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Dottrina economica e Fiscalità

2597 parole · 13 min di lettura

Libertà economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato

Futuro Nazionale promuove un modello di sviluppo fondato sulla proprietà diffusa, sul merito, sul valore dell’impresa e del lavoro, sulla libertà economica, sulla solidarietà comunitaria e sulla tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio della sovranità economica. L’obiettivo è costruire un’Italia più prospera, competitiva e socialmente coesa, nella quale crescita economica, benessere delle famiglie, valorizzazione delle eccellenze produttive e rafforzamento dell’autonomia economica procedano insieme. L’iniziativa privata, l’impresa, il lavoro autonomo e il lavoro dipendente adeguatamente retribuiti, le professioni, il risparmio, la libera concorrenza rappresentano il motore ordinario della crescita. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma creare condizioni favorevoli allo sviluppo: regole stabili, fisco più semplice, burocrazia più leggera, infrastrutture efficienti e tutela della concorrenza.

Nei settori decisivi per la sovranità economica, la continuità produttiva e l’autonomia tecnologica, lo Stato deve però esercitare una funzione di indirizzo, garanzia e presidio proporzionato, avendo sempre come obiettivo la tutela e il perseguimento del bene comune. Energia, infrastrutture, credito, risparmio, tecnologie strategiche e filiere produttive essenziali richiedono strumenti adeguati di protezione e di indirizzo. Golden Power, Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale e politiche di sostegno alle filiere non devono diventare forme di dirigismo, ma strumenti selettivi per concorrere allo sviluppo dell’economia nazionale, affrontando crisi internazionali, dipendenze esterne, acquisizioni ostili e rischi per la continuità industriale del Paese.

Di fronte alle sfide di una globalizzazione dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di divorare il made in Italy, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo economico e sociale. Ad una sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”), Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie. Mentre altri sognano come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie.

Una società è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori partecipi dei risultati dell’attività economica. Per questo il programma favorisce la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa e l’azionariato diffuso, mediante strumenti fiscali semplici e incentivanti, rafforzando la corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo alla ricostruzione della classe media produttiva. La cornice di riferimento della dottrina economica di Futuro Nazionale è dunque, in opposizione a quella del conflitto di classe, quella di una cooperazione tra classi e tra corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina Sociale della Chiesa.

Per perseguire tutti questi obiettivi la premessa fondamentale è quella di riconquistare spazi di sovranità economica e fiscale rispetto all’incombente presenza dell’Unione Europea che vincola e reprime le potenzialità di sviluppo delle Nazioni, a cominciare dalla nostra Italia, e le rende ancora più deboli ed esposte alle derive negative della globalizzazione.

Una fiscalità per crescita, famiglia e produzione

Il sistema tributario deve tornare a essere semplice, stabile, comprensibile e orientato alla crescita. Un fisco eccessivamente complesso produce costi economici e amministrativi che penalizzano famiglie, professionisti e imprese quasi quanto l’eccesso di imposizione. La semplificazione non è quindi un aspetto accessorio della riforma fiscale, ma una componente essenziale della riduzione del carico che grava sul sistema produttivo. La riduzione della pressione fiscale, con particolare attenzione al cuneo fiscale, rappresenta un obiettivo strategico da perseguire con un percorso graduale, sostenibile e verificabile. Tale percorso dovrà fondarsi su semplificazione normativa, ampliamento della base imponibile, recupero dell’evasione organizzata, revisione della spesa improduttiva e monitoraggio costante degli effetti economici e finanziari.

La scellerata politica del passaggio da “tassare le persone” a “tassare le cose”, che suona bene perché le persone percepiscono di non venire più tassate, è stato uno strumento di grave aggressione alla proprietà anziché alla ricchezza e che ha arrecato danni soprattutto a chi ha bassi redditi o non ne ha: chi non ha entrate, come può pagare tasse e bolli legati alla mera proprietà della motocicletta, dell’automobile, della seconda casa ereditata dal nonno? Un sistema fiscale così pervasivo da voler aggredire anche i beni che non producono reddito deve certamente essere rivisto per tornare alla ragionevolezza. Le risorse pubbliche dovranno essere orientate progressivamente verso investimenti capaci di sostenere produttività, natalità, innovazione, occupazione e competitività, privilegiando interventi strutturali rispetto a misure temporanee o emergenziali.

La credibilità della riduzione fiscale dipende dalla capacità di collegarla a un metodo di spesa chiaro, misurabile e compatibile con gli equilibri di finanza pubblica, ma anche dalla possibilità di reperire le risorse finanziari necessarie attraverso una rinnovata sovranità economica e maggiori flessibilità e possibilità di deroga ai vincoli finanziari oggi imposti dall’Unione europea. Per questo nel rapporto con l’Unione europea e con gli organismi internazionali, Futuro Nazionale sostiene una linea di realismo e tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio di una vera sovranità economica. Le regole comuni devono favorire crescita, competitività, tutela del risparmio e coesione sociale. Quando producono effetti penalizzanti per il sistema produttivo italiano, il Governo dovrà promuoverne la revisione attraverso strumenti istituzionali, alleanze politiche internazionali e proposte tecnicamente fondate, non avendo paura di esercitare il proprio potere di veto.

In particolare, bisognerà intervenire per porre rimedio alla sciagurata firma da parte del Governo Meloni del nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo, che ha imposto vincoli ancora più stringenti alla nostra capacità di spesa per investimenti produttivi. Per ottenere questo risultato Futuro Nazionale non vede altra strada che quella di esercitare il nostro potere di veto sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, perché fino ad ora le uniche deroghe che sono state concesse da una Commissione europea troppo subalterna alla Germania sono state quelle per le spese per il “riarmo europeo” e per il “green deal”: non vere necessità nazionali e continentali, ma attuazioni di indirizzi ideologici nocivi per i popoli europei.

In questa prospettiva Futuro Nazionale ritiene necessaria una revisione organica dei Trattati su cui si fonda l’Unione europea, ritenendo che l’attuale architettura istituzionale sia stata concepita in un contesto profondamente diverso e, comunque, secondo un’ideologia ordo-liberista la cui conformità al perseguimento del bene comune è stata ormai smentita dai fatti. Tale architettura, quindi, deve essere aggiornata per rispondere alle trasformazioni intervenute negli ultimi decenni, ripristinare il primato del bene comune, oggetto della politica, come criterio di armonizzazione delle istanze private e rafforzare competitività, sussidiarietà, sicurezza economica, giustizia sociale e cooperazione internazionale, nel pieno rispetto degli interessi nazionali degli Stati membri. Le idilliache previsioni sull’unione monetaria si sono rivelate un terribile inganno per il ceto produttivo e i lavoratori italiani.

Oggi la possibilità di una revisione delle regole comuni europee non può ignorare quanto nel frattempo sopravvenuto e le condizioni reali di esercizio dell’azione politica, bilanciando ipotesi e coordinando tempi, modi, alleanze e circostanze per ottenere un miglioramento delle condizioni economiche dell’Italia e la mitigazione di ogni potenziale effetto avverso delle possibili strategie di revisione. In questa materia non c’è spazio per tifoserie come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che sempre si sono risolte da un lato nell’obbedienza servile ad ogni ordine di Bruxelles e, dall’altro, in roboanti dichiarazioni di rottura a cui non è poi seguita alcuna seria strategia operativa. Sarà solo la promozione di una revisione organica dei Trattati, condotta con perizia e ove la complessità lo consenta senza ledere il lavoro e la produttività del Paese, a poter garantire l’inderogabile tutela degli interessi nazionali degli Stati membri e, in primis, dell’Italia.

La Costituzione resta il riferimento fondamentale dell’azione pubblica. Nel rispetto degli impegni internazionali, ogni vincolo dovrà essere interpretato e, ove necessario, ridiscusso alla luce dell’interesse nazionale, della tutela del lavoro e della capacità produttiva del Paese. Per questo Futuro Nazionale propone una riforma che ribadisca in modo esplicito e indiscutibile la prevalenza dei principi della Costituzione italiana rispetto ad ogni genere di trattati internazionali, inclusi quelli europei.

Le nostre proposte fiscali prioritarie:

Fondo Sovrano, credito, risparmio e previdenza

Futuro Nazionale propone l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale quale strumento di investimento strategico destinato a sostenere infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane. Il Fondo dovrà operare con criteri di trasparenza, sostenibilità economica e indipendenza gestionale, mobilitando risorse pubbliche selettive, investitori istituzionali e risparmio nazionale. Il Fondo potrà intervenire, anche temporaneamente, nella tutela degli asset strategici quando siano esposti ad acquisizioni ostili o a situazioni capaci di compromettere sicurezza economica, continuità delle filiere produttive o autonomia tecnologica del Paese, in coordinamento con gli strumenti di Golden Power. L’obiettivo è conciliare libertà di mercato e tutela degli interessi strategici nazionali, evitando sia il dirigismo permanente sia l’abbandono degli asset essenziali a logiche speculative di breve periodo.

La politica economica non può prescindere da un sistema del credito efficiente e orientato allo sviluppo dell’economia reale. Famiglie, professionisti e imprese dipendono ancora in larga misura dal finanziamento bancario; per questo tutela del risparmio, rafforzamento delle banche territoriali, credito cooperativo e pluralità degli strumenti finanziari sono elementi essenziali della sovranità economica nazionale. La presenza dello Stato dovrà limitarsi alla tutela delle infrastrutture finanziarie strategiche, della stabilità del sistema e della concorrenza, evitando concentrazioni eccessive e favorendo il finanziamento dell’economia reale. Il risparmio italiano deve essere protetto e, ove possibile, orientato verso investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione e crescita delle imprese. La riforma previdenziale deve garantire stabilità, equità e sostenibilità nel lungo periodo, superando il ricorso continuo a misure temporanee e deroghe annuali.

L’obiettivo programmatico di Futuro Nazionale è consentire il pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, attraverso un percorso graduale compatibile con gli equilibri finanziari e demografici del sistema previdenziale. Particolare attenzione sarà riservata ai lavori usuranti, alle carriere discontinue, ai giovani con ingresso tardivo nel mercato del lavoro, ai lavoratori autonomi e alle donne con figli, riconoscendo il valore sociale della maternità mediante correttivi previdenziali da introdurre secondo criteri di sostenibilità e che prevedano un significativo abbassamento dell’età pensionabile sulla base del numero dei figli avuti. Parallelamente sarà incentivata la previdenza complementare, rafforzandone l’educazione finanziaria e ampliando progressivamente la deducibilità fiscale dei relativi versamenti, con l’obiettivo di integrare le future pensioni e favorire investimenti nell’economia reale nazionale.

Una proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale

Futuro Nazionale propone di valutare l’introduzione della moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondato sulla circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti, senza configurare una moneta alternativa. La formulazione deve essere tecnica e prudente: non uno strumento di rottura, ma un meccanismo ordinato di liquidità fiscale e compensazione. L’obiettivo è favorire investimenti produttivi, compensazione tra debiti e crediti verso la Pubblica Amministrazione e sostegno all’economia reale, limitando il ricorso a nuovo debito finanziario. L’eventuale introduzione dovrà avvenire gradualmente, attraverso una ricognizione dei crediti fiscali esistenti, seguita da sperimentazioni circoscritte, integralmente tracciabili e sottoposte a monitoraggio indipendente. La circolazione resterà volontaria, regolata e trasparente, nel rispetto della stabilità del sistema economico e della certezza giuridica. Ogni estensione dovrà essere subordinata alla verifica degli effetti su investimenti, gettito, liquidità, tempi di pagamento e crescita economica.

Dal programma nazionale di Futuro Nazionale, pubblicato sulla pagina ufficiale del partito.