Sussidiarietà e riforma dell’architettura pubblica
2303 parole · 12 min di lettura
Dall’autonomia raccontata alla sussidiarietà verticale realizzata: il nostro Paese ha bisogno di una politica che esalti le differenze, le peculiarità storiche, culturali e sociali dell’Italia intera, la quale affonda le proprie radici nella cultura cristiana, romana e greca, così come di tutte le specificità regionali e locali che, quale mirabile mosaico, compongono l’armonia di quello che è uno dei Paesi più densi al mondo per varietà e ricchezza, potendo forse dire che uno dei caratteri più propri della Patria italiana è proprio quello di essere “Patria delle piccole patrie”, delle tante terre, degli ottomila campanili, elemento che va a costituire così uno degli imprescindibili tratti dell’identità nazionale; in questo senso è del tutto contradditorio, nel nostro Paese ancor più che negli altri, opporre territorialità e nazionalità, impugnando le appartenenze regionali contro la comune identità italiana e romana o, viceversa, impugnando l’identità nazionale contro i consorzi inferiori che scendono via via fino al più concreto, quello della famiglia.
Per tali ragioni e nella perfetta applicazione del principio cristiano e, peraltro, costituzionale, della sussidiarietà, anche l’ordinamento interno e l’architettura istituzionale devono rappresentare organicamente tale ricchezza e pluralità dello Stivale. Futuro Nazionale, dunque, sostiene e promuove un processo di riforma che favorisca maggiori responsabilità e risorse alle comunità locali in tutte quelle materie la cui devoluzione non ostacoli la realizzazione dell’interessa nazionale (si pensi alla materia della difesa) e che le Regioni e – soprattutto – i Comuni possono efficacemente svolgere in autonomia e sussidiarietà. Anche dal punto di vista della responsabilizzazione della classe politica e per permettere un maggiore controllo sull’impiego delle risorse fiscali, è da promuovere una maggior autonomia delle Regioni nell’impiego e nella gestione delle risorse, riducendo le anomalie di eccessivo residuo fiscale regionale attivo, introducendo strumenti come i costi standard per evitare gli sprechi ma permettendo poi alle Regioni più virtuose di usare liberamente gli avanzi generati dalle buone pratiche, senza sottrarre risorse essenziali e storicamente parametrate alle altre realtà territoriali.
Purtroppo, oggi, pur facendo un gran parlare di autonomia, le proposte portate avanti dalle forze del centrodestra non ripartiscono risorse e, soprattutto, non permettono alle Regioni virtuose di utilizzare gli avanzi generati. Certamente il senso di responsabilità per il comune destino dell’Italia e la necessità di tenuta del sistema Paese rendono necessari anche strumenti di controllo, di perequazione solidale e di rilancio delle aree svantaggiate, ma lo svantaggio non può diventare la copertura per classi politiche locali incapaci di gestire le finanze pubbliche e impegnate a disperdere risorse in modo improduttivo coi soldi dei cittadini residenti altrove. Un miglior meccanismo di utilizzo delle risorse su base territoriale permetterebbe inoltre, tanto al nord quando al sud, un maggior controllo da part degli elettori sull’impiego del proprio contributo fiscale da parte di un organismo politico a loro più vicino. Inoltre, Futuro Nazionale rigetta ogni idea di autonomia pensata in senso rivoluzionario che, attaccando l’ordine naturale e valori della nostra civiltà e della Nazione, voglia aumentare i poteri delle Regioni per introdurre nuove pratiche nichiliste in materia di vita e di famiglia, per esempio facilitando l’omicidio del consenziente.
Infine, la nostra riforma per la Sussidiarietà Verticale metterà al centro i Sindaci, la prima e più concreta interfaccia delle istituzioni sul territorio, con un nuovo criterio di compartecipazione IRPEF che darà ai territori più risorse, più responsabilità e più libertà. Alcune delle nostre proposte:
Elezione popolare diretta del Presidente della Repubblica.
- Indicazione popolare del Presidente del Consiglio in ogni contesto di legge elettorale maggioritaria. Se i partiti si presentano come coalizione, quindi già configurando la proposta di maggioranza parlamentare, il nome del premier di riferimento deve già essere indicato e il primo incarico esplorativo per la costituzione del Governo dovrà essere assegnato dal Capo dello Stato al premier della coalizione che ha ottenuto più del 50% dei seggi in entrambi i rami del Parlamento.
- Assunzione di responsabilità politica nelle nomine per incarichi in Enti pubblici o società partecipate. Stante la fattiva concertazione tra forze politiche e tra Ministeri nella scelta degli organismi di vertice delle società a controllo pubblico, che tiene conto delle competenze tecniche e del peso politico delle dette forze (in quanto l’indirizzo aziendale in molti settori dipende anche dagli obiettivi politici e valoriali di riferimento, non essendo esauribile in una mera valutazione tecnica dei titoli), dovrà risultare dagli atti nomina il nome del Ministro o del soggetto politico proponente, così che i cittadini possano più facilmente valutare l’azione politica dei vari partiti e dei vari Ministri nei risultati conseguiti dalle aziende pubbliche.
- Legge elettorale con preferenze e senza alternanza e quote di genere. La sfiducia nella politica ha raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa, con tornate caratterizzate addirittura da un’affluenza della metà del corpo elettorale. La politica deve fare un esame di coscienza sulla qualità della propria classe politica, sulla fedeltà ai valori, sulla capacità di ascoltare i cittadini e parlare loro. Innanzitutto, occorre prendere di petto la situazione e dare ai cittadini strumenti che permettano loro di tornare ad esprimersi nella valutazione delle proposte politiche in modo più diretto e meno vincolato, superando la distanza e il senso di inutilità che oggi percepiscono rispetto allo strumento del voto. Per fare ciò, occorre ridare loro la parola, senza vincolarli a liste alternate, a quote predefinite, a listini bloccati o ad obblighi di preferenze sessualmente alternate, a nomi la cui priorità di elezione è definita dalla segreteria di partito che pare voler dare l’illusione della pluralità offrendo sì una lista composita ma il cui esito in termini elettorali è predeterminato. Una nuova legge elettorale dovrà dunque proporre liste di candidati liberamente scelti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, facendo decidere ai cittadini quale o quali tra questi votare. Senza altre regole, senza altri meccanismi nascosti. Infine, dovrà essere garantita la possibilità di sottoscrivere le liste dei candidati anche per via telematica, con idonee procedure di verifica dell’identità.
- Sistema delle spoglie (spoils system). Per Futuro Nazionale l’assunzione di responsabilità politica di chi vince le elezioni deve essere reale e integrale. Ciò significa da un lato impedire che le nomine precedentemente effettuate vadano a inibire, condizionare o rallentare chi ha il mandato per operare le scelte politiche e, dall’altro lato, che la politica non possa più scaricare le responsabilità su presunti rallentamenti operati da una macchina burocratica ostile anche quando tale fenomeno non si verifica. Sosteniamo quindi una estensione del principio dello “spoils system”, garantendo l’organico a tempo indeterminato dell’apparato pubblico e parapubblico ma dando piena libertà alla politica di individuare le figure dirigenziali. In questo modo gli incarichi dirigenziali, ove possibile, saranno a tempo, senza perdere il collocamento ordinario in organico se esso è precedentemente acquisito o vinto per concorso. A maggior ragione, sosteniamo l’estensione della possibilità di nominare Dirigenti non precedentemente presenti nell’organico istituzionale o aziendale (osservando ovviamente i limiti di sostenibilità economica).
- Stop agli automatismi. Eliminazione degli avanzamenti di carriera automatici nella Pubblica Amministrazione: essi dovranno sempre essere legati al raggiungimento dei risultati previsti e misurati con gli strumenti di valutazione previsti dalla normativa.
- Sussidiarietà verticale per le Regioni: una autonomia differenziata, vera ed equa. Attuazione dell’autonomia territoriale, come applicazione del principio di sussidiarietà e per la valorizzazione delle specificità e capacità dei territori, nel contesto della garanzia assoluta dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni). Lo Stato mantiene la responsabilità primaria di garantire gli stessi servizi fondamentali a ogni cittadino, indipendentemente dal luogo di residenza. L’autonomia dovrà, inoltre, essere davvero un innesco di pratiche virtuose, dando la possibilità alle Regioni che generano risparmi a parità di trasferimenti storici di utilizzare tali avanzi liberamente per altre finalità inerenti afferenti alle competenze regionali. Non sarà lasciato spazio ad alcun tentativo di utilizzare un concetto formale e procedurale di “autonomia” che, opponendosi alla vera sussidiarietà, rivendichi per il livello istituzionale più basso la facoltà rivoluzionaria di sovvertire l’ordine naturale e introdurre contro la nostra civiltà e contro la cultura nazionale una nuova legislazione in materia, per esempio, di famiglia e di fine vita.
- Sussidiarietà verticale per i Comuni: una riforma per il protagonismo dei Sindaci. Oggi, in tempi di sfiducia nei confronti della politica e di mancata affluenza elettorale, l’ultimo presidio politico che resiste è quello dei Sindaci: a contatto coi cittadini, eletti in modo diretto e senza mediazioni, con schede che contengono le preferenze per il Consiglio Comunale. I cittadini si sanno e si sentono meno presi in giro e giudicano la propria volontà meno eludibile quando si tratta di eleggere i Sindaci nei Comuni. Il principio di sussidiarietà (menzionato dall’art. 118 della Costituzione) ci dice che “siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare” (Pio XI P.P., Quadragesimo anno, 15 maggio 1931). Per queste ragioni i Comuni rappresentano il più basilare consorzio dell’ordinamento civile, secondo solo a quello perfettamente naturale della famiglia. Nel dibattito spesso ideologico tra centralismo e autonomie finte o, peggio, disgregative e volte al progressismo ideologico, Futuro Nazionale sceglie la via classica del principio di sussidiarietà e mette al centro della propria riforma il ruolo dei Sindaci, sostenuto da risorse economiche vere e ai quali si dia vera responsabilità. Del resto per i cittadini la spesa comunale è anche la più agevole da controllare, verificare e giudicare, per la vicinanza tra investimento e decisione di spesa, per la conoscenza diretta delle figure impegnate nell’Amministrazione Locale, per la facile accessibilità della documentazione e di alcuni snodi del procedimento decisionale (ad esempio, le adunanze dei Consigli Comunali). Futuro Nazionale propone dunque di assegnare una importante quota di compartecipazione IRPEF (non limitata all’addizionale comunale) dei cittadini alle casse del Comune di residenza, con piena libertà di destinazione e di impiego da parte dell’Ente. Mentre oggi l’IRPEF viene quasi integralmente trasferita allo Stato centrale che effettua trasferimenti alle Regioni, le quali redistribuiscono una parte di tali trasferimenti ai Comuni, anche attraverso bandi specifici e vincolanti (per le scuole, per le rotatorie, per progetti ideologici, ecc.) a utilizzi specifici. Il Comune si vede così riassegnata, oggi, parte della contribuzione dei propri cittadini attraverso un complesso percorso di trasferimenti e dovendo sottostare alle finalità indicate di volta in volta da strumenti regionali e nazionali, in periodi in cui magari le risorse sarebbero utili per altro. La nostra idea è dunque quella di lasciare una parte sufficientemente consistente del gettito IRPEF ai Comuni, così da premiare la capacità di un Ente di stimolare la produzione di ricchezza, valorizzare le scelte di indirizzo di spesa fatte dai Comuni e responsabilizzare i Sindaci. Questa potente modifica dell’architettura fiscale sarà accompagnata da una revisione delle competenze per un equilibrio maggiormente favorevole ai Sindaci, mentre un Fondo di Solidarietà e Perequazione sosterrà i servizi dei Comuni svantaggiati e in cui il gettito IRPEF non sia sufficiente a garantire gli obiettivi comunali standard. Ovviamente, l’ampia componente del gettito IRPEF oggi destinata a sostenere funzioni dello Stato e delle Regioni non devolvibili agli Enti Locali continuerà ad essere trasferita allo Stato o alle Regioni per l’assolvimento dei rispettivi compiti. Infine, la nostra riforma, in ragione della maggiore attuazione del principio di sussidiarietà e della responsabilizzazione della politica comunale, concederà ai Comuni un maggiore spazio di libertà nella determinazione dell’entità del tributo, potendo applicare un’aliquota comunale negativa, a riduzione dell’aliquota standard, dato che in tal caso il ridotto gettito non andrà a generare ammanchi nelle casse dello Stato ma riguarderà la componente IRPEF che in ogni caso rimarrebbe al Comune per il finanziamento delle competenze comunali. In questo modo sarebbe reso più esplicito al cittadino il nesso tra (una componente della) pressione fiscale e servizi effettivamente ricevuti, potendo anche confrontare in modo concorrenziale le politiche adottate da altri Comuni, con l’innesco di un meccanismo comparativo virtuoso che porti la politica comunale ad essere sempre più responsabile. È in questo modo che, nella visione di Futuro Nazionale, si attuerà la vera declinazione della sussidiarietà nella cornice della Nazione e si ripristinerà la fiducia dei cittadini in una nuova classe politica all’altezza del proprio compito.
- Semplificazione. Rimozione degli ostacoli burocratici per sbloccare investimenti e cantieri.
- Certezza Temporale. Estensione degli istituti del silenzio-assenso e, ove necessario, del silenzio-rigetto (con facoltà di impugnazione e assunzione di responsabilità dell’ente pubblico che ha rigettato) per garantire risposte in tempi certi.
- Digitalizzazione. Istituzione di sportelli unici digitali e riduzione di tempi per l’apertura di nuove attività imprenditoriali e dei costi per la Pubblica Amministrazione, introducendo anche modelli di Intelligenza Artificiale per le funzioni meccanizzabili, con la gradualità utile a non inibire l’accesso ai servizi per i cittadini più anziani e non attrezzati con le competenze digitali.
Futuro Nazione, dunque, sostiene una energica riforma dell’architettura dello Stato, col fine di rendere più forte, efficiente e adeguato il modello di sovranità dell’Italia, anche per una migliore valorizzazione del mosaico tipicamente italiano di densa fioritura delle differenze, incluse le lingue e i dialetti locali, come “Patria delle piccole patrie”, di specificità che declinano in molteplici e differenti modi, di territorio in territorio, ciò che nei secoli ha fatto grande l’Italia davanti all’Europa e al mondo. Di fronte alle più variegate interpretazioni dei concetti di “autonomia” e “federalismo”, spesso recepiti secondo un’ermeneutica relativista che va a rivendicare solo forme procedurali dell’autodeterminazione anziché valorizzare il ruolo sostanziale di una architettura multilivello in cui il criterio di bene comune sia invece chiaro, la parola che noi pronunciamo con fierezza, contro ogni forma di statalismo e di libertarismo nichilista, è “sussidiarietà”. Questa la parola che ci offre la dottrina politica tradizionale cristiana, questo il concetto che vogliamo rendere nuovamente protagonista della politica italiana. L’antica tradizione romana ci ha insegnato, nella sua architettura che saliva dall’autorità del pater familias a quella dell’Impero, il senso autentico della libertà e che ciascuno, al proprio livello, partecipa di quella che è la sovranità, fonte della decisione per diritto naturale.
Dalla prima e seconda parte (di tre) del programma nazionale di Futuro Nazionale, documento ufficiale del 24 agosto 2026. La pagina del partito ne pubblica solo la prima parte.