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Valori non negoziabili: demografia, vita, famiglia e identità cristiana

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Sul tema delle radici fondamentali, del diritto naturale e della difesa della nostra civiltà, definiti appunto come “valori non negoziabili” dal magistero di Papa Benedetto XVI, Futuro Nazionale assume posizioni ispirate ai valori tradizionali e naturali, con una particolare enfasi sulla tutela della famiglia naturale, della vita della persona umana sin dal concepimento e fino alla sua morte naturale e della libertà intesa in senso classico. Futuro Nazionale respinge tanto il relativismo etico quanto l’imposizione ideologica di nuove visioni woke contrarie ai principi del bene e dell’essere evidenti alla ragione: come afferma Tommaso d’Aquino “i precetti della legge naturale stanno alla ragione pratica come i primi principi delle dimostrazioni stanno alla ragione speculativa” (Summa, I-II, q. 94, a. 2). È questa obbedienza alle evidenze della legge naturale, conosciuta dalla ragione ben informata e ben educata, che vogliamo sostenere contro i vecchi e nuovi alfieri del nulla, della disperazione, del nichilismo delle sinistre relativiste.

Per questo ci opponiamo frontalmente alla gramsciana “creazione del nuovo senso comune” che, specialmente nella nuova forma dell’ideologia woke, consideriamo in contrasto con l’oggettività del reale, con le radici nazionali e con la morale fondamentale che ha dato forma alla nostra civiltà e ancora ne costituisce il sale e l’anima. Rivendichiamo che questa civiltà romana e cristiana sia, nei suoi tratti essenziali, il faro e l’eccellenza della storia umana, avendo essa fecondato di sé, col proprio diritto e con l’affermazione dei valori cristiani, buona parte del mondo garantendo a molti popoli i migliori strumenti per il progresso delle loro condizioni materiali, intellettuali e spirituali. Purtroppo, nel momento presente e per l’effetto perdurante di un morbo risalente nei secoli (basti pensare alle piaghe dell’ideologia giacobina e di quella marxista), quello che chiamiamo “Occidente”, quasi avendo dimenticato il più pregnante termine di “Cristianità”, vive un odio masochistico che lo conduce, proprio per la naturale inclinazione a permeare di sé tutti i popoli del globo, ad esportare i frutti velenosi del relativismo, delle ideologie disumane del gender e dell’odio per la famiglia e per la vita, fino ad ergersi a gendarme del mondo e cane da guardia della dissoluzione di tutti i valori. È invece all’antico Occidente, all’antica e sempiterna civiltà di Roma che ricevette l’anima dall’innesto provvidenziale di quella fede cristiana non a caso chiamata “cattolica romana”, che noi vogliamo rifarci.

I valori fondanti rivendicati e promossi da Futuro Nazionale sono, infatti, quelli della civiltà cristiana e quindi dell’Italia: la centralità della famiglia, l’unica conforme al diritto naturale ossia quella che nasce dall’unione eterosessuale di un uomo e di una donna; la dignità di ogni persona (a prescindere dal sesso, dall’etnia e da altri attributi che mai ne scalfiscono il dato sostanziale di fondo: l’ontologia umana); la difesa della vita innocente come immenso bene indisponibile all’arbitrio dell’omicidio o del suicidio e bene comune da preservare, curare e tutelare; la tolleranza delle varie comunità religiose nel rispetto reciproco e nella prioritaria salvaguardia e promozione delle radici e delle tradizioni cristiano-cattoliche dell’Italia; l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza privilegiare artificiosamente minoranze su maggioranze con l’effetto di scalfire ideologicamente e surrettiziamente proprio il principio dell’uguaglianza entrando nella “dittatura delle minoranze”.

Alcune delle nostre proposte:

Coerentemente con tale impostazione, Futuro Nazionale non terrà comportamenti contraddittori come quelli adoperati dagli attuali partiti di centrodestra, che in Parlamento votano per l’utero in affitto come reato universale mentre, nelle città amministrate (pensiamo ai casi clamorosi dell’ex Sindaco FDI di Pistoia e del Sindaco FDI di Piombino), concedono patrocini e sostegno ad iniziative come i cosiddetti “gay pride” e analoghe che sostengono proprio l’utero in affitto e altre aberrazioni giuridiche. Al contrario, Futuro Nazionale, condividendo quanto dichiarato su questo tema dai partiti del centrodestra, vuole esercitare una azione di richiamo alla coerenza e al ritorno agli impegni assunti con gli elettori e, soprattutto, con la coscienza, senza cedere ai ricatti di esponenti e minoranze relativiste che storicamente entrano nei partiti di destra per poi condurli a sinistra. Futuro Nazionale chiederà dunque, senza sconti, a Sindaci e Assessori di smettere di giocare con l’ideologia sulla pelle dei bambini, senza l’omertà di chi, con la scusa di non favorire la sinistra politica, tace di fronte a politiche di sinistra fatte coi vestiti del centrodestra. La nostra proposta politica è sostanziale, non estetica e senza alcuna possibilità di omertà politica e morale.

Anche le cosiddette “unioni civili”, introdotte da una maggioranza parlamentare di sinistra e alle quali il centrodestra si oppose, non introducevano rilevanti differenze rispetto a quanto già previsto dall’ordinamento in combinato con la prassi giuridica circa la possibilità per ogni cittadino di indicare la persona (anche dello stesso sesso) affettivamente più rilevante per aspetti come le visite carcerarie o i permessi di lavoro per visita in caso di malattia o eventi analoghi. Tale novità normativa fu avversata un decennio fa dai partiti di centrodestra proprio perché serviva a creare una premessa logica e giuridica per giungere gradualmente all’ircocervo di un matrimonio (matris munus) senza madre (infatti, solo la compresenza di un maschio e di una femmina permette la maternità) e all’adozione (tant’è che il testo proposto dal PD conteneva originariamente anche l’istituto esplicito della stepchild adoption).

Nel 2018 i partiti di centrodestra, inclusa Forza Italia, si impegnarono ad abrogare tale norma, a causa delle incoerenze giuridiche e dei rischi che porta in sé, salvo poi dimenticarsi quanto promesso. La legge sulle unioni civili non ci vede contrari nel suo effetto giuridico immediato, ovvero la codificazione normativa della possibilità di ogni cittadino di identificare relazioni amicali-affettive rilevanti ai fini di esigenze mediche, carcerarie e testamentarie, prescindendo da aspetti legati ai gusti sessuali di qualsivoglia tipo. Tuttavia, è un paradosso che tale norma sia finita per restringere certi diritti individuali, discriminando secondo criteri su cui, a nostro avviso, sarebbe meglio che lo Stato nel contesto odierno non intervenisse. Infatti, il criterio di esercizio di tali diritti risulta oggi nella norma la natura sessuale del rapporto, escludendo dalla possibilità di esercitarli coloro che, per esempio, sono eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante, quale il migliore amico che coabita con la moglie. Questo amico, affetto più rilevante per la persona in esempio, non può essere indicato come parte dell’“unione civile”, in quanto già coniugato, inibendo così alla persona in esempio, single, di poter essere visitato dall’affetto più rilevante nelle situazioni (mediche, carcerarie, ecc.) previste dall’ordinamento. Insomma, un pastrocchio giuridico (inventato al posto dell’ordinario metodo di codifica dei “diritti individuali”) le cui uniche finalità sono da ritrovarsi nella creazione di un nuovo istituto giuridico di coppia per iniziare a scardinare passo dopo passo la famiglia come fondamento della società, secondo la solita logica dell’uso gramsciano del diritto.

La nostra proposta assume dunque una configurazione per così dire più libertaria (ma, in realtà, conforme ad un senso perfettamente classico della libertà individuale, che prescinde da istituti giuridici di coppia volti alla creazione di un nuovo senso comune) rispetto a quella vigente e promossa dal PD: riporteremo la codifica di quelle facoltà nell’ambito dei diritti dell’individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell’amico coniugato.

Tra gli effetti positivi di questa estensione di diritti che devono essere considerati individuali si avrà anche lo sgombero di ogni aspetto equivoco in merito all’unicità dell’istituto giuridico di coppia rilevante per il diritto (che ha il suo fine nella regolazione giuridica dei rapporti produttivi di effetti pubblici rilevanti – per esempio la prole - e non nella “benedizione” di aspetti affettivi della vita che attengono alla libertà personale e non alla codifica da parte dello Stato). Tale istituto rilevante per la regolazione pubblica dei rapporti è il matrimonio.

In sintesi, ciò che è in oggetto è l’intenzione non dichiarata di ottenere diritti tramite un istituto giuridico di coppia che 1) non è necessario allo scopo dichiarato (scopo con cui, come detto, saremmo d’accordo a prescindere dai gusti sessuali di ciascuno); 2) discrimina altri cittadini (specie i non coniugati) circa la possibilità di esercitare tali diritti nei confronti dell’affetto più rilevante se tale affetto è unito in matrimonio a terzi; 3) assume una configurazione giuridica moralista andando a voler codificare un rapporto di coppia per concedere diritti che invece non dovrebbero dipendere affatto da legami di natura sessuale o di stabilità paraconiugale, potendo essere semplice estrinsecazione di rapporti di amicizia o rilevanza relazionale ad arbitrio giuridicamente insindacabile del cittadino; 4) scimmiotta l’unico consorzio giuridico di coppia stabile e giuridicamente rilevante ai fini pubblici che è quello per natura potenzialmente portatore di figli: il matrimonio. In assenza di apertura alla vita, gli affetti e le amicizie sono completamente liberi, da non codificare con leggi e regolamenti, non necessitando di formalità pubblica che giuridicizzi le “coppie”; 5) ha come unico effetto quello di voler plasmare gramscianamente il senso comune per normalizzare l’idea di matrimonio omosessuale e genitorialità omosessuale. Coi veri diritti delle persone l’istituto creativo inventato dal PD non c’entra nulla e, anzi, lede e comprime in modo irragionevole la codifica dei diritti personali di molti.

Anche in questo campo riteniamo molto grave che, violando la distinzione dei poteri e la sovranità legislativa del Parlamento, la Corte costituzionale abbia di fatto normato con sentenze (peraltro autoapplicative), sdoganando l’omicidio del consenziente. Occorrerà valutare di mettere in sicurezza la sovranità politica e il diritto naturale chiarendo più esplicitamente il testo costituzionale, consapevoli che i cosiddetti “padri costituenti” mai e poi mai avrebbero aperto alla deriva del diritto di uccidere il consenziente. Certamente, per agire in tal senso occorrerebbe una maggioranza politica autenticamente “di destra” e non infiltrata da soggetti che ormai si definiscono anche pubblicamente allineati alla sinistra sui valori, come se esser di destra fosse una mera questione di fiscalità. In ogni caso, non si dovrà intervenire con alcuna legge ordinaria che di fatto aprirebbe ulteriori spazi di “suicidio assistito”, e si dovrà invece lasciare alla tradizionale etica medica la valutazione della proporzionalità dei trattamenti di sostegno in merito alla loro efficacia e al rapporto tra benefici fisiologici e danni fisiologici, senza cercare direttamente e intenzionalmente di uccidere la persona, semmai prevedendo un accorciamento della durata della vita prodotto indirettamente da un atto medico di per sé buono come la somministrazione delle cure palliative e, nei casi estremi, della sedazione profonda.

Futuro Nazionale vuole dunque stare dalla parte di chi soffre: occorre applicare la Legge 38/2010 sulle cure palliative, attualmente negata a circa il 75% dei pazienti che ne avrebbero diritto, offrendo vera assistenza ai sofferenti la cui vita, in ogni caso, è un bene prezioso, indisponibile all’arbitrio umano e da considerarsi ricchezza per la comunità e l’intera nazione: la presenza di ciascuno è un bene per tutti ed è per questo che il diritto occidentale ha sempre considerato l’omicidio un atto di rilievo pubblico e non di libera contrattazione privata. Persino la teoria liberale classica, in autori come John Locke e Immanuel Kant, così orientata al concetto di “diritto individuale”, ha escluso senza mezzi termini la possibilità di parlare di un presunto “diritto al suicidio”. Il termine “eutanasia” col suo significato odierno in relazione all’azione di procurare la morte (mentre il suo precedente significato riguardava proprio l’accompagnare con meno dolore possibile la morte naturale) ha fatto la sua prima comparsa nel programma eugenetico nazista Aktion T4, nel contesto dell’eliminazione di vite non più giudicate degne di essere vissute. A tale sovversione del diritto naturale e del valore di ogni uomo, probabilmente oggi utilizzata anche per trovare una scorciatoia al costo pubblico della cura, Futuro Nazionale oppone una strategia di investimenti per ricerca e accesso alle terapie volte ad inibire il dolore nelle situazioni drammatiche di malattia.

Nessun malato sarà, per l’Italia, uno scarto di cui sbarazzarsi per risparmiare.

campagne culturali nazionali sulla maternità, sulla vita prenatale e sul valore sociale della famiglia, con strumenti dedicati su RAI e media pubblici;

programmi economici di supporto alle gravidanze difficili, in sinergia con le associazioni del Terzo Settore e le strutture sanitarie;

incentivi ai Comuni con tassi di natalità in crescita e diminuzione degli aborti registrati, a consolidamento dell’impegno degli Enti Locali per promuovere cultura della vita e maternità;

formazione obbligatoria per il personale sanitario dei consultori sull’approccio pro-maternità e su strumenti, piani e risorse disponibili per le donne in difficoltà.

Misure economiche specifiche per la famiglia, lo shock di riattivazione demografica e la difesa della vita

L’Italia ha bisogno di una politica di shock fiscale per la riattivazione del saldo demografico. Futuro Nazionale si propone il recupero di spesa inutile per orientare lo stato sociale a quella che è la conditio sine qua non per la sopravvivenza dell’Italia e degli italiani. Sono italiani i figli degli italiani, si è italiani per sangue: così è stato per secoli e così è ancora. Senza famiglia italiana non ci sono italiani e senza italiani non c’è Italia. È infatti dalla famiglia che sorge il villaggio, poi la città, poi la nazione: come scrive San Tommaso d’Aquino, “il governo del re sulla città o sulla nazione procedette dal più antico governo della casa o del villaggio” (sic ergo patet, quod regimen regis super civitatem vel gentem processit a regimine antiquioris in domo vel vico, dal Commento alla Politica di Aristotele) La spesa sociale dovrà essere destinata al supporto della famiglia italiana, comprimendo le risorse oggi utilizzate per offrire sussidi, abitazioni e supporto a persone non italiane, mentre è la nostra stessa società a versare, come dimostrano i dati, in condizioni tragicamente inclinate all’estinzione. Da questo nuovo criterio di utilizzo delle risorse pubbliche e dalla battaglia politica, anche in sede internazionale, per sostituire la dichiarata emergenza con spese in deroga per la decarbonizzazione con la vera emergenza, quella demografica, cui destinare risorse in deroga ai vincoli europei, prenderanno avvio una serie di misure che solo con la loro sincronicità e per la loro radicalità potranno rappresentare l’energia di attivazione, lo shock, per vincere l’inerzia mortifera dell’attuale tendenza demografica. In questo modo potremo riconsegnare all’Italia quella vitalità che Futuro Nazionale considera uno dei caratteri fondamentali della propria missione per la Patria.

I dettagli di alcune proposte:

Primo figlio: detrazione IRPEF potenziata rispetto alla situazione attuale (oggi sono solo 950 € circa all’anno, senza riuscire ad impattare sulla decisione di fare figli) e sgravi sulle spese per istruzione e salute.

Secondo figlio: detrazione fiscale sull’IRPEF dei genitori, ulteriormente impattante e non proporzionale ma progressiva, mirando a superare l’attuale tasso di fecondità fermo a 1,14 figli per donna.

Tre o più figli: detrazione fiscale ulteriore e progressiva, della quale una quota rimarrà permanente riconoscendo la generazione di almeno tre figli come un contributo straordinario e di rilievo in perpetuum al bene del Paese.

Caregiver familiari: detrazione integrale delle spese sostenute per l’assistenza di familiari non autosufficienti, con riconoscimento previdenziale del lavoro di cura.

Le coperture verranno trovate tagliando le spese ideologiche oggi destinate al costo sociale dell’immigrazione improduttiva, al finanziamento della guerra in Ucraina, alla gestione dei carcerati non italiani, al green deal ecc., così come con la battagliera azione per far riconoscere le spese di riattivazione demografica come spese in deroga per il PSC europeo.

contributi economici diretti a tutte le donne in difficoltà economica che, intenzionate ad abortire, sceglieranno tramite percorsi specifici di portare avanti la gravidanza, utilizzando anche strumenti di informazione come quelli previsti dalla proposta “Un cuore che batte”;

istituzione del Fondo di “Prima Maternità”: un contributo mensile per tutta la durata della gravidanza alle donne prive di reddito o con reddito insufficiente, vincolato all’impegno leale per la maternità quindi erogato retroattivamente a partire dal quarto mese, per evitare utilizzi strumentali o gravidanze volontariamente cercate per ottenere il sussidio e poi abortire il bambino.

programmi di sostegno alla maternità in difficoltà, gestiti in sinergia con associazioni del terzo settore, case di accoglienza e consultori pro-vita;

campagne di promozione della cultura della vita nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.

Mutuo Tricolore

Il problema della casa come ostacolo alla Famiglia: il concetto di Mutuo Tricolore. Il problema abitativo è uno dei principali ostacoli materiali alla scelta di avere figli. Un immobile costa mediamente 180.000-250.000 euro, mentre i giovani under 35 guadagnano circa 24.000-28.000 euro annui lordi: senza l’aiuto della famiglia d’origine, si rimanda il matrimonio, si rimanda la casa, si rimandano i figli - e spesso non arrivano mai. Il "Mutuo Tricolore" è la risposta strutturale: un mutuo agevolato, contratto con garanzia dello Stato e a condizioni stabilite dal programma Mutuo Tricolore, a tasso progressivamente decrescente ad ogni nascita, destinato alle giovani coppie italiane per l’acquisto della prima casa. Si tratta di potenziare e rendere davvero facilitanti gli strumenti oggi esistenti, come il Fondo Prima Casa garantito da Consap, che offrono garanzie (parziali) sulla quota capitale ma non riescono ad incidere significativamente sul tasso di interesse agevolato per le famiglie e a condizionare i tempi di restituzione allo sviluppo del nucleo familiare. Lo Stato, tramite i suoi Enti di riferimento come Consap S.p.A., deve avviare una trattativa con gli istituti bancari, anche con strumenti di gara concorrenziale, ricavando le condizioni più vantaggiose possibili come contropartita dell’importante mole di finanziamento e quindi di guadagno generata dalla convergenza massiva di clientela portata dallo strumento “Mutuo Tricolore”.

Il tasso scende alla nascita di ogni figlio. Il meccanismo è semplice e potente: al momento dell’accesso al programma il tasso, agevolato rispetto a quelli di mercato, scende alla nascita del primo figlio, ulteriormente alla nascita del secondo e si azzera completamente al terzo. La riduzione è permanente per tutta la durata residua del mutuo. Lo Stato, per la parte di quota interessi non azzerabile col risultato del bando di gara per l’individuazione degli istituti bancari, si fa carico del costo del denaro (dunque, limitatamente alla quota interessi) per le famiglie con tre o più figli (e limitatamente ad un massimale di valore dell’immobile e quindi, di erogazione del credito), in modo che il tasso di interesse sia portato a zero per le rate mancanti: non un bonus una tantum, ma un patto duraturo tra la Nazione e chi sceglie di costruirla. L’investimento, che genera ulteriore ricchezza sul lungo termine per via dell’aumento demografico, è attutito sul breve termine dalle condizioni pattuite a gara tra lo Stato e l’istituto bancario aggiudicatario, con tassi di interesse estremamente bassi compensanti dai volumi dell’operazione su scala nazionale. Si può anche ipotizzare di dilazionare il costo di breve termine facendo pagare alla famiglia il tasso agevolato generale e offrendo un cashback in crediti fiscali di lungo termine (cedibili: vedi sezione del programma sulla moneta fiscale) come compensazione alla nascita del secondo e poi del terzo figlio.

Moratoria alla nascita e portabilità geografica. Ad ogni nascita, le rate del mutuo vengono sospese per alcuni mesi senza accumulo di interessi: un anno di respiro nella fase più critica della vita familiare. Il beneficio di momentanea sospensione è inoltre trasferibile su nuovo immobile, a condizione di sospensione sul precedente, per chi sceglie di stabilirsi in Comuni sotto i 15.000 abitanti o nelle aree a rischio spopolamento. La politica demografica diventa così anche politica di ripopolamento dei borghi. Tutti i vantaggi non sono imposti al mercato, ma efficacemente ottenuti da un sistema concorrenziale di gara con cui lo Stato chiede condizioni davvero vantaggiose come contropartita del volume d’affari raccolto e portato all’istituto bancario con garanzia pubblica e quindi drastico confinamento del rischio alla sola quota interessi.

Un investimento, non una spesa. Il nostro è un Paese che ha speso 170 miliardi nel superbonus edilizio. La posizione di Futuro Nazionale è che il sostegno alla famiglia e alle condizioni per favorirne la crescita siano emergenze nazionali ben più importanti e si potrebbero fare molti altri esempi di dispendio di risorse pubbliche. Soprattutto, sostenere le condizioni per la famiglia e la procreazione significa spendere oggi per sostenere meglio la Nazione e anche la spesa pubblica domani. Con un ritorno misurabile nel tempo: più forza lavoro, più gettito fiscale, più sostenibilità sociale e previdenziale. Non è assistenzialismo: è l’investimento più redditizio che uno Stato possa fare se vuole investire sul proprio futuro, anziché pensare solo alle prossime elezioni.

Burocrazia Zero: lo Stato viene incontro alle famiglie. Ispirandosi a modelli di semplicità e sostegno alle famiglie già rodati nei Paesi scandinavi e baltici, i benefici scattano automaticamente: alla registrazione della nascita all’anagrafe, il sistema notifica la coppia della riduzione del tasso senza alcuna domanda aggiuntiva. Lo Stato non aspetta che il cittadino bussi alla porta: si fa trovare già sulla soglia. La semplicità procedurale è parte integrante del messaggio sociale, culturale e politico che dobbiamo dare: l’Italia vuole sostenere gli italiani e lo dimostra con i fatti.

Conclusioni sui valori non negoziabili e le politiche di implementazione descritte.

In materia di valori fondamentali Futuro Nazionale, come abbiamo visto, si colloca su posizioni di difesa del diritto naturale e dei valori non negoziabili, perché intende custodire le verità naturali e i valori millenari (la famiglia naturale, la vita dall’istante del concepimento a quello della morte naturale, la cura del malato e del sofferente, la fede, la patria, l’identità) che hanno fatto della Cristianità europea l’apice della civiltà e della storia; Futuro Nazionale, inoltre, supporta una visione di società coesa, ordinata e armonica, a beneficio di tutti i cittadini italiani, in particolare i più vulnerabili, piuttosto che alimentare conflitti ideologici o pretese divisive. L’obiettivo è rafforzare il tessuto sociale, facendo leva su quei valori comuni che ci hanno sempre caratterizzato e proteggendo la dignità di ciascuno, perché riconoscere il valore di ogni uomo, anche del più fragile, è forza, mentre abbandonare al nulla ciò che ha valore è debolezza, ottusità e ottenebramento dell’intelligenza e della volontà. La forza della carità cristiana, da cui sorsero i primi ospedali della storia, nel Medioevo italiano, è divenuta – rischiarando la ragione e facilitando ad essa evidenze fondamentali, ormai acquisite dal bagaglio filosofico e culturale europeo - anche civiltà e vettore di formazione della società: a questa visione, alla forza delle nostre radici, non possiamo e non dobbiamo rinunciare.

Dalla prima e seconda parte (di tre) del programma nazionale di Futuro Nazionale, documento ufficiale del 24 agosto 2026. La pagina del partito ne pubblica solo la prima parte.