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Sussidiarietà e riforma dell’architettura pubblica

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Dall’autonomia raccontata alla sussidiarietà verticale realizzata: il nostro Paese ha bisogno di una politica che esalti le differenze, le peculiarità storiche, culturali e sociali dell’Italia intera, la quale affonda le proprie radici nella cultura cristiana, romana e greca, così come di tutte le specificità regionali e locali che, quale mirabile mosaico, compongono l’armonia di quello che è uno dei Paesi più densi al mondo per varietà e ricchezza, potendo forse dire che uno dei caratteri più propri della Patria italiana è proprio quello di essere “Patria delle piccole patrie”, delle tante terre, degli ottomila campanili, elemento che va a costituire così uno degli imprescindibili tratti dell’identità nazionale; in questo senso è del tutto contradditorio, nel nostro Paese ancor più che negli altri, opporre territorialità e nazionalità, impugnando le appartenenze regionali contro la comune identità italiana e romana o, viceversa, impugnando l’identità nazionale contro i consorzi inferiori che scendono via via fino al più concreto, quello della famiglia.

Per tali ragioni e nella perfetta applicazione del principio cristiano e, peraltro, costituzionale, della sussidiarietà, anche l’ordinamento interno e l’architettura istituzionale devono rappresentare organicamente tale ricchezza e pluralità dello Stivale. Futuro Nazionale, dunque, sostiene e promuove un processo di riforma che favorisca maggiori responsabilità e risorse alle comunità locali in tutte quelle materie la cui devoluzione non ostacoli la realizzazione dell’interessa nazionale (si pensi alla materia della difesa) e che le Regioni e – soprattutto – i Comuni possono efficacemente svolgere in autonomia e sussidiarietà. Anche dal punto di vista della responsabilizzazione della classe politica e per permettere un maggiore controllo sull’impiego delle risorse fiscali, è da promuovere una maggior autonomia delle Regioni nell’impiego e nella gestione delle risorse, riducendo le anomalie di eccessivo residuo fiscale regionale attivo, introducendo strumenti come i costi standard per evitare gli sprechi ma permettendo poi alle Regioni più virtuose di usare liberamente gli avanzi generati dalle buone pratiche, senza sottrarre risorse essenziali e storicamente parametrate alle altre realtà territoriali.

Purtroppo, oggi, pur facendo un gran parlare di autonomia, le proposte portate avanti dalle forze del centrodestra non ripartiscono risorse e, soprattutto, non permettono alle Regioni virtuose di utilizzare gli avanzi generati. Certamente il senso di responsabilità per il comune destino dell’Italia e la necessità di tenuta del sistema Paese rendono necessari anche strumenti di controllo, di perequazione solidale e di rilancio delle aree svantaggiate, ma lo svantaggio non può diventare la copertura per classi politiche locali incapaci di gestire le finanze pubbliche e impegnate a disperdere risorse in modo improduttivo coi soldi dei cittadini residenti altrove. Un miglior meccanismo di utilizzo delle risorse su base territoriale permetterebbe inoltre, tanto al nord quando al sud, un maggior controllo da part degli elettori sull’impiego del proprio contributo fiscale da parte di un organismo politico a loro più vicino. Inoltre, Futuro Nazionale rigetta ogni idea di autonomia pensata in senso rivoluzionario che, attaccando l’ordine naturale e valori della nostra civiltà e della Nazione, voglia aumentare i poteri delle Regioni per introdurre nuove pratiche nichiliste in materia di vita e di famiglia, per esempio facilitando l’omicidio del consenziente.

Infine, la nostra riforma per la Sussidiarietà Verticale metterà al centro i Sindaci, la prima e più concreta interfaccia delle istituzioni sul territorio, con un nuovo criterio di compartecipazione IRPEF che darà ai territori più risorse, più responsabilità e più libertà. Alcune delle nostre proposte:

Elezione popolare diretta del Presidente della Repubblica.

Futuro Nazione, dunque, sostiene una energica riforma dell’architettura dello Stato, col fine di rendere più forte, efficiente e adeguato il modello di sovranità dell’Italia, anche per una migliore valorizzazione del mosaico tipicamente italiano di densa fioritura delle differenze, incluse le lingue e i dialetti locali, come “Patria delle piccole patrie”, di specificità che declinano in molteplici e differenti modi, di territorio in territorio, ciò che nei secoli ha fatto grande l’Italia davanti all’Europa e al mondo. Di fronte alle più variegate interpretazioni dei concetti di “autonomia” e “federalismo”, spesso recepiti secondo un’ermeneutica relativista che va a rivendicare solo forme procedurali dell’autodeterminazione anziché valorizzare il ruolo sostanziale di una architettura multilivello in cui il criterio di bene comune sia invece chiaro, la parola che noi pronunciamo con fierezza, contro ogni forma di statalismo e di libertarismo nichilista, è “sussidiarietà”. Questa la parola che ci offre la dottrina politica tradizionale cristiana, questo il concetto che vogliamo rendere nuovamente protagonista della politica italiana. L’antica tradizione romana ci ha insegnato, nella sua architettura che saliva dall’autorità del pater familias a quella dell’Impero, il senso autentico della libertà e che ciascuno, al proprio livello, partecipa di quella che è la sovranità, fonte della decisione per diritto naturale.

Dalla prima e seconda parte (di tre) del programma nazionale di Futuro Nazionale, documento ufficiale del 24 agosto 2026. La pagina del partito ne pubblica solo la prima parte.