale dei sistemi di rilevazione statistica per garantire totale trasparenza circa il retroterra dei reati, superando le attuali omissioni istituzionali.
- Riforma della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana.
- Riforma della revoca di cittadinanza: Futuro Nazionale propone l’estensione della normativa per la revoca della cittadinanza per naturalizzazione, considerando ogni crimine violento contro la persona e la società una causa di revisione ex post attestante che il soggetto non è stato realmente assimilato. In questo modo, anche il cittadino naturalizzato potrà essere remigrato con la procedura di espulsione, come conseguenza della revoca della cittadinanza.
- Reati commessi dai cittadini dell’Unione Europea. Per i cittadini UE che delinquono sul territorio nazionale, si prevede un’azione di governo determinata attraverso un’interpretazione estensiva della nozione di “gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza”. In tal senso, verranno definite e tipizzate per legge le specifiche condotte criminali che costituiscono una minaccia tale da giustificare l’immediato allontanamento dal territorio nazionale italiano.
In conclusione, le menzionate misure condurranno gradualmente l’Italia a ripristinare una eccezionale e contingentata presenza di persone non italiane sul territorio nazionale, ripristinando la sicurezza, le condizioni di esistenza dell’unità di popolo, facendo cessare fenomeni di alienazione e sradicamento degli ospiti e della popolazione ospitante. L’immigrazione da Paesi extra-UE sarà una eccezione praticata esclusivamente nei limitati casi di necessità occupazionale non colmabile né tramite le risorse interne né attraverso i flussi interni all’Unione Europea, così come nei casi di personale con titoli di studio qualificanti, individuati nominalmente con richiesta ad personam del datore di lavoro italiano. La presenza di lavoratori stranieri sarà comunque subordinata a criteri di discriminazione e preferenza su base di compatibilità culturale, agli accordi internazionali coi Paesi di origine e al rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e senza alcun impatto sociale. Saranno tassativamente accertati prima dell’ingresso sul territorio nazionale il possesso di qualifiche certificate, adeguate competenze linguistiche e di una proposta di lavoro già formalizzata. Sarà garantita l’estensione del diritto di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi che abbiano completato il proprio percorso di studi universitari presso gli atenei italiani e, in possesso del titolo di studio accademico, lavorino nel nostro Paese. La facoltà di determinare autonomamente la qualità e la quantità degli ingressi costituisce una declinazione imprescindibile della sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o privati.
Dal programma nazionale di Futuro Nazionale, pubblicato sulla pagina ufficiale del partito.