Valori non negoziabili: demografia, vita, famiglia e identità cristiana
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Sul tema delle radici fondamentali, del diritto naturale e della difesa della nostra civiltà, definiti appunto come “valori non negoziabili” dal magistero di Papa Benedetto XVI, Futuro Nazionale assume posizioni ispirate ai valori tradizionali e naturali, con una particolare enfasi sulla tutela della famiglia naturale, della vita della persona umana sin dal concepimento e fino alla sua morte naturale e della libertà intesa in senso classico. Futuro Nazionale respinge tanto il relativismo etico quanto l’imposizione ideologica di nuove visioni woke contrarie ai principi del bene e dell’essere evidenti alla ragione: come afferma Tommaso d’Aquino “i precetti della legge naturale stanno alla ragione pratica come i primi principi delle dimostrazioni stanno alla ragione speculativa” (Summa, I-II, q. 94, a. 2). È questa obbedienza alle evidenze della legge naturale, conosciuta dalla ragione ben informata e ben educata, che vogliamo sostenere contro i vecchi e nuovi alfieri del nulla, della disperazione, del nichilismo delle sinistre relativiste.
Per questo ci opponiamo frontalmente alla gramsciana “creazione del nuovo senso comune” che, specialmente nella nuova forma dell’ideologia woke, consideriamo in contrasto con l’oggettività del reale, con le radici nazionali e con la morale fondamentale che ha dato forma alla nostra civiltà e ancora ne costituisce il sale e l’anima. Rivendichiamo che questa civiltà romana e cristiana sia, nei suoi tratti essenziali, il faro e l’eccellenza della storia umana, avendo essa fecondato di sé, col proprio diritto e con l’affermazione dei valori cristiani, buona parte del mondo garantendo a molti popoli i migliori strumenti per il progresso delle loro condizioni materiali, intellettuali e spirituali. Purtroppo, nel momento presente e per l’effetto perdurante di un morbo risalente nei secoli (basti pensare alle piaghe dell’ideologia giacobina e di quella marxista), quello che chiamiamo “Occidente”, quasi avendo dimenticato il più pregnante termine di “Cristianità”, vive un odio masochistico che lo conduce, proprio per la naturale inclinazione a permeare di sé tutti i popoli del globo, ad esportare i frutti velenosi del relativismo, delle ideologie disumane del gender e dell’odio per la famiglia e per la vita, fino ad ergersi a gendarme del mondo e cane da guardia della dissoluzione di tutti i valori. È invece all’antico Occidente, all’antica e sempiterna civiltà di Roma che ricevette l’anima dall’innesto provvidenziale di quella fede cristiana non a caso chiamata “cattolica romana”, che noi vogliamo rifarci.
I valori fondanti rivendicati e promossi da Futuro Nazionale sono, infatti, quelli della civiltà cristiana e quindi dell’Italia: la centralità della famiglia, l’unica conforme al diritto naturale ossia quella che nasce dall’unione eterosessuale di un uomo e di una donna; la dignità di ogni persona (a prescindere dal sesso, dall’etnia e da altri attributi che mai ne scalfiscono il dato sostanziale di fondo: l’ontologia umana); la difesa della vita innocente come immenso bene indisponibile all’arbitrio dell’omicidio o del suicidio e bene comune da preservare, curare e tutelare; la tolleranza delle varie comunità religiose nel rispetto reciproco e nella prioritaria salvaguardia e promozione delle radici e delle tradizioni cristiano-cattoliche dell’Italia; l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza privilegiare artificiosamente minoranze su maggioranze con l’effetto di scalfire ideologicamente e surrettiziamente proprio il principio dell’uguaglianza entrando nella “dittatura delle minoranze”.
Alcune delle nostre proposte:
- Difesa e promozione della famiglia naturale: la famiglia è al centro della visione di Futuro Nazionale. Il partito ritiene che la cellula fondamentale della società sia la famiglia composta da un uomo e una donna, uniti stabilmente nell’impegno e nella lealtà e, in virtù della complementarità fondata sulla differenza sessuale, in grado di generare, mantenere, educare ed istruire i figli. Pertanto, il programma prevede l’introduzione di ogni possibile politica di incentivo alla natalità e di sostegno ai giovani sposi (contributi economici per ogni figlio con preferenza per forme premiali di tassazione, agevolazioni abitative, asili nido comunali, sostegno per asili nido aziendali, congedi di maternità prolungati, introduzione del quoziente familiare come asse portante del sistema fiscale). Questi strumenti sono trattati in dettaglio della sezione “Misure economiche specifiche per la famiglia”, più avanti nel presente programma. Parallelamente, sul piano etico e legislativo, Futuro Nazionale si oppone a qualsiasi equiparazione della famiglia naturale ad altre forme di convivenza e ad istituti giuridici di coppia ideologicamente propugnati dalla cultura cosiddetta “woke” per giungere alla pseudogenitorialità contraria alla natura per situazioni diverse da quella prevista dalla biologia e dal diritto naturale. Il matrimonio (da matris munus, ovvero dono, compito, ufficio della madre) esiste se vi è la madre – attuale o potenziale -, e affinché vi sia la madre, non semplicemente la donna, è necessario che vi sia anche il padre: non vi è dunque matrimonio al di fuori della promessa leale tra un uomo e una donna aperti alla vita (di quella lealtà che esclude, per esempio, ogni ipotesi di poligamia che forze islamiche potrebbero voler imporre al diritto italiano in applicazione della sharī’ah).
- Lotta all’utero in affitto quale reato universale: per Futuro Nazionale, lo Stato deve continuare a riconoscere l’unica famiglia naturale, ovvero quella eterosessuale con figli o almeno potenzialmente aperta ad essi per il fatto sostanziale dell’eterosessualità e della reciproca ordinazione biologica dei sessi, come modello da sostenere, promuovere, privilegiare e come unico luogo volto a garantire una situazione di diritto per i bambini. Si riconosce inoltre che il luogo della procreazione è la sessualità tra un uomo e una donna: per tali ragioni Futuro Nazionale si schiera con netta e non negoziabile contrarietà a proposte come l’“utero in affitto” o “in comodato d’uso gratuito” (anche per coppie eterosessuali). Anche violazioni del diritto naturale e della sovranità del Parlamento come quella operato dalla Corte Costituzionale imponendo la fecondazione eterologa (produzione di bambini in laboratorio con gameti provenienti da sconosciuti) che era stata esclusa dal Parlamento regolarmente eletto, dovranno essere oggetto di una strategia che, sia con strumenti di legislazione ordinaria sia, ove necessario, di intervento costituzionale di rinforzo, riaffermino gli elementi essenziali del diritto naturale e della tutela dei diritti del nascituro, anche quello alla certezza della propria origine e quello ad essere procreato senza stravolgere l’ordine naturale delle cose. Il faro in questa materia rimane infatti quello della tutela delle condizioni ottimali e naturali per la crescita e la tutela dei bambini, non la soddisfazione delle pretese e dei desideri degli adulti, anche laddove esse siano fatte passare per “diritti”. Proponiamo di elevare la pena per il reato di maternità surrogata da un minimo di 5 anni ad un massimo 10, avendo essenza analoga a quello di schiavitù (che prevede una pena da 8 a 20 anni), mentre il centrodestra moderato ha previsto una pena minima di soli 3 mesi.
Coerentemente con tale impostazione, Futuro Nazionale non terrà comportamenti contraddittori come quelli adoperati dagli attuali partiti di centrodestra, che in Parlamento votano per l’utero in affitto come reato universale mentre, nelle città amministrate (pensiamo ai casi clamorosi dell’ex Sindaco FDI di Pistoia e del Sindaco FDI di Piombino), concedono patrocini e sostegno ad iniziative come i cosiddetti “gay pride” e analoghe che sostengono proprio l’utero in affitto e altre aberrazioni giuridiche. Al contrario, Futuro Nazionale, condividendo quanto dichiarato su questo tema dai partiti del centrodestra, vuole esercitare una azione di richiamo alla coerenza e al ritorno agli impegni assunti con gli elettori e, soprattutto, con la coscienza, senza cedere ai ricatti di esponenti e minoranze relativiste che storicamente entrano nei partiti di destra per poi condurli a sinistra. Futuro Nazionale chiederà dunque, senza sconti, a Sindaci e Assessori di smettere di giocare con l’ideologia sulla pelle dei bambini, senza l’omertà di chi, con la scusa di non favorire la sinistra politica, tace di fronte a politiche di sinistra fatte coi vestiti del centrodestra. La nostra proposta politica è sostanziale, non estetica e senza alcuna possibilità di omertà politica e morale.
- I figli non si fanno con le intenzioni né con i “genitori intenzionali”: il fondamento biologico della generazione nei mammiferi è la presenza di un maschio, di una femmina e di un rapporto eterosessuale. Proponiamo il divieto esplicito di iscrizione e trascrizione negli atti dello stato civile di qualsiasi atto - anche straniero - che attribuisca la maternità di due donne o la paternità di due uomini al medesimo bambino e la garanzia che ogni bambino abbia nel proprio atto di nascita un padre e una madre, nel rispetto della verità scientifica e biologica e del superiore interesse del bambino. Anche su questo fronte, dovranno essere utilizzati tutti gli strumenti necessari a preservare il diritto naturale, inclusa una modifica costituzionale se l’equilibrio tra i poteri dovesse essere minato da un eccessivo interventismo della Consulta per forzare la legislazione e torcerla verso l’ideologia woke.
- Difesa del diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma e nessuna collaborazione con passaggi intermedi volti a scardinare tale diritto. Pur non discutendo sul piano legislativo la facoltà individuale degli adulti di fare scelte sessuali o coabitative diverse da quelle usuali e normali (e sempre preservando la libertà di discussione culturale, filosofica e morale di ogni aspetto della vita - sessualità compresa - senza inibizioni e leggi bavaglio come il ddl Zan), Futuro Nazionale avversa l’estensione di istituti come il matrimonio e l’adozione in situazioni diverse da quella dell’unione naturale e consensuale tra l’uomo e la donna, così come ogni modifica tendenziosa dell’ordinamento che sia volta a raggiungere tale obiettivo per il tramite di meccanismi di “pendio scivoloso” e di finestra di Overton con cui legislazione, sentenze costituzionali autoapplicative, giurisprudenza e comunicazione possano condurre il Paese verso l’ideologia woke.
Anche le cosiddette “unioni civili”, introdotte da una maggioranza parlamentare di sinistra e alle quali il centrodestra si oppose, non introducevano rilevanti differenze rispetto a quanto già previsto dall’ordinamento in combinato con la prassi giuridica circa la possibilità per ogni cittadino di indicare la persona (anche dello stesso sesso) affettivamente più rilevante per aspetti come le visite carcerarie o i permessi di lavoro per visita in caso di malattia o eventi analoghi. Tale novità normativa fu avversata un decennio fa dai partiti di centrodestra proprio perché serviva a creare una premessa logica e giuridica per giungere gradualmente all’ircocervo di un matrimonio (matris munus) senza madre (infatti, solo la compresenza di un maschio e di una femmina permette la maternità) e all’adozione (tant’è che il testo proposto dal PD conteneva originariamente anche l’istituto esplicito della stepchild adoption).
Nel 2018 i partiti di centrodestra, inclusa Forza Italia, si impegnarono ad abrogare tale norma, a causa delle incoerenze giuridiche e dei rischi che porta in sé, salvo poi dimenticarsi quanto promesso. La legge sulle unioni civili non ci vede contrari nel suo effetto giuridico immediato, ovvero la codificazione normativa della possibilità di ogni cittadino di identificare relazioni amicali-affettive rilevanti ai fini di esigenze mediche, carcerarie e testamentarie, prescindendo da aspetti legati ai gusti sessuali di qualsivoglia tipo. Tuttavia, è un paradosso che tale norma sia finita per restringere certi diritti individuali, discriminando secondo criteri su cui, a nostro avviso, sarebbe meglio che lo Stato nel contesto odierno non intervenisse. Infatti, il criterio di esercizio di tali diritti risulta oggi nella norma la natura sessuale del rapporto, escludendo dalla possibilità di esercitarli coloro che, per esempio, sono eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante, quale il migliore amico che coabita con la moglie. Questo amico, affetto più rilevante per la persona in esempio, non può essere indicato come parte dell’“unione civile”, in quanto già coniugato, inibendo così alla persona in esempio, single, di poter essere visitato dall’affetto più rilevante nelle situazioni (mediche, carcerarie, ecc.) previste dall’ordinamento. Insomma, un pastrocchio giuridico (inventato al posto dell’ordinario metodo di codifica dei “diritti individuali”) le cui uniche finalità sono da ritrovarsi nella creazione di un nuovo istituto giuridico di coppia per iniziare a scardinare passo dopo passo la famiglia come fondamento della società, secondo la solita logica dell’uso gramsciano del diritto.
La nostra proposta assume dunque una configurazione per così dire più libertaria (ma, in realtà, conforme ad un senso perfettamente classico della libertà individuale, che prescinde da istituti giuridici di coppia volti alla creazione di un nuovo senso comune) rispetto a quella vigente e promossa dal PD: riporteremo la codifica di quelle facoltà nell’ambito dei diritti dell’individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell’amico coniugato.
Tra gli effetti positivi di questa estensione di diritti che devono essere considerati individuali si avrà anche lo sgombero di ogni aspetto equivoco in merito all’unicità dell’istituto giuridico di coppia rilevante per il diritto (che ha il suo fine nella regolazione giuridica dei rapporti produttivi di effetti pubblici rilevanti – per esempio la prole - e non nella “benedizione” di aspetti affettivi della vita che attengono alla libertà personale e non alla codifica da parte dello Stato). Tale istituto rilevante per la regolazione pubblica dei rapporti è il matrimonio.
In sintesi, ciò che è in oggetto è l’intenzione non dichiarata di ottenere diritti tramite un istituto giuridico di coppia che 1) non è necessario allo scopo dichiarato (scopo con cui, come detto, saremmo d’accordo a prescindere dai gusti sessuali di ciascuno); 2) discrimina altri cittadini (specie i non coniugati) circa la possibilità di esercitare tali diritti nei confronti dell’affetto più rilevante se tale affetto è unito in matrimonio a terzi; 3) assume una configurazione giuridica moralista andando a voler codificare un rapporto di coppia per concedere diritti che invece non dovrebbero dipendere affatto da legami di natura sessuale o di stabilità paraconiugale, potendo essere semplice estrinsecazione di rapporti di amicizia o rilevanza relazionale ad arbitrio giuridicamente insindacabile del cittadino; 4) scimmiotta l’unico consorzio giuridico di coppia stabile e giuridicamente rilevante ai fini pubblici che è quello per natura potenzialmente portatore di figli: il matrimonio. In assenza di apertura alla vita, gli affetti e le amicizie sono completamente liberi, da non codificare con leggi e regolamenti, non necessitando di formalità pubblica che giuridicizzi le “coppie”; 5) ha come unico effetto quello di voler plasmare gramscianamente il senso comune per normalizzare l’idea di matrimonio omosessuale e genitorialità omosessuale. Coi veri diritti delle persone l’istituto creativo inventato dal PD non c’entra nulla e, anzi, lede e comprime in modo irragionevole la codifica dei diritti personali di molti.
- Futuro Nazionale adotterà ogni strumento legislativo utile a garantire il diritto di ogni bambino orfano di entrambi i genitori, abbandonato o per altre ragioni mancante della cura della famiglia di origine a trovare accoglienza presso una famiglia composta da un padre e da una madre, col divieto di adozioni a coppie omosessuali e a single (eccezion fatta per il parente o amico stretto di famiglia: è il caso dell’orfano affidato allo zio celibe o all’amico dei genitori), riservando al matrimonio tra l’uomo e la donna la possibilità di offrire paternità e maternità anche ai bambini già feriti dalla perdita dei genitori naturali, dall’abbandono o da altri traumi che quindi hanno persino più bisogno degli altri di essere accolti in condizioni di eccellenza e completezza. Per le medesime ragioni, vogliamo rendere più celeri e agili le adozioni ma proteggere i bambini anche da coppie matrimoniali eterosessuali inadeguate, per esempio a motivo della disposizione psichica, della violenza, del consumo di stupefacenti o di altre mancanze che non garantiscono all’orfano una nuova situazione adatta ad accoglierlo e curarlo.
- Contrasto alle ideologie radicali e rispetto del buon senso comune: seguendo l’enfasi posta sulla libertà di espressione (vedi sezione Giustizia) quale unica forma coerente dell’opzione politica vigente (liberaldemocrazia di massa), Futuro Nazionale ripudia il pensiero unico e si schiera contro quelle che identifica come derive ideologiche imposte da minoranze attive o esagitate alla maggioranza silenziosa. Nell’ambito dei valori fondamentali, ciò significa vigilare affinché, ad esempio, le cosiddette teorie di genere o simili aberranti ideologie, anche nelle forme apparentemente stemperate del politicamente corretto, non trovino spazio nelle scuole, negli istituti, nella pubblica amministrazione e nelle leggi. Futuro Nazionale ritiene che ogni uomo vada rispettato in quanto persona umana, ma che non si debbano stravolgere aspetti basilari come l’identità biologica né introdurre “reati di opinione” per chi esprime perplessità o critica verso le nuove ideologie. Ad esempio, il partito è contrario a leggi che possano introdurre il reato di cosiddetta “omotransfobia”, “omofobia” e simili, rilevato che con queste diciture si intenderebbe punire chi, senza usare alcuna violenza fisica, sostiene opinioni per esempio di tipo tradizionale, o comunque diverse da quelle dei padroni della cultura, sul matrimonio, sull’identità di genere, sull’etica sessuale, sulla procreazione, sulle politiche familiari o su qualsivoglia altro tema. La posizione ufficiale di Futuro Nazionale è che in un contesto liberaldemocratico sarebbe una grave contraddizione con i fondamenti sistemici del regime politico vigente pensare di portare le idee a processo: una liberaldemocrazia che vieta le idee cade in contraddizione. Dunque, nessuno deve temere ripercussioni legali per aver affermato, ad esempio, che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà o aver liberamento espresso la propria posizione in materia di etica dei comportamenti sessuali, campo che sembra ormai dogmaticamente assoggettato ai cosiddetti principi di “non discriminazione” (civil rights), quando invece ogni ambito del reale e della vita può essere oggetto di indagine filosofica, scientifica e quindi di “discriminazione”, cioè di distinzione, discernimento, indagine e libera critica, nel rispetto giuridico della pluralità delle idee. Il dialogo e la tolleranza devono essere reciproci: né violenze e oppressione nei confronti delle minoranze, né imposizioni culturali illogiche o proibizione di esprimere idee. A maggior ragione riteniamo inaccettabile quanto accaduto negli ultimi anni col tentativo, anche nel nostro Paese, di mettere il bavaglio a opinioni e idee che sono state proprie dell’identità, della cultura, della letteratura, dell’etica condivisa della nostra civiltà per millenni.
- Proponiamo la modifica della Legge 164/1982: divieto esplicito di interventi chirurgici di riassegnazione del sesso e di somministrazione di ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà ai minorenni, con previsione di reato universale, indipendentemente dal consenso dei genitori o dei tutori legali. Inoltre, nessun intervento di mutilazione e riassegnazione chirurgica del sesso agli adulti, come la falloplastica, dovrà essere a spese della cassa pubblica e, quindi, del contribuente.
- L’Italia dovrà rifiutarsi di accettare ed applicare qualsiasi direttiva internazionale (sia essa attuativa dei parametri ESG ONU o di qualsiasi provvedimento “inclusivo” UE), volta alla promozione dell’ideologia woke della cosiddetta “agenda LGBT”. La sovranità italiana si evidenzierà anche come sovranità sull’identità; è peraltro una sovranità che non ci viene dall’arbitrio, ma dall’obbedienza a principi realmente superiori: l’oggettività del reale e dei valori fondanti la natura e la civiltà. Principi che non barattiamo con la sudditanza ad alcuna corte di giustizia od organismo internazionale.
- Proponiamo il divieto alla diffusione di programmi, scene tv, spot pubblicitari ecc. di contenuto genderista/omosessualista nel caso in cui a questi contenuti, per i mezzi, gli orari o altre circostanze, possano essere esposti i bambini. Inoltre, sosteniamo l’estensione della fascia protetta dalle ore 6 alle ore 23 per tutti i media audiovisivi, con sanzioni severe - fino alla sospensione della licenza - per le trasmissioni che violino i divieti.
- Parate, esibizioni e analoghi eventi di “orgoglio delle minoranze” dovranno, come ogni altra iniziativa, rispettare le norme dello Stato, senza possibilità di essere al di sopra della legge e di avvalersi di uno “statuto speciale” che darebbe alle minoranze più diritti degli altri. Per questo non saranno ammissibili il compimento di atti osceni, l’indecenza e lo scandalo dei minori, facendo regolarmente applicare quanto previsto dalla normativa e valido per ogni cittadino italiano, con particolare riferimento agli artt. 527 (atti osceni), 726 (atti contrari alla pubblica decenza) e, soprattutto, 609 quinquies (corruzione di minorenne). Anche l’art. 724 del Codice penale (bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti) dovrà essere puntualmente applicato, con la verifica da parte delle Forze dell’Ordine e la segnalazione all’autorità giudiziaria. La mancata sanzione, per assuefazione o buonismo ideologico, delle violazioni del Codice penale in materia morale grave rappresenta un fattore di disgregazione delle virtù e, inoltre, di mancati introiti per le casse dello Stato, il quale potrebbe destinare tali proventi al sociale e ad iniziative utili per lo sviluppo del Paese.
- Tutela della vita e della dignità della persona, contro la cultura dello scarto portata avanti dalla sinistra. Ispirandosi al diritto naturale come lo scopre la ragione e anche alla sottolineatura di esso emerso nella nostra storia grazie alla civiltà cristiana che ha valorizzato la vita di ogni persona perché fatta “a immagine e somiglianza di Dio”, Futuro Nazionale adotta una visione fermamente pro-vita, ossia di esplicito favor vitae, ritenendo esecrabile ogni forma di indifferentismo etico tra dare la vita e dare la morte. Non entreremo in questo documento in tutti i dettagli dei provvedimenti specifici, che dipenderanno, nella difficile strategia per tutelare la vita, anche dai contesti specifici e dai rapporti di forza in campo, consapevoli che una cultura nichilista ha pervaso negli ultimi anni anche parte del fronte un tempo “conservatore” e che si richiederà una lunga, pragmatica, paziente lotta culturale per poter giungere ad una nuova sensibilità condivisa che permetta di schierare tutti gli strumenti necessari a difendere i più fragili. Tuttavia, il partito manifesta una netta sensibilità a difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale. Ci si opporrà dunque alla legalizzazione di pratiche come l’eutanasia attiva o passiva o il cosiddetto suicidio assistito, espressione di recente conio nella neolingua progressista per riferirsi a quello che il diritto ha sempre chiamato “omicidio del consenziente”. Ci si oppone anche a considerare alimentazione e idratazione, normali sostegni della persona, alla stregua di “terapie” o di “trattamenti medicinali”: qualsiasi studente di medicina del primo anno sa che mangiare e bere non sono terapie, come invece vengono considerate dalla legge voluta dal PD nel 2017. Lo sapeva bene anche Silvio Berlusconi, il cui Governo approvò con coraggio, nel 2009, il “Decreto salva-Eluana”, per poi incontrare l’ostacolo ideologico di Giorgio Napolitano che si rifiutò di firmare il decreto per produrre gli effetti di legge, facendo così morire una donna di fame e di sete e inibendo l’azione politica di Berlusconi, di cui molti purtroppo si sono dimenticati. L’accanimento terapeutico, da sempre escluso dalle più fondamentali teorie etiche e politiche della civiltà europea e anche dalla prassi dei medici italiani, riguarda i trattamenti effettivamente medici (non alimentari) che siano sproporzionati nel bilanciamento tra effetti fisici positivi e negativi generati, senza alcuna attinenza alla possibilità di voler causare direttamente e intenzionalmente la morte o di voler considerare la patologia un effetto negativo della cura (ribaltando completamente i nessi logici e tecnici di causa-effetto). Ci opponiamo dunque all’accanimento terapeutico, senza tuttavia accettare la ridefinizione delle parole e dei concetti operata dalla cultura egemone della sinistra. Allo stesso modo, la prassi medica fedele al giuramento di Ippocrate, ha sempre conosciuto il principio del duplice effetto, utilizzando strumenti di riduzione del dolore di cui si prevedeva anche l’effetto indiretto dell’accorciamento della vita oppure sospendendo trattamenti o rinunciando ad applicazioni chirurgiche laddove essi procurassero un dolore fisico (non psicologico, che si affronta col sostegno e la cura) straordinario che per essere affrontato avesse richiesto virtù eroiche, non richieste a tutti. Oggi si utilizza invece il cavallo di Troia del “dolore psicologico”, ovvero di forme di depressione e di mancata percezione del valore di sé, per giustificare la sospensione mortifera dei trattamenti, mentre tale depressione ed erronea percezione del valore di sé nella malattia sono stimolati e attivati proprio dalla cultura dello scarto e della promozione eutanasica, dal mancato sguardo di rispetto e riconoscimento da parte degli altri. Le proposte legislative per uccidere gli innocenti sono dunque una delle maggiori cause del problema che esse dicono di voler affrontare: la mancata percezione del valore di ogni persona, della sua dignità, del dono che essa rappresenta e che merita di essere curata e riverita con rispetto e gratitudine. È sempre più chiaro come, per esempio, una cultura inebetita dall’edonismo non riesca a comprendere il valore della vecchiaia, a rispettare e onorare gli anziani, il sacrificio fatto per una vita, la saggezza sviluppata, per poi giungere coerentemente, quando essi non sono più autosufficienti, a considerarli un ammasso di carne, uno spreco di denaro e un ostacolo al proprio tempo libero. Ma una civiltà che non onora il mistero della vita negli anziani e nei malati è una civiltà senza amore e senza statura.
Anche in questo campo riteniamo molto grave che, violando la distinzione dei poteri e la sovranità legislativa del Parlamento, la Corte costituzionale abbia di fatto normato con sentenze (peraltro autoapplicative), sdoganando l’omicidio del consenziente. Occorrerà valutare di mettere in sicurezza la sovranità politica e il diritto naturale chiarendo più esplicitamente il testo costituzionale, consapevoli che i cosiddetti “padri costituenti” mai e poi mai avrebbero aperto alla deriva del diritto di uccidere il consenziente. Certamente, per agire in tal senso occorrerebbe una maggioranza politica autenticamente “di destra” e non infiltrata da soggetti che ormai si definiscono anche pubblicamente allineati alla sinistra sui valori, come se esser di destra fosse una mera questione di fiscalità. In ogni caso, non si dovrà intervenire con alcuna legge ordinaria che di fatto aprirebbe ulteriori spazi di “suicidio assistito”, e si dovrà invece lasciare alla tradizionale etica medica la valutazione della proporzionalità dei trattamenti di sostegno in merito alla loro efficacia e al rapporto tra benefici fisiologici e danni fisiologici, senza cercare direttamente e intenzionalmente di uccidere la persona, semmai prevedendo un accorciamento della durata della vita prodotto indirettamente da un atto medico di per sé buono come la somministrazione delle cure palliative e, nei casi estremi, della sedazione profonda.
Futuro Nazionale vuole dunque stare dalla parte di chi soffre: occorre applicare la Legge 38/2010 sulle cure palliative, attualmente negata a circa il 75% dei pazienti che ne avrebbero diritto, offrendo vera assistenza ai sofferenti la cui vita, in ogni caso, è un bene prezioso, indisponibile all’arbitrio umano e da considerarsi ricchezza per la comunità e l’intera nazione: la presenza di ciascuno è un bene per tutti ed è per questo che il diritto occidentale ha sempre considerato l’omicidio un atto di rilievo pubblico e non di libera contrattazione privata. Persino la teoria liberale classica, in autori come John Locke e Immanuel Kant, così orientata al concetto di “diritto individuale”, ha escluso senza mezzi termini la possibilità di parlare di un presunto “diritto al suicidio”. Il termine “eutanasia” col suo significato odierno in relazione all’azione di procurare la morte (mentre il suo precedente significato riguardava proprio l’accompagnare con meno dolore possibile la morte naturale) ha fatto la sua prima comparsa nel programma eugenetico nazista Aktion T4, nel contesto dell’eliminazione di vite non più giudicate degne di essere vissute. A tale sovversione del diritto naturale e del valore di ogni uomo, probabilmente oggi utilizzata anche per trovare una scorciatoia al costo pubblico della cura, Futuro Nazionale oppone una strategia di investimenti per ricerca e accesso alle terapie volte ad inibire il dolore nelle situazioni drammatiche di malattia.
Nessun malato sarà, per l’Italia, uno scarto di cui sbarazzarsi per risparmiare.
- Non sarà lasciato spazio ad alcun tentativo di utilizzare un concetto formale e procedurale di “autonomia regionale” che, opponendosi alla vera sussidiaria, rivendichi per il livello istituzionale più basso la facoltà rivoluzionaria di sovvertire l’ordine naturale e introdurre contro la nostra civiltà e contro la cultura nazionale una nuova legislazione in materia, per esempio, di famiglia e di fine vita come accaduto in Toscana e in Emilia-Romagna con le leggi regionali per favorire l’omicidio del consenziente.
- Sul tema dell’aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978, a prescindere dalle varie posizioni presenti all’epoca e oggi nel dibattito culturale e politico su di essa, di fatto non prevede l’istituzione di un presunto “diritto di aborto”, espressione linguistica che infatti, nel testo normativo, non compariva né compare in alcun articolo, ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell’aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto. Sarebbe del resto inusuale poter prevedere un diritto sulla morte di terzi. Stando alla stessa lettera di tale legge, visto che essa è vigente ci appare come primo passo naturale, semplice e di primaria importanza attuarne gli aspetti di prevenzione e sostegno alla vita: più sostegno alla maternità difficile, alternative come l’adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l’interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l’esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco. Ogni bambino innocente che muore nel grembo materno è un fallimento per l’intera Nazione e non, come pare a certa sinistra, una vittoria delle “magnifiche sorti e progressive” (Giacomo Leopardi). L’11 dicembre 1979, alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel ad Oslo, Madre Teresa di Calcutta consegnò al mondo che la premiava questo messaggio: “il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta – un’uccisione diretta – un omicidio commesso dalla madre stessa”. E Papa Leone XIV lo scorso gennaio la ricordava e affermava che “il più grande distruttore della pace è l’aborto […] nessuna politica può porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo”. A prescindere dalle varie posizioni di partenza sul tema, non dovrebbe essere difficile per tutti iniziare ad accettare come minimo che ogni aborto sia un fallimento da scongiurare, non una gioia da festeggiare. L’approccio dovrà quindi essere quello di difendere i diritti dei più deboli e indifesi, siano essi il nascituro, il disabile, l’anziano malato, il bambino senza famiglia, la madre in difficoltà che le condizioni economiche o sociali inclinano alla preferenza di togliere la vita al proprio figlio anziché accoglierlo e amarlo o, al limite, darlo in adozione a quelle famiglie disposte a adottarlo. In questo senso occorrerà lavorare anche a seri strumenti di adozione prenatale, con tutte le accortezze per inibire un utilizzo strumentale che riporti in campo l’“utero in affitto” o “in comodato d’uso gratuito”.
- Garanzia dell’obiezione di coscienza. Rispetto alle spinte che da sinistra vorrebbero costringere i ginecologi e il personale sanitario a rendersi disponibili a pratiche quali l’aborto, Futuro Nazionale proteggerà il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario in qualsiasi circostanza e procedura caratterizzata dalla finalità di arrecare un danno alla vita o addirittura di sopprimerla.
- Diritti del nascituro e protezione della donna in stato di gravidanza: il diritto italiano riconosce oggi la soggettività giuridica solo dal momento della nascita. Riteniamo che questa impostazione vada rivista alla luce delle acquisizioni scientifiche e dei principi di tutela della vita. Proponiamo l’introduzione nel Codice civile del riconoscimento del concepito come soggetto di diritto, titolare di alcuni interessi giuridicamente tutelati, per esempio: l’estensione delle norme penali a protezione della vita prenatale, con aggravanti per i reati commessi in danno della donna in gravidanza che comportino la perdita del nascituro, la revisione delle normative in materia di successione e di risarcimento del danno alla luce del riconoscimento del concepito.
- Già durante la gravidanza il bambino dovrà essere riconosciuto anche ai fini della concessione di benefici e bonus per la madre e i membri della famiglia (borse di studio, mense scolastiche, tasse universitarie, trasporti, detrazioni fiscali e alloggi), o venuta meno la possibilità di abortire o col vincolo di restituzione delle risorse fruite, nel caso di un aborto volontario, così da inibire gravidanze strategiche finalizzate all’ottenimento di risorse pubbliche per poi sopprimere comunque il bambino.
- Proponiamo l’istituzione della Giornata Nazionale della Vita Nascente, il 25 marzo, sulla scorta di molti altri Paesi, come occasione istituzionale e popolare per riflettere sul valore della vita, della maternità, della famiglia, della cultura della cura anziché dello scarto, del consumo e dell’aborto. Nel nostro Paese sarebbe anche una grande occasione per portare gli uomini delle istituzioni ad informarsi, tramite convegni e appuntamenti, sul drammatico stato del saldo demografico e sulle possibili vie di uscita dal declino.
- Sosterremo il ripristino del Ministero della Famiglia, con la nuova denominazione di Ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità, per affrontare in modo diretto e prioritario la più grave crisi che colpisce oggi l’Italia, quella demografica, in un contesto di politiche complessive con le quali la demografia sia raccordata alla protezione della vita dal concepimento alla morte naturale e alla difesa dell’identità del nostro popolo.
- Voto plurimo per i genitori in rappresentanza dei figli. Sarebbe un interessante esperimento politico, da valutare attentamente, quello di dare rappresentanza a tutti gli italiani, facendo rappresentare, come già avviene in ogni altra materia, i minori dai genitori. Sarebbe peraltro una forma di ponderazione democratica del voto, che tiene conto del peso di chi rappresenta una “società domestica”, ovvero una famiglia. Nella concretezza, si tratterebbe di intervenire sull’art. 48 della Costituzione e assegnare ai genitori un numero superiore di schede, pari a quello dei figli, per esempio divisi tra il padre e la madre e, nei casi dispari, a tornate alternate. Si tratta per il momento solo di una idea che offriamo al dibattito italiano, già lanciata anni fa dall’economista Luigi Campiglio e dall’ex Ministro Maurizio Sacconi, e che varrebbe la pena di prendere in considerazione anche per dare ulteriore e formale riconoscimento al valore della famiglia, la società domestica, quale nucleo fondante della società nazionale.
- Istituiremo un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell’Aborto e il Sostegno alle Donne che coordini:
campagne culturali nazionali sulla maternità, sulla vita prenatale e sul valore sociale della famiglia, con strumenti dedicati su RAI e media pubblici;
programmi economici di supporto alle gravidanze difficili, in sinergia con le associazioni del Terzo Settore e le strutture sanitarie;
incentivi ai Comuni con tassi di natalità in crescita e diminuzione degli aborti registrati, a consolidamento dell’impegno degli Enti Locali per promuovere cultura della vita e maternità;
formazione obbligatoria per il personale sanitario dei consultori sull’approccio pro-maternità e su strumenti, piani e risorse disponibili per le donne in difficoltà.
- Per combattere il fenomeno dell’“abbandono nei cassonetti” di neonati poi ritrovati in condizioni mediche spesso irrecuperabili, Futuro Nazionale propone l’obbligo di collocare la “Culla per la Vita” in ogni ospedale dotato di reparto maternità, con personale e requisiti per accogliere bambini che verrebbero altrimenti abbandonati in forme estremamente pericolose per la loro sopravvivenza. Sosterremo anche una efficace comunicazione circa l’esistenza di questa possibilità e l’integrazione dello strumento “culla per la vita” con quello di parto in anonimato (DPR 396/2000).
- Sostegno economico alle “case rifugio” per donne in gravidanza in situazioni di violenza o altra vulnerabilità sociale.
- Divieto di somministrazione della pillola RU-486 in regime ambulatoriale o domiciliare, essendo necessario il monitoraggio medico continuativo a tutela della salute della madre, mentre il business farmaceutico ha portato di fatto a nascondere il più possibile i rischi legati all’aborto farmacologico.
- Identità cristiana e tolleranza delle altre religioni. Futuro nazionale riconosce l’esistenza di una pluralità delle pratiche religiose presenti sul territorio nazionale e compatibili con la convivenza civile e rispettose della nostra storia, garantendo la libertà dei culti, ma rivendica senza infingimenti il carattere storico e tuttora radicante della civiltà cattolica romana per la nostra Patria. Ciò si traduce nella difesa del patrimonio, dei valori, dei simboli come il Crocefisso nelle scuole e negli uffici pubblici, delle festività religiose che fanno parte del tessuto religioso e culturale del Paese (il Natale, la Pasqua, le feste dei Santi patroni, ecc.) e nel rapporto rispettoso con la Chiesa Cattolica. Anche con le varie confessioni presenti sul territorio nazionale è necessario un confronto volto alla coesistenza civile e alla ordinata convivenza in un contesto fattuale di pluralità religiosa, derivato in modo particolare dall’immigrazione degli ultimi decenni. Tuttavia, rispetto a manifestazioni di religiosità che confliggono con valori antropologici fondamentali, minando i più basilari precetti del diritto naturale classico, Futuro Nazionale è nettamente contrario ad una concezione indiscriminata di “diritto alla libertà religiosa” che, paradossalmente, aprirebbe le porte anche a fanatismi come la “religione satanista” (cortocircuito già drammaticamente diffuso negli USA) o a forme di predicazione terroristica islamica (che già tanto danno hanno prodotto in molti Paesi europei). Dovranno perciò essere monitorate e, se necessario, sciolte associazioni legate a forme palesemente ed eccezionalmente deviate del fenomeno religioso volte al capovolgimento del diritto naturale o alla predicazione dell’odio volto all’azione contro la civiltà cristiana; si dovrà esigere trasparenza sui finanziamenti esteri di moschee e centri culturali religiosi in modo da controllare e inibire l’intrusione di associazioni terroristiche. La reciprocità pratica sarà un concetto chiave: così come in Italia c’è tolleranza della pluralità dei gruppi religiosi, si supporterà, anche con l’impegno diplomatico, la Chiesa Cattolica nella rivendicazione di libertà nei Paesi stranieri e si chiederà che i cristiani non siano perseguitati in alcuna parte del mondo. In patria, l’identità cristiana sarà considerata elemento sostanziale e unificante del patrimonio nazionale e, come tale, verrà rispettata e promossa anche a livello istituzionale (ad esempio con supporto al restauro di chiese ed edicole sacre storiche, col mantenimento dell’ora di insegnamento della religione cattolica come strumento facoltativo – su scelta della famiglia - di educazione religiosa e di riconoscimento, anche per il tramite del Concordato tra l’Italia e la Santa Sede, dell’educazione alla fede cattolica quale elemento spirituale del nostro Paese e caratterizzante la maggioranza della popolazione).
- Laicità (nel senso classico e non giacobino) non significherà, quindi, come per la sinistra, laicismo ovvero disconoscimento del valore pubblico della religione cristiana e delle radici cristiane della nostra civiltà. Essa ha un valore determinante anche per coloro che personalmente non hanno la fede ma sono comunque culturalmente fecondati dalla civiltà italiana che di quella fede è il frutto. Laicità non significherà vergogna di onorare i simboli cristiani o la pretesa ormai di moda di voler inibire la presenza e la benedizione del sacerdote all’inaugurazione di una scuola o in alcuni importanti momenti della vita istituzionale del Paese, salvo poi favorire inviti ad imam ed esponenti di altre religioni. La fede cattolica del popolo italiano e, perlomeno, di molti italiani, è vista invece come una fondamentale risorsa spirituale e morale, benedizione della Nazione, da valorizzare, rispettare e promuovere, senza con ciò mettere in discussione la libertà di ciascuna persona di credere o non credere. Deve infatti essere garantita la piena tolleranza delle varie minoranze religiose, inclusa quella islamica, che devono rimanere libere e rispettate fin tanto che i loro principi non costituiscono una minaccia per i valori più fondamentali e consolidati nei millenni del popolo italiano. Chi vive in Italia, di qualunque fede sia, deve rispettare la tradizione cristiana del Paese e il valore pubblico di tale tradizione, senza pretendere la rimozione del crocifisso dalle classi o analoghe istanze, rimanendo libero di non aderire ad una professione di fede. Anzi, se proprio in Occidente, nelle terre della Cristianità, si è politicamente liberi anche di non professare la religione cattolica o di non credere ad alcuna religione, è proprio perché il cattolicesimo ha per due millenni insegnato che la fede è una virtù personale e non può essere imposta con la forza, tant’è che anche laddove il cattolicesimo è stato religione di Sato o dove lo è ancora, come nel Principato di Monaco, a nessuno viene imposto di credere o di pagare una tassa per mancata conversione come invece previsto dal diritto islamico (tassa della jizya). È il crocifisso in una classe scolastica o in un’aula di tribunale a rappresentare, a causa di una ben precisa dottrina spirituale che ha fecondato culturalmente il nostro diritto, la garanzia di non essere politicamente perseguitati per la mancata adesione personale alla fede.
Misure economiche specifiche per la famiglia, lo shock di riattivazione demografica e la difesa della vita
L’Italia ha bisogno di una politica di shock fiscale per la riattivazione del saldo demografico. Futuro Nazionale si propone il recupero di spesa inutile per orientare lo stato sociale a quella che è la conditio sine qua non per la sopravvivenza dell’Italia e degli italiani. Sono italiani i figli degli italiani, si è italiani per sangue: così è stato per secoli e così è ancora. Senza famiglia italiana non ci sono italiani e senza italiani non c’è Italia. È infatti dalla famiglia che sorge il villaggio, poi la città, poi la nazione: come scrive San Tommaso d’Aquino, “il governo del re sulla città o sulla nazione procedette dal più antico governo della casa o del villaggio” (sic ergo patet, quod regimen regis super civitatem vel gentem processit a regimine antiquioris in domo vel vico, dal Commento alla Politica di Aristotele) La spesa sociale dovrà essere destinata al supporto della famiglia italiana, comprimendo le risorse oggi utilizzate per offrire sussidi, abitazioni e supporto a persone non italiane, mentre è la nostra stessa società a versare, come dimostrano i dati, in condizioni tragicamente inclinate all’estinzione. Da questo nuovo criterio di utilizzo delle risorse pubbliche e dalla battaglia politica, anche in sede internazionale, per sostituire la dichiarata emergenza con spese in deroga per la decarbonizzazione con la vera emergenza, quella demografica, cui destinare risorse in deroga ai vincoli europei, prenderanno avvio una serie di misure che solo con la loro sincronicità e per la loro radicalità potranno rappresentare l’energia di attivazione, lo shock, per vincere l’inerzia mortifera dell’attuale tendenza demografica. In questo modo potremo riconsegnare all’Italia quella vitalità che Futuro Nazionale considera uno dei caratteri fondamentali della propria missione per la Patria.
I dettagli di alcune proposte:
- La crisi demografica è una vera emergenza nazionale. Nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, con un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna - tra i più bassi d’Europa e del mondo, quasi la metà del “tasso di estinzione” (i.e. “tasso di mantenimento demografico, fissato a 2,1 figli per donna). Il saldo naturale è un abisso negativo di - 295.000 unità l’anno. Gli italiani sono in via di estinzione e la risposta deve essere energica per poter invertire una tendenza ormai consolidata e rinforzata da cause economiche, psicologiche, sociali e culturali. Proponiamo l’individuazione di misure politiche e fiscali di shock generativo per la riattivazione del saldo demografico che è presupposto della sostenibilità antropologica, civile, economica e previdenziale del Paese.
- Promuoviamo un’azione politica coraggiosa in sede europea per riconoscere la demografia come vero elemento di crisi dell’Europa (il tasso europeo di fecondità oscilla tra 1,3 e 1,4 figli per donna), mentre una operazione di distrazione di massa continua a proporre quali emergenze continentali quelle trattate dal Green Deal e dal ReArm EU. L’Europa necessita di una deroga strutturale al Patto di Stabilità e Crescita che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione.
- L’immigrazione non sostituisce la natalità Affidarsi all’immigrazione come risposta strutturale alla denatalità è un errore politico, culturale e demografico. I flussi migratori sono instabili e imprevedibili, portano adulti in età lavorativa - non bambini italiani - e le donne straniere residenti convergono progressivamente verso i bassi tassi di fecondità delle italiane. La sostituzione demografica via immigrazione è un meccanismo a rendimenti decrescenti e, soprattutto, non riguarda il mantenimento demografico del popolo italiano ma la sostituzione del popolo italiano con altri popoli che vengono ad insediarsi in Italia secondo il modello storico dell’invasione, con variegati moventi e cause. Serve una politica attiva di sostegno alla natalità italiana, non una sostituzione etnica silenziosa.
- Sosteniamo l’introduzione di un vero quoziente familiare, che tenga conto ai fini dell’individuazione dell’aliquota fiscale di quante persone il reddito va effettivamente a sostenere, inclusi i figli e gli anziani coabitanti con basse pensioni. Il quoziente familiare dovrà divenire un criterio fondamentale di applicazione della progressività fiscale, riconoscendo famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica, sociale e previdenziale del Paese.
- Occorre inoltre portare il concetto di quoziente familiare a criterio fiscale generale, oltre l’IRPEF, come Fattore Famiglia Italia: uno strumento fiscale che ridefinisce il carico tributario per servizi pubblici, costi degli asili, strumenti sociali e contributi comunali, tenendo conto della composizione del nucleo familiare, del numero di figli a carico, della presenza di disabili, anziani non autosufficienti e caregiver. Anche ai fini ISEE si andrà nella direzione di pesi maggiorati per i figli minorenni, con progressività per numero di figli, per i disabili e per i caregiver familiari. Andranno inoltre superate le distorsioni che rendono vantaggioso non sposarsi rispetto a farlo, ove oggi il cumulo dei redditi ai fini ISEE incentiva appunto a non contrarre matrimonio per ottenere più facile accesso ad alcuni strumenti sociali. Se è difficile evitare del tutto l’elusione dovuta alla persona con bassi redditi che non sposandosi può continuare a beneficiare di sussidi che verrebbero inibiti per via dei redditi del coniuge (e senza convivenza è impossibile per lo Stato accorgersi dell’elusione), si dovrebbe almeno controbilanciare il disincentivo aumentando la premialità nei punteggi in presenza di matrimonio, per esempio nell’assegnazione delle case popolari, nelle graduatorie degli asili, ecc.
- Nonni, patrimonio dell’umanità. In un mondo che sempre più isola i nonni e gli anziani, li mette in ospizio, vuole sbarazzarsene uccidendoli coi nuovi diritti del fine vita, rende difficile la loro integrazione sociale e il rapporto tra nonni e nipoti, la nostra proposta fiscale per il quoziente familiare considera la presenza nel nucleo anche dei nonni, abbattendo conseguentemente l’imposizione fiscale per chi decide di portare i nonni all’interno del nucleo, in coabitazione o stretta prossimità. Sosteniamo la famiglia multigenerazionale, con trasmissione della saggezza e cura della fragilità, attraverso una nuova concezione della fiscalità.
- Introdurremo nei concorsi pubblici le “quote azzurre”, abolendo le quote ideologiche di riprogrammazione sociale che prevedono posti riservati in base ai gusti e all’identificazione sessuale (come recentemente accaduto in un bando di Regione Toscana), riservando invece una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie italiane numerose: sostenere la famiglia fedele al fine procreativo del matrimonio è sostenere il futuro dell’Italia. Analogamente, nella Pubblica Amministrazione verrà data priorità e verranno facilitati i trasferimenti a richiesta dei nuclei familiari con tre o più figli.
- Considereremo la conciliazione tra lavoro e famiglia come elemento di architettura demografica. Il tempo dedicato dalle madri italiane ai figli deve essere pensato come diritto del minore, non come permesso eccezionale concesso alla madre, abbattendo così il rischio aziendale della maternità e restituendo alla famiglia il suo ruolo di pilastro della nazione. Si dovrà agire non solo sul piano normativo ma anche su quello fiscale facilitando un equilibrio che permetta la sostenibilità e la conciliazione di maternità e lavoro.
- Reddito di Genitorialità: efficientamento degli strumenti sociali facendo match tra la libera domanda per stare a casa coi figli e la domanda di lavoro dei percettori di misure di sostegno. Assistiamo oggi a paradossi sistemici: per ogni euro speso in redditi di cittadinanza e successivi strumenti sociali, ma anche in strumenti legati alla disoccupazione come la NASpI e la DIS-COLL, per persone rimaste a casa senza accudire alcun figlio e aprirsi alla possibilità di averne altri, avremmo potuto investire su politiche demografiche a sostegno di chi sceglie di stare a casa per dedicarsi alla famiglia, a generare ed educare gli italiani di domani. Nel nostro Paese, infatti, c’è chi vorrebbe fare più figli e dedicarsi a famiglie numerose ma non può permetterselo, mentre sarebbe disposto a lasciare il proprio posto di lavoro a chi oggi è senza figli a casa con sussidi pubblici perché un posto di lavoro non lo trova. Al reddito improduttivo di cittadinanza preferiamo il reddito produttivo di genitorialità italiana, che potrebbe essere erogato direttamente o tramite strumenti quali una detrazione fiscale impattante sul reddito del coniuge lavoratore o il credito fiscale cedibile (vedi strumento della moneta fiscale nella sezione “Fiscalità” del presente programma). Ridurremmo la spesa sociale improduttiva e stimoleremmo la demografia: per chi cede il proprio posto di lavoro ad un percettore di strumenti di reddito sociale (con una specifica pratica di sostituzione-subentro contrattuale, tramite l’INPS), parte dell’erogazione sociale che lo Stato non spende più per il neoassunto verrà trasferita al neogenitore che ha lasciato il posto e che ha fatto un figlio negli ultimi tre anni. Se poi entro 30 mesi dal subentro viene procreato un altro figlio, correlando così lo strumento utilizzato all’impegno per aprirsi ad una famiglia più numerosa, il beneficio viene protratto per 12/18 mesi (a seconda delle disponibilità di finanza pubblica). Nel dare più libertà di scelta a tutti in questa fondamentale materia, Futuro Nazionale riequilibrerà le distorsioni sistemiche create da decenni di sprechi pubblici, di politiche assistenzialiste e di ostinazione a non riconoscere la famiglia come il vero obiettivo delle politiche sociali. Riattiveremo il saldo demografico della Nazione e favoriremo un incontro virtuoso tra libere volontà che metta a sistema le specificità di ognuno, la libertà di tutti e l’incontro virtuoso tra questi due poli.
- Per valorizzare il contributo sociale della maternità e della paternità italiane, introduciamo un sistema di esenzioni fiscali shock, ulteriori rispetto al vero quoziente familiare sopra descritto e che avrà la funzione di considerare il numero di persone sostenute da un reddito ai fini dell’identificazione dell’aliquota. Tali esenzioni, la cui ratio è considerare forfettariamente la spesa per i figli non come parte del reddito ma come una stringente necessità, saranno calibrate sul reddito del nucleo familiare, premiando ogni tappa della vita familiare:
Primo figlio: detrazione IRPEF potenziata rispetto alla situazione attuale (oggi sono solo 950 € circa all’anno, senza riuscire ad impattare sulla decisione di fare figli) e sgravi sulle spese per istruzione e salute.
Secondo figlio: detrazione fiscale sull’IRPEF dei genitori, ulteriormente impattante e non proporzionale ma progressiva, mirando a superare l’attuale tasso di fecondità fermo a 1,14 figli per donna.
Tre o più figli: detrazione fiscale ulteriore e progressiva, della quale una quota rimarrà permanente riconoscendo la generazione di almeno tre figli come un contributo straordinario e di rilievo in perpetuum al bene del Paese.
Caregiver familiari: detrazione integrale delle spese sostenute per l’assistenza di familiari non autosufficienti, con riconoscimento previdenziale del lavoro di cura.
Le coperture verranno trovate tagliando le spese ideologiche oggi destinate al costo sociale dell’immigrazione improduttiva, al finanziamento della guerra in Ucraina, alla gestione dei carcerati non italiani, al green deal ecc., così come con la battagliera azione per far riconoscere le spese di riattivazione demografica come spese in deroga per il PSC europeo.
- In alternativa al sistema di cui sopra con la riduzione del carico fiscale del nucleo familiare, Futuro Nazionale considera anche la possibilità di un Reddito di Rinascita che sostiene le madri italiane fino all’età di 12/18 anni (a seconda delle possibilità legate alla finanza pubblica, alle deroghe ottenute al PSC, alla graduale riattivazione dell’economia nazionale e del gettito, alla riduzione della quota interessi sul bilancio dello Stato), con importo incrementale per ogni figlio e piena contribuzione previdenziale. I due sistemi verranno opzionati secondo le disponibilità delle risorse pubbliche, la battaglia in sede europea per la sostituzione delle spese in deroga per la decarbonizzazione con le spese in deroga per la riattivazione demografica, lo studio puntuale sugli effetti degli strumenti di intervento. Peraltro, i due sistemi potrebbero essere anche declinati e integrati: per esempio con l’implementazione della defiscalizzazione progressiva del nucleo per le famiglie aventi oneri fiscali e, invece, l’introduzione di un reddito di rinascita per chi si trovi nella no tax area. Il beneficio si cumulerebbe per un tempo ridotto all’eventuale reddito di genitorialità (vedi sopra) ottenuto col collocamento a lavoro al proprio posto di un percettore di integrazioni sociali per disoccupazione.
- Asili nido a basso costo, alloggi agevolati per giovani sposi e percorsi di facilitazione al rientro per famiglie italiane all’estero che non si trovino nella no tax area (e che non provochino quindi un aumento di esborso pubblico a causa dei costi sociali quali istruzione e sanità). Le famiglie italiane sono un patrimonio di cui va favorito il rientro, esattamente come da tempo si predica per quanto riguarda per il rientro dei giovani talenti.
- Proponiamo l’esonero dal canone RAI per le famiglie con tre o più figli.
- Nell’ambito del Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell’Aborto e il Sostegno alle Donne (vedi sopra) saranno inclusi:
contributi economici diretti a tutte le donne in difficoltà economica che, intenzionate ad abortire, sceglieranno tramite percorsi specifici di portare avanti la gravidanza, utilizzando anche strumenti di informazione come quelli previsti dalla proposta “Un cuore che batte”;
istituzione del Fondo di “Prima Maternità”: un contributo mensile per tutta la durata della gravidanza alle donne prive di reddito o con reddito insufficiente, vincolato all’impegno leale per la maternità quindi erogato retroattivamente a partire dal quarto mese, per evitare utilizzi strumentali o gravidanze volontariamente cercate per ottenere il sussidio e poi abortire il bambino.
programmi di sostegno alla maternità in difficoltà, gestiti in sinergia con associazioni del terzo settore, case di accoglienza e consultori pro-vita;
campagne di promozione della cultura della vita nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.
- Rafforzamento della tutela per le donne madri con divieto di licenziamento. Conferma della protezione dalla comunicazione della gravidanza fino al primo anno di vita del bambino, con l’inasprimento delle sanzioni per i trasgressori oltre al mantenimento del diritto al reintegro.
- Allineamento del TFR nel caso di dimissioni volontarie tutelate nel primo anno di vita del bambino. Già oggi l’ordinamento prevede un regime di tutela speciale per la madre nel primo anno di vita del bambino; quel che vogliamo garantire è la rapida liquidazione del TFR a vantaggio della madre e che il ritiro dal lavoro non sia considerato come una forma di dimissioni ordinarie ai fini dei termini di liquidazione.
- Garanzia nazionale delle dotazioni sanitarie per l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore a tutti i malati aventi diritto e sostegno fiscale e previdenziale a chi si prende cura (caregiver) dei familiari con problemi di salute. Nel quadro della posizione in materia penale sopra descritta, occorre anche sostenere chi nella società civile, contro la cultura dello scarto e l’idea che la sofferenza faccia della persona un rifiuto inutile e un ammasso di carne, col proprio sacrificio e la propria cura continua ad affermare che ogni persona è un bene, un miracolo e un portatore di dignità incommensurabile. Spesso il malato si autopercepisce attraverso gli occhi di chi gli sta intorno e non possiamo sottovalutare che oggi un sentire nichilista e incapace di riconoscere il bene della persona nonostante la malattia sta portando molti anziani e malati a percepire se stessi come un peso per la famiglia, un inutile costo di tempo e risorse, perdendo il senso del proprio valore e dell’importanza di esistere e di continuare ad essere soggetto e oggetto della volontà di bene e di cura dei propri cari. L’importanza dell’accesso alle cure palliative è poi rinforzata dal fatto che oggi pressoché ogni circostanza di dolore fisico può essere drasticamente alleviata grazie al progresso medico che arriva a poter gestire persino la sedazione profonda come accompagnamento nella malattia e fino alla morte senza passare dall’omicidio del consenziente e dell’ignaro. Come sempre accaduto, terapie del dolore che possano indirettamente causare anche un accorciamento delle aspettative di vita sono lecite se proporzionate al dolore lenito e curato, mentre una ricerca intenzionale e diretta della morte della persona costituisce un omicidio e come tale un attentato all’ordine civile e al bene comune. Purtroppo, mancano una informazione adeguata su questo tema e una sufficiente dotazione finanziaria, avendo reso il tema ostaggio di chi, tanto nelle sinistre quanto nella destra moderata, vuol dipingere la sofferenza come assenza di dignità dei nostri malati e anziani e come un inferno da cui fuggire tramite l’omicidio del consenziente.
Mutuo Tricolore
Il problema della casa come ostacolo alla Famiglia: il concetto di Mutuo Tricolore. Il problema abitativo è uno dei principali ostacoli materiali alla scelta di avere figli. Un immobile costa mediamente 180.000-250.000 euro, mentre i giovani under 35 guadagnano circa 24.000-28.000 euro annui lordi: senza l’aiuto della famiglia d’origine, si rimanda il matrimonio, si rimanda la casa, si rimandano i figli - e spesso non arrivano mai. Il "Mutuo Tricolore" è la risposta strutturale: un mutuo agevolato, contratto con garanzia dello Stato e a condizioni stabilite dal programma Mutuo Tricolore, a tasso progressivamente decrescente ad ogni nascita, destinato alle giovani coppie italiane per l’acquisto della prima casa. Si tratta di potenziare e rendere davvero facilitanti gli strumenti oggi esistenti, come il Fondo Prima Casa garantito da Consap, che offrono garanzie (parziali) sulla quota capitale ma non riescono ad incidere significativamente sul tasso di interesse agevolato per le famiglie e a condizionare i tempi di restituzione allo sviluppo del nucleo familiare. Lo Stato, tramite i suoi Enti di riferimento come Consap S.p.A., deve avviare una trattativa con gli istituti bancari, anche con strumenti di gara concorrenziale, ricavando le condizioni più vantaggiose possibili come contropartita dell’importante mole di finanziamento e quindi di guadagno generata dalla convergenza massiva di clientela portata dallo strumento “Mutuo Tricolore”.
Il tasso scende alla nascita di ogni figlio. Il meccanismo è semplice e potente: al momento dell’accesso al programma il tasso, agevolato rispetto a quelli di mercato, scende alla nascita del primo figlio, ulteriormente alla nascita del secondo e si azzera completamente al terzo. La riduzione è permanente per tutta la durata residua del mutuo. Lo Stato, per la parte di quota interessi non azzerabile col risultato del bando di gara per l’individuazione degli istituti bancari, si fa carico del costo del denaro (dunque, limitatamente alla quota interessi) per le famiglie con tre o più figli (e limitatamente ad un massimale di valore dell’immobile e quindi, di erogazione del credito), in modo che il tasso di interesse sia portato a zero per le rate mancanti: non un bonus una tantum, ma un patto duraturo tra la Nazione e chi sceglie di costruirla. L’investimento, che genera ulteriore ricchezza sul lungo termine per via dell’aumento demografico, è attutito sul breve termine dalle condizioni pattuite a gara tra lo Stato e l’istituto bancario aggiudicatario, con tassi di interesse estremamente bassi compensanti dai volumi dell’operazione su scala nazionale. Si può anche ipotizzare di dilazionare il costo di breve termine facendo pagare alla famiglia il tasso agevolato generale e offrendo un cashback in crediti fiscali di lungo termine (cedibili: vedi sezione del programma sulla moneta fiscale) come compensazione alla nascita del secondo e poi del terzo figlio.
Moratoria alla nascita e portabilità geografica. Ad ogni nascita, le rate del mutuo vengono sospese per alcuni mesi senza accumulo di interessi: un anno di respiro nella fase più critica della vita familiare. Il beneficio di momentanea sospensione è inoltre trasferibile su nuovo immobile, a condizione di sospensione sul precedente, per chi sceglie di stabilirsi in Comuni sotto i 15.000 abitanti o nelle aree a rischio spopolamento. La politica demografica diventa così anche politica di ripopolamento dei borghi. Tutti i vantaggi non sono imposti al mercato, ma efficacemente ottenuti da un sistema concorrenziale di gara con cui lo Stato chiede condizioni davvero vantaggiose come contropartita del volume d’affari raccolto e portato all’istituto bancario con garanzia pubblica e quindi drastico confinamento del rischio alla sola quota interessi.
Un investimento, non una spesa. Il nostro è un Paese che ha speso 170 miliardi nel superbonus edilizio. La posizione di Futuro Nazionale è che il sostegno alla famiglia e alle condizioni per favorirne la crescita siano emergenze nazionali ben più importanti e si potrebbero fare molti altri esempi di dispendio di risorse pubbliche. Soprattutto, sostenere le condizioni per la famiglia e la procreazione significa spendere oggi per sostenere meglio la Nazione e anche la spesa pubblica domani. Con un ritorno misurabile nel tempo: più forza lavoro, più gettito fiscale, più sostenibilità sociale e previdenziale. Non è assistenzialismo: è l’investimento più redditizio che uno Stato possa fare se vuole investire sul proprio futuro, anziché pensare solo alle prossime elezioni.
Burocrazia Zero: lo Stato viene incontro alle famiglie. Ispirandosi a modelli di semplicità e sostegno alle famiglie già rodati nei Paesi scandinavi e baltici, i benefici scattano automaticamente: alla registrazione della nascita all’anagrafe, il sistema notifica la coppia della riduzione del tasso senza alcuna domanda aggiuntiva. Lo Stato non aspetta che il cittadino bussi alla porta: si fa trovare già sulla soglia. La semplicità procedurale è parte integrante del messaggio sociale, culturale e politico che dobbiamo dare: l’Italia vuole sostenere gli italiani e lo dimostra con i fatti.
Conclusioni sui valori non negoziabili e le politiche di implementazione descritte.
In materia di valori fondamentali Futuro Nazionale, come abbiamo visto, si colloca su posizioni di difesa del diritto naturale e dei valori non negoziabili, perché intende custodire le verità naturali e i valori millenari (la famiglia naturale, la vita dall’istante del concepimento a quello della morte naturale, la cura del malato e del sofferente, la fede, la patria, l’identità) che hanno fatto della Cristianità europea l’apice della civiltà e della storia; Futuro Nazionale, inoltre, supporta una visione di società coesa, ordinata e armonica, a beneficio di tutti i cittadini italiani, in particolare i più vulnerabili, piuttosto che alimentare conflitti ideologici o pretese divisive. L’obiettivo è rafforzare il tessuto sociale, facendo leva su quei valori comuni che ci hanno sempre caratterizzato e proteggendo la dignità di ciascuno, perché riconoscere il valore di ogni uomo, anche del più fragile, è forza, mentre abbandonare al nulla ciò che ha valore è debolezza, ottusità e ottenebramento dell’intelligenza e della volontà. La forza della carità cristiana, da cui sorsero i primi ospedali della storia, nel Medioevo italiano, è divenuta – rischiarando la ragione e facilitando ad essa evidenze fondamentali, ormai acquisite dal bagaglio filosofico e culturale europeo - anche civiltà e vettore di formazione della società: a questa visione, alla forza delle nostre radici, non possiamo e non dobbiamo rinunciare.
Dalla prima e seconda parte (di tre) del programma nazionale di Futuro Nazionale, documento ufficiale del 24 agosto 2026. La pagina del partito ne pubblica solo la prima parte.